2025 – Future Environment Human – Chiusura dei lavori

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2025 – Future Environment Human – Chiusura dei lavori

La giornata del 15 febbraio ha visto la chiusura del 2025 –Future Environment Human, il festival iniziato lo scorso 12 e tenutosi presso l’Ex Cartiera Latina, accompagnata dalla parte di programma più ludica, ossia l’#UpGiotto, il “disegno dettato” (gioco green friendly e nostalgico, mirante all’aggregazione e all’uso decontestualizzato di oggetti di vita quotidiana, inventato nel 2010 a Città del Messico).

Facendo un passo indietro a sabato 14, ad aprire le danze c’è stata la seconda parte del dibattito Terra Usata (sempre promosso e condotto dallo studio di architettura stARTT) e a chiuderle l’installazione interattiva C+K+B a base di acqua (degli artisti Calembour, K-Sine e Breaking Wood), ingrediente saliente per la mescolanza tra suoni e immagini, seguita da un super live djset pregno di musica sul filo dei precedenti. In mezzo a questi due eventi una menzione particolare merita Cinema Mobile, della società di produzione indipendente Dugong: ci si propone di realizzare dei contenuti video quanto più sostenibili possibile, vista ormai la preponderante accessibilità ai nuovi media e all’alta qualità delle telecamere di questi. Tematiche del genere sono state sottolineate soprattutto nel dibattito successivo alle proiezioni e condotto da Marco Alessi e Andrea Caccia, dove quest’ultimo ha avuto modo di spiegare meglio al pubblico presente la realizzazione del suo VedoZero. I tre mediometraggi proposti, oltre al fatto di essere stati confezionati in maniera tutt’altro che canonica, raccontano la realtà delle nuove generazioni fatta di nascite da provette e genitori omosessuali (come per Joy, la protagonista di This is the way di Giacomo Abbruzzese, la quale scherzosamente sostiene di essere nata da un barattolo di arachidi che realmente conteneva il seme dei donatori), di amore ai tempi di Facebook&co narrato attraverso un’interessante soggettiva dello schermo di un Mac (Noah di Patrick Cedeberg e Walter Woodman racchiude in 17 minuti le dinamiche relazionali attraverso l’uso dei social network, soprattutto dei giovanissimi, in una giornata tipo di un adolescente qualsiasi) e di diari virtuali fatti di video e sms (nel blog movie VedoZero di Andrea Caccia il nobile intento di permettere ad alcuni adolescenti dell’hinterland milanese di dirigere con degli smartphones un progetto sulle loro vite, restituisce comunque un prodotto noioso e dall’amatorialità troppo marcata, tale da far rabbrividire anche i firmatari del manifesto del Dogma).

Tirare le somme di una manifestazione non è mai semplice, si rischia sempre di tralasciare qualcosa o di non soffermarsi abbastanza sui concetti-cuore di questa: senza dimenticare il rischio di cadere in fraintendimenti per mancata comprensione degli intenti (o non propriamente corretta dimostrazione di questi), nonostante l’impegno grandissimo che c’è dietro questi piccoli grandi eventi. Quello del futuro sostenibile è un tema che sta a cuore a molti, purtroppo non a tutti: iniziative ideate a questo scopo sono lodevoli, ma spesso e volentieri inefficaci o poco centrate. Il rischio è quello di imbattersi in eventi (come questo, in parte) in cui l’esercizio di stile è la sintesi: l’arte per l’arte ha la sua importanza (sebbene doverosamente da contestualizzare), ma è fuorviante quando serve un risvolto concreto come in festival in cui si parla di sostenibilità ambientale. E nello specifico questo 2025 –Future Environment Human rimane inceppato nel medesimo meccanismo, ossia quello di mostrare un approccio sostenibile dell’arte (intesa in tutte le sue declinazioni), ma di dimenticarsene strada facendo: a parte le opere di arte visiva, i dibattiti e qualche lato “verde” di performance e video, sembra più un festival di arte (in generale) e nuovi media con un focus particolare sul tema dell’ambiente e del suo futuro.

Sarebbe auspicabile realizzare prodotti anche per utenti digiuni in materia (sia a livello artistico che ambientale), visto che a volte l’accessibilità dei contenuti a livello di comprensione è inafferrabile anche per i “tecnici” del settore e/o per i semplici appassionati di questo. Non è una critica all’evento in questione (che valuto positivamente se scisso dal suo disadorno intento green), ma una preghiera alle passate e future organizzazioni di eventi del genere: l’ambiente ha bisogno di più impegno in soluzioni concrete, di piccole rivoluzioni quotidiane e meno in ridondanti chiacchiere (seppure sempre interessanti) sull’argomento.

 

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