Il Cantico di una piccola farfalla cieca – CAPITOLO 5.1

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Il Cantico di una piccola farfalla cieca – CAPITOLO 5.1

cap.5.1

 

Il presentatore salutò con tre dei suoi quattro sorrisi. Poi, rimanendo lieto e gaio, diresse lo sguardo al primo ospite; il lento si controllò il dispositivo distillatore, e iniziò:

-Io credo che il livello di trama, inteso dalla prospettiva illuminata degli pseudo-integrati, rimanga un fondamentale strumento d’analisi. Le nostre storie più ardite rimangono tuttavia ancorate a un principio di logica d’identità spazzatura, di puerile schizofrenia. Il passaggio delle nuove sovvenzioni alla Lega di Nuovi è mirato a questo, a strutturare una sorta di rinascita d’intreccio e susseguirsi, intesi come epos quotidiano, semplice e possente nel contemporaneo.-

-Quei soldi servono al mantenimento dei portali del copyright!- irruppe la donna, -…non a voli pindarici di menti mediocri! Lei è un visionario che chiama oro sterco e vede eleganza nel mero ottone. I vostri sono lavori d’un bimbo che si reputa adulto e veterano, quando all’opposto non è ancora uscito dal proprio ludambulo…-

-Bah, come osa lei, che bambina lo è ancora? E’ folgorante, amici da casa, che lo schernire nascenti modalità d’espressione come infantili o vacue non sia altro che un tentativo della frangia pragmatica e conservatrice di ristringere i monopoli di una cerchia semiotica della folla, subita dai molti per le mani dei pochi…ditemi, dove se ne sta questo spirito, asceti miei?- Il cranio calvo eruttava piccoli grumi di sudore, e le mani si muovevano sull’adipe incessanti, sfidando qualsiasi controparte, lui compreso: coraggioso, pensò. -…una dittatura erudita, io ciò vedo, un’industria culturale che rinneghi se stessa in condizionamenti che cercano di porre, di nuovo, i vecchi circoli…-

-Questo è calunnia! Invece di ringraziare i patriarchi, voi recidete ciò che è parte di voi…gli esercizi che sottoscrivete sono sterili citazioni di maestri che oggi si rivolterebbero nella tomba, a sentirvi…che ideali portate, sotto le vostre decorate e stomachevoli e malsane…-

Il lessico era a dir poco stucchevole, aulico, spesso incomprensibile e comunque finemente contorto per poter seguire il filo del dibattito, sempre ce ne fosse uno; in realtà, lo scopo di quegli incontri non era affatto il confronto, quanto un bieco teatro a uso e consumo dei portavoce più imminenti. Il vuoto normativo veniva semplicemente colorato, e la tinta si decideva col canale, o la visione, che dall’altra parte del plasma si decideva di seguire. Lui avrebbe armonizzato il tutto. Tra poco, decise, prima dovevano compiutamente sfogarsi, mostrare il proprio meglio. Tipo strapparsi i vestiti e raccomandarsi al diavolo e superiori, per cominciare. Poi commuovesi e dire la verità, per finire.

-No, mia cara esperta, la stessa storia ce lo dice: le armi invecchiano, è l’obsolescenza tecnica a farvi da requiem…sembrate cariche di cavalleria contro quadrati di montanari.-

-Almeno sapete chi siete.-

-Prossimi all’affermazione, intende? La cultura è di fatto attempata, e solo nella sua ciclica giovinezza porta aria d’avvenire…voi siete all’apice da troppo, nostalgici che votano le proprie energie alla passività…certo, sempre non sia altro a muovervi…-

-Oltraggioso…noi che andiamo a passo di danza, non ai vostri ritmi cerberi e monodimensionali…noi che…-

-Voi che ascoltate musica vecchia di secoli su storie vecchie di millenni…Guardiani!-

-Stupidi Erranti!-

Stasera dovevano festeggiare, si ricordò all’improvviso Viola: niente lotte nel fango, solo un lavoro di coltello. Che giornata mediana.

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Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi generalmente esperisce in forma sfusa ma, quando osa concentrarsi, scrive, pontifica, analizza. Oggetto dei suoi voli radicati arte, videogiochi, cultura e dis-società, egemonie, ludus e non eventuali. E’ persino dottore di ricerca in Sociologia, giusto per dare un inquadramento serio e serioso al suo profilo e per giustificare la sua tendenza a scarnificare l’anima collettiva. Il resto della storia, comunque, è anche affar vostro.

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