Festival Equilibrio: la compagnia sudafricana Via Katlehong Dance apre l’edizione 2015

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Festival Equilibrio: la compagnia sudafricana Via Katlehong Dance apre l’edizione 2015

VIA-KATLEHONG-DANCEDopo le prime serate dedicate al Premio Equilibrio Roma (assegnato quest’anno alle coreografie Zero di Elisabetta Lauro e Pesadilla di Piergiorgio Milano), è iniziato ufficialmente, lo scorso 8 febbraio, il Festival diretto da Sidi Larbi Cherkaoui con lo spettacolo Katlehong Cabaret della compagnia Via Katlehong Dance. Abituati, nelle passate edizioni, a grandiose inaugurazioni (ricordiamo l’apertura della nona edizione con Sylvie Guillem in Bye di Mats Ek, pezzo che rivedremo anche il prossimo 2 aprile in chiusura del festival, e quella con Puz/zle, splendida coreografia del direttore artistico di Equilibrio Cherkaoui) troviamo singolare e interessante l’idea di affidare l’introduzione di quest’anno ad un gruppo forse poco noto in Italia, ma certamente rappresentante di valori significativi. Gli uomini in scena, questa volta, non portano solo se stessi ma una comunità intera, espressione della direzione di vita di un angolo nascosto nel mondo. Sono i figli di Katlehong, la realtà giovane e contemporanea della township di Johannesburg con i suoi segni d’Apartheid subita, quotidianità di miseria e speranze di un futuro diverso. Katlehong è il sobborgo simbolo della danza pantsula, cultura di protesta nata negli anni cinquanta che trasfigura in movimento, costume e musica un’urgenza di denuncia, sopravvivenza e riscatto. Sfida di strada tra soli uomini, pantsula diventa nel tempo il linguaggio di tutti: prima il reclamo contro la politica di segregazione razziale e il messaggio di resistenza alla miseria e al crimine delle township, poi il canale sociale di richiamo e sensibilizzazione contro la diffusione dell’AIDS e infine l’espressione fiera di radici e culture sudafricane.

Dal sobborgo al palcoscenico di Equilibrio, giungono voci di un Sudafrica contemporaneo che urla in musica e danza oltrepassando il rumore di un occidente disordinato e distratto. Eccellenti i sette danzatori (gestiti in scena dalla brava cantante e attrice Nomathamsanqa Baba e dal divertente narratore, attore e musicista Thembinkosi Hlophe), maghi di uno stile di gruppo dai passaggi brevi, veloci e sempre diversi, mescolanza irresistibile di charleston, american jazz, hip hop, breakdance e gumboot (danza sul ritmo degli stivali da minatore, alternativa improvvisata alle percussioni proibite e suono simbolo della quotidiana fatica lavorativa accompagnata dal canto dell’operaio). Non si allontanano, i Via Katlehong, da una tendenza che ci pare di notare tra i nuovi autori provenienti dall’Africa che abbiamo oggi la fortuna di ammirare nei più importanti e innovativi festival della capitale (pensiamo ad esempio a Dada Masilo, geniale, giovanissima coreografa originaria di Soweto, ospite di successo delle ultime due edizioni del Romaeuropa Festival o anche agli straordinari cantanti e danzatori congolesi di Coup Fatal con Serge Kakudji, Romaeuropa 2014): avvertiamo un profondo desiderio di allontanarsi dalla rappresentazione di una terra miserabile, oscura e sofferente, di certo non per dissimularne il dolore con stereotipate espressioni di solarità e calore tradizionali, ma al contrario per estrema onestà di esposizione e dichiarata intenzione di protesta. La modernità dei Via Katlehong porta in teatro la realtà di luoghi in cui la vita è distorta e in cui l’arte nasce nelle pause brevi tra le fatiche di lavori estenuanti, tra i resti di una scenografia improvvisata fatta di caschi e contenitori di plastica, tra i ritmi casuali di mani lavoratrici che battono sugli stivali consumati e le cosce affaticate di una quotidiana sopravvivenza. Nonostante qualche mancanza registica e commistioni non sempre riuscite, troviamo bella l’operazione di appropriazione di segni e vezzi di tradizioni lontane. Anche nel dileggio (esilarante il can-can finale) e nelle mescolanze imperfette, tra le sfumature di un cabaret sottotitolato che un po’ disperde il divertimento ma potenzia la riflessione, troviamo i cenni di una comunicazione necessaria e possibile che invade una platea romana conquistata e coinvolta.

Scheda spettacolo e prossimi appuntamenti Equilibrio, festival della nuova danza 2015

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