Equilibrio 2015. I finalisti e i vincitori del Premio diretto da Sidi Larbi Cherkaoui

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Equilibrio 2015. I finalisti e i vincitori del Premio diretto da Sidi Larbi Cherkaoui

Vincono il Premio Equilibrio Roma 2015 ELISABETTA LAURO (Zero) e PIERGIORGIO MILANO (Pesadilla).

Ecco le motivazioni della giuria: In via eccezionale, la Giuria del Premio Equilibrio 2015 ha deciso all’unanimità di non assegnare quest’anno il Premio per l’Interprete. Abbiamo preferito privilegiare due progetti coreografici promettenti, proposti da interpreti/coreografi di grande qualità. Pertanto, due premi dello stesso ammontare di 10.000 euro saranno attribuiti a ciascuno dei due artisti. Abbiamo riconosciuto nel lavoro di Elisabetta Lauro la particolarità del movimento, messa al servizio di un progetto di ricerca coreografica radicale, che propone una nuova interazione tra i corpi. In questa accurata composizione, abbiamo percepito un reale potenziale di sviluppo. Abbiamo avvertito in Piergiorgio Milano la capacità di inventare percorsi narrativi multipli al servizio di una idea ispirata alla quotidianità, in grado di interessare tutti i pubblici. Abbiamo apprezzato la sua capacità di utilizzare una libertà del gesto al confine tra differenti tecniche coreografiche e circensi.

Si apre il mese della danza all’Auditorium Parco della Musica: inizia ufficialmente Equilibrio, festival della nuova danza diretto dal coreografo belga Sidi Larbi Cherkaoui. Un tempo inaspettatamente clemente ha introdotto, il 7 e l’8 febbraio, l’appassionato pubblico della capitale alle prime serate di una manifestazione attesissima che non smette di svelare sorprese e opportunità.

Apprezziamo, anche quest’anno, la scelta di affidare l’apertura al Premio Equilibrio Roma (ottava edizione) destinato ad artisti emergenti attivi in Italia, a progetti coreografici in crescita e ad interpreti originali da valorizzare. L’esibizione dei sei finalisti nel raccolto Teatro Studio Borgna ben accompagna e progressivamente avvicina all’esplosione del Festival, incuriosendo in misura crescente lo spettatore comune e il tecnico attento. Ugualmente apprezziamo l’idea di non rivelare subito i nomi dei vincitori; l’attesa certamente consente una più fredda riflessione sulla qualità della rappresentazioni, sull’originalità delle proposte e sull’efficacia delle esibizioni.

L’alto livello della competizione che ha acquisito nel tempo grande importanza per la scoperta e il sostegno dei nuovi autori non ha reso semplice il compito della giuria internazionale (composta quest’anno da Eddie Nixon, direttore The Place Londra per le attività di teatro e sviluppo artisti, UK; Marc Olivé Lopez, programmatore e sviluppo artisti Mercat de les Flors, Barcellona, Spagna; Benjamin Perchet, vice direttore della programmazione Maison de la Danse, Lione, Francia; Luca Silvestrini, coreografo e direttore artistico di Protein, UK; Nicolas Six, critico di danza e fotografo, Francia) soprattutto considerando il valore del contributo destinato al coreografo vincitore e l’opportunità di collaborazioni internazionali.

www.artearti.net

Disordinando la successione dei gruppi in scena nelle finali del 7 e 8 febbraio, ci sbilanciamo quest’anno a favore del performer Piergiorgio Milano e dei giovani autori Mattia Russo e Antonio De Rosa. Attivo all’estero (Toulouse, Wien, Amsterdam), esperto d’arte circense e teatro fisico, direttore della compagnia La Leggera, Milano rivela tratti di esilarante genialità interpretativa tra ispirazioni chapliniane e leggerezza calviniana. Nell’incubo (significato letterale di Pesadilla, titolo del pezzo) di un non-tempo, a metà tra il sonno e la veglia, Milano descrive e indaga luoghi di comune schizofrenia con straordinaria abilità tecnica e interpretativa. Tra paradossali soluzioni coreografiche e con il supporto scenografico di una sedia solitaria, riconosciamo noi stessi, ugualmente nevrotici, similmente insicuri, differentemente alienati. Ci porremo infine il più classico dei quesiti esistenziali: è vita reale quella che vediamo da svegli o quella che immaginiamo ad occhi chiusi nell’incoscienza del sogno?

Yellow-Place

Russo e De Rosa, protagonisti e ideatori di Yellow Place, colpiscono con una performance dalla triplice altezza qualitativa: l’impianto narrativo, chiaro ed equilibrato, accompagna in maniera leggibile e coinvolgente il crescendo emotivo della sequenza danzata; la costruzione coreografica indaga in modo originale un vocabolario gestuale coerente in una situazione scenica ben definita, non scontata e accattivante nel colore, nella scelta musicale e nelle soluzioni dinamiche della coppia; bravi i due interpreti, tecnicamente ancora evidentemente segnati da studi di danza classica importanti (Teatro alla Scala, Accademia Nazionale di Danza di Roma), ma orientati verso un’interessante ricerca sugli intrecci e sulla sincronia.

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Commovente ed ipnotico il passo a due di Elisabetta Lauro e César Augusto Cuenca Torres dal titolo Zero. Bella e straziante microstoria di una coppia che si consuma in un angolo del palcoscenico sui pochi centimetri di terra che la vita concede loro di occupare. Lo zero che dilaga all’esterno invade l’interno dell’uomo, mentre l’inerzia di un’esistenza trascinata sfuma in un lento e perpetuo moto intorno al nulla. Meravigliosa la danza dei contatti, lo sfioramento leggero tra corpi che non comunicano, ma che non smettono di cercarsi e di restare agganciati alla ricerca di un sostegno, forse di un conforto, forse solo di un compagno d’attese e speranze. Lontani ricordi bauschiani e tracce di alienazione contemporanea.

Bravo Stellario Di Blasi che in La medesima ossessione: il corpo porta in scena, all’esterno di sé, il turbamento di una creatura bifronte lacerata tra bestialità e coscienza, istinto e riflessione, sentimento e impellenza. Antonino Ceresia crea per i danzatori David Cahier e Nahimana Vandenbussche un passo a due (Ne bouge pas) di pregevole qualità estetica, favorita nella lettura dal richiamo al successo letterario Non ti muovere di Margaret Mazzantini e dalla bravura tecnica degli interpreti. Infine, un’intera compagnia composta da sei danzatori per la creazione La quiete apparente di Tiziana Bolfe Briaschi. Coreografa, ballerina e architetto, Bolfe certamente porta nella propria esperienza creativa la lucida capacità compositiva e il cristallino risultato estetico di chi conosce la corretta distribuzione degli spazi, la disposizione degli elementi sulla scena, l’esatta proporzione di ordine e bellezza. I sonori respiri dei danzatori ben tradiscono il velo di una quiete apparente che intenderebbe salvare la malcelata idea di se stessi e la distorta visione del mondo. Durerà assai poco la membrana divisoria tra gli individui: si scopriranno nudi di fronte agli altri e forse finalmente liberi di fronte a se stessi.

Segui il Festival con Four.

Festival Equilibrio 2015, Auditorium Parco della Musica

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