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Gli UNICOSTAMPO una band “così diversa” l’intervista per Fourzine!

Così Diversi” questo è il titolo del loro singolo uscito il 12 Gennaio ma, probabilmente, è anche la definizione più calzante con cui indicare gli Unicostampo, la band romana che si appresta a lanciare, dopo la prossima estate, il suo primo album. Un gruppo “così diverso”, appunto, dal restante panorama discografico italiano e fermamente deciso a non rinunciare alla propria “unica” e forte identità musicale. Una band che non scende a compromessi con le tendenze del mercato ma resta devota alla propria anima policromatica in cui le tinte del grunge si confondono con quelle del dark sfumando nei toni del blues. Una realtà musicale che tende a distinguersi semplicemente scegliendo di restare fedele alla propria identità, originale e talentuosa. Dopo varie fasi di assestamento, la band risulta ora al completo, composta da Danilo Cioni (voce, chitarra e testi), Fabio Massimo Colasanti (chitarra), Francesco Caprara (batteria) e Stefano Alfonsi (basso). In questo periodo stanno ultimando il loro primo disco e lavorando per realizzare un progetto discografico che coinvolga sia l’udito che la vista. I primi tre singoli lanciati saranno, infatti, tutti accompagnati dal relativo video, come ci svela il musicista Fabio M. Colasanti, chitarrista nonché produttore degli Unicostampo, che vanta una brillante carriera al fianco di prestigiosi artisti quali Pino Daniele, Giorgia e Gianluca Grignani. Promettenti le aspettative nei loro riguardi alla luce del primo singolo “Così diversi”, accompagnato da un video (disponibile sui canali streaming) che rompe con gli standard comuni puntando ad un prodotto cinematografico che strizza l’occhio al cult “Sin City”. Leggiamo cos’altro ci ha raccontato Fabio M. Colasanti sulla sua band e sull’album in uscita.

unico-stampo-uaumag-848x476Fabio, il video di “Così Diversi” ha un impatto indubbiamente forte. Ne emerge l’immagine di una società che non sa ancora relazionarsi davvero alla “diversità” e, anzi, istiga alla violenza nei rapporti. Sbaglio ad aver avuto quest’impressione?

No, è esattamente il fulcro del pezzo. Anche se sembra di fatto una canzone d’amore, in realtà abbiamo affrontato il discorso della “diversità” a 360° con questo brano e con questo video. Quello che volevamo trasmettere è che chi che viene tacciato per “diverso” è, di fatto, più “normale” del resto. Viviamo in un mondo di violenza a tutti i livelli: mediatica, personale, di linguaggio, alimentare… E c’è una dipendenza verso i social, che sembra portare a dover per forza tutti ragionare e vivere in un certo modo. Un’omologazione totale, insomma, che fa diventare “diversi” quelli che non l’accettano anche se, paradossalmente, chi rimane fuori dal gioco non è quello “diverso”, è il mondo esterno ad esserlo! Quindi è questo il messaggio principale. Poi, per renderlo più fruibile, abbiamo pensato a questa storia d’amore. Il video è una versione censurata, ci sono un paio di inquadrature un po’ più toste che per il momento abbiamo preferito togliere, poi usciranno fuori un po’ più in là.

Il nome della vostra band “Unicostampo” nasce dalla voglia di creare una realtà musicale che sia, appunto, “unica” dico bene?

È un nome che io ho ereditato, il primo nome che i componenti della band si erano messi all’inizio per volersi già dare una strada, dicendosi: “freghiamocene di quello che gira, facciamo le cose che ci piace fare e basta”. Sembra semplice ed ovvio ma non è vero, perché chiunque inizia a scrivere musica si raffronta con quello che c’è esternamente ed è molto difficile staccarsi da quello che senti fuori perché, di fatto, chi fa musica lo fa per farsi sentire quindi bene o male, anche inconsciamente, vive sempre lo scoglio: “ma la radio ce lo passa?”. Noi abbiamo deciso di fare come ci pareva, nel senso che cerchiamo sì una comunicazione che arrivi però di fatto, abbiamo scelto di rimanere unici, ecco, per non toccare l’unicità del progetto, per fare cose nostre che ci va di fare, come il video insomma. Quando abbiamo pensato di farlo, abbiamo cercato un po’ di staccarci dalle logiche. È stato concepito come una forma d’arte indipendente dal brano. Ci piace pensarli come piccole opere d’arte a sé stanti, non intendo che devono essere staccati dalla musica ma che abbiano la loro identità. A prescindere, poi, da quello che possa funzionare o no.

L’incontro tra te e Danilo Cioni è avvenuto in un club in cui tu ti eri recato ad ascoltarlo. Poi, dopo varie fasi di assestamento, da produttore tu sei diventato membro effettivo della band che è ora al completo assieme anche a Francesco Caprara e Stefano Alfonsi.

Il mio approccio è stato all’ inizio proprio “produttivo”, nel senso che un mio amico mi disse: “ti devo far sentire una band, perché secondo me sono bravi”. Mi è piaciuto molto il modo di scrivere di Danilo. E da lì ho cominciato a lavorarci da produttore, li portavo in studio. Avremo provinato 30-40 pezzi. Poi, come in tutte le band che soprattutto all’inizio cambiano, litigano, uno smette, ad uno non gli va più, alla fine, cambiando i batteristi, i bassisti, abbiamo cercato di trovare una stabilità anche artistica ed è uscito fuori il discorso di mettere un’altra chitarra perché Danilo da solo non ce la faceva a fare le parti che provavamo in studio. Così mi hanno chiesto se volevo entrare anche come membro della band, è stato abbastanza naturale il processo.

Ti va di anticiparmi qualcosa sull’album in uscita? So che vi siete trovati a dover fare una cernita tra un alto numero di brani che avevate già pronti.

Stiamo ancora facendo una cernita, anche se il disco è finito. Abbiamo individuato una quindicina di canzoni ma non vogliamo metterle tutte sull’album. Il disco probabilmente ne conterrà dieci, massimo dodici, quindi già tre le dovremo scartare e ci dispiace. Queste 15 sono state scelte tra 40-50 pezzi che nel corso di questi anni abbiamo provinato. Stiamo valutando come strategia di fare singolo e video, singolo e video, per dare più vita all’ LP e per evitare di uscire e bruciarlo. Quindi molto probabilmente usciremo con un altro paio di singoli, uno prima dell’estate ed uno verso la fine di settembre con l’uscita vera di tutto l’album. Il progetto è un po’ questo. Il sogno è avere 12 video per 12 pezzi però capisco che è un impegno, sia di tempo che economico, perché da indipendenti è dura farlo. Intanto abbiamo già cominciato a mettere su il secondo video, che uscirà prima dell’ estate, ed è quasi pronto il terzo che è completamente un’altra roba e segnerà l’uscita del cd e del vinile.

Vi ritroveremo le stesse atmosfere dark-grunge di “Così Diversi” o, nel complesso, l’album sarà abbastanza eterogeneo?

“Così diversi” è un po’ l’ago della bilancia: ci sono cose un po’ più ballad, molto belle secondo me e non è escluso che una delle due sia un singolo, e poi cose un po’ più spinte addirittura. Quindi sì, comunque il mondo è questo: un po’ grunge, dark, non ti dico con delle tinte gotiche e metal però, insomma… su un paio di pezzi ci arriviamo molto. Il dark e il grunge sono un’attitudine, sono un po’ il mondo mio e di Danilo. Ma è vero anche che ci sono delle ballad, di cui una accompagnata da chitarra acustica e dagli archi.

Fabio fra le varie collaborazioni che hai prestato in passato spicca anche quella al fianco di Pino Daniele. Ti andrebbe di condividere con noi un ricordo, un’ istantanea di quel periodo?

Ce ne sono troppe, ogni volta che ci comincio a pensare mi arriva addosso una valanga di frame, di piccole foto, di piccoli momenti, irripetibili ed unici. Sicuramente addosso ho comunque il “modo” in cui abbiamo lavorato per 20 anni e che io cerco di rimettere con gli Unicostampo. Devo tutto a Pino, ho avuto l’onore di stare accanto a lui. Mi è rimasta questa voglia di fare le cose bene per amore della musica. Consideravamo ogni cosa che stavamo facendo come qualcosa che rimanesse nel tempo. Ci lavoravamo molto, nulla era lasciato al caso. Io sai, all’inizio pensavo “ho capito, però certe volte si esagera” e invece no, perché col senno di poi, come diceva lui, sono cose che restano, per chi in futuro sentirà il disco e potrà dire: “guarda questi che hanno fatto”. Era importante e lo è soprattutto oggi. Io lo faccio proprio perché voglio che sia una cosa che prima di tutto lasci a bocca aperta me. Se noi Unicostampo ci dovessimo mettere nella condizione di fare una cosa solo per vendere i dischi, allora avremmo vanificato tutto il percorso. Si capisce dal video, penso, si capisce dal pezzo. Per il tempo di lavoro e il modo professionale con cui è stato fatto. Spero che tutto l’impegno tecnico e pratico venga fuori.

Ringraziamo Fabio Massimo Colasanti e gli Unicostampo al completo per l’intervista.

Di seguito qualche link utile:

www.unicostampo.com

 

 

 

 

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