Tornare bambini si può: il segreto? Una fata di nome Cristina

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Tornare bambini si può: il segreto? Una fata di nome Cristina

cristina d'avena

Gli esperti di comunicazione hanno da sempre difeso il ruolo che i cartoni animati giapponesi, a partire dagli anni ‘80, hanno avuto nella crescita e formazione dei giovani telespettatori, a dispetto di chi vede questi contenuti inappropriati per i più piccoli. Già, perché i cartoni animati sono da sempre stati fonte di intrattenimento per i bambini (e non solo) e un buon aiuto per i genitori per far stare buoni i figli mentre ci si dedicava ad altro. Se guerrieri, fate, mostriciattoli e bambini di dieci anni implicati in ingarbugliatissime faccende d’amore sono stati i nostri compagni per lunghi pomeriggi; tutti siamo stati cresciuti sani e forti grazie anche a quella che possiamo definire la tata di almeno due/tre generazioni di bambini: Cristina D’Avena. Bella come una principessa, con una voce da usignolo, sempre felice e sorridente proprio come i protagonisti dei cartoni che tanto amavamo: Cristina, grazie alle sue sigle, ci ha fatto sognare, viaggiare per mondi incantati grazie al potere della sua voce. Ma la cosa più eclatante e che lei riesce a suscitare lo stesso identico effetto a quei bambini che, a causa dell’incessante scorrere del tempo, bambini più non sono. E’ come se tenesse nascosto il segreto del viaggiare nel tempo!

E’ quello che è successo la sera del 30 Gennaio, dove lo storico locale del Piper di Roma è stato letteralmente preso d’assalto (biglietti sold out in pochissimi giorni) da migliaia di ragazzi che per una notte hanno rinunciato a drink e discoteche, spinti dal desiderio di rivivere quelle emozioni che da bambini li facevano sentire così bene.

E così, grazie anche all’aiuto degli irriverenti Gem Boy, capitanati dal divertentissimo Carlo/Carletto Sagradini, Cristina ha reintarpretato alcune delle sigle più belle dei suoi oltre 30 anni di carriera: Mila e Shiro, i Puffi, le tre sorelle di Occhi di gatto, Licia e Mirko, Daitan e tanti altri hanno colorato le menti e i cuori di tutti gli ascoltatori, felici di cantare a squarcia gola le sigle dei loro beniamini.

A fine concerto abbiamo incontrato Cristina, fresca e luminosa nonostante fossero le due di notte, che ha voluto salutare tutti voi, cari amici di Four Magazine!

 

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Giuseppe Barone
Giuseppe Barone
Amo la musica, perché mi aiuta a dialogare con la mia anima. E dialogo con le altre anime attraverso la scrittura, perché scrivere è l'unico modo che ho per comunicare al mondo esattamente quello che sento. "Comportati da signore, vivi come un bambino", il mio motto.

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