Cantico di una Piccola Farfalla Cieca – CAPITOLO 4

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Cantico di una Piccola Farfalla Cieca – CAPITOLO 4

capitolo 4

Gli altri emisero il grugnito più accondiscendente che poterono, e tornarono al proprio lavoro. Tartus era una penna spada, uno milite che riusciva a indovinare e a trascrivere l’epicità delle continue faide di disperati; e bisognava essere davvero dotati, perché era un argomento, quello, fin troppo abusato e venuto alla noia a qualsiasi senso popolare: una questione di qualità, la quantità non era pagata, e in ciò Tartus era bravo; il migliore nelle poche, taglienti odi che inseriva in rotocalchi, agenzie di stampa e magazine pseudo giovanili all’ingrosso. Per il resto, appariva qualche volta in dibattiti minori, e si occupava della sicurezza delle sezioni meridionali del complesso. E, ovviamente, combatteva; quella piuma era il trofeo dato al centesimo schiavo portato, il carburante necessario perché certi soli tornassero, dopo la notte. Chiunque, in fondo, è il carburante che il proprio nemico si merita.

Eaglepop, invece, partoriva migliaia di parole al giorno. Non era la sua vocazione, non quella vera, che si sintetizzava nel comporre per non perdersi, un save prima del boss finale, una elegante ed erudita codardia. Ma era un figlio di qualcuno, e per stare a galla lavorava di coltello e presenziava alla manutenzione, sebbene spesso in ruoli definibili “di responsabilità”.

Lui, infine, era il perfetto mediano. Un Usignolo, così erano chiamati. Gente che controllava, vedeva i flussi di trasmissioni, e con resistenze verbali, manti di significato, li distorceva e li controllava, plasmando opinioni e idee, arrivando persino a colorare lo stesso grandangolo. Ma il dispendio era enorme, ed il carico troppo. Scolpire l’atmosfera, subirla quando non è coeso lo spirito, sono tagli tremendi, che l’imposizione di una moglie e di una lauta pensione cercavano in qualche modo di mitigare. Ma lo stress doveva rimanere, il necessario  perché non ci si potesse chiedere il perché fosse necessario dire certe verità, e tramutarne altre in menzogna. Comunque, è tutto ok; non preoccupatevi.

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Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi generalmente esperisce in forma sfusa ma, quando osa concentrarsi, scrive, pontifica, analizza. Oggetto dei suoi voli radicati arte, videogiochi, cultura e dis-società, egemonie, ludus e non eventuali. E’ persino dottore di ricerca in Sociologia, giusto per dare un inquadramento serio e serioso al suo profilo e per giustificare la sua tendenza a scarnificare l’anima collettiva. Il resto della storia, comunque, è anche affar vostro.

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