Cantico di una Piccola Farfalla Cieca – Capitolo 3.5

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Cantico di una Piccola Farfalla Cieca – Capitolo 3.5

capitolo 3.5

Il suo scranno di lavoro era parcheggiato sotto strisce di vetro granulare, da cui si potevano inquadrare intonachi sospesi nell’aere, e in essi finestre da cui, luccicanti, salutavano grossi orsacchiotti balbuzienti. Due uomini erano seduti l’uno di fronte all’altro, mentre il suo posto, quello più prossimo all’apertura, era occupato da grassi fascicoli bagnati di porpora.

-Due giorni è gia mi sostituite…-

-Viola!- fece il più tozzo, alzandosi in piedi di scatto e buttando all’aria ondate di mirmidoni spie. Un centesimo dopo l’altro, più scheletrico e flessuoso, girava il capo con un sorriso smisurato, troppo indefinito per essere felice.

-Come stai?-

-In stand to, fratelli…e direi di rimanerci…che c’è di nuovo?-

-In questi due giorni? Sembra che il mondo abbia dormito con te…tranne i soliti conteggi di morti e cambi di colpevole, niente di prioritario…solo un focolaio di malcontento a Kiev, ma dovrebbe risolvere l’ambasciata.-

-Bah, Kiev…-

-Quanto a me, ho qualcosa da farti vedere.- Tartus si mise a frugare nel proprio involucro personale, una bara di 30 per 10 centimetri con cespugli di lucchetti al seguito. Ne tirò fuori una piuma di carminio brillante, con striature d’ottone e acciaio, che accecò la stanza per un sanguigno e condensato istante.

-Tartus…non ho parole…il centesimo…quando?-

-Ieri, al molo quindici…-

-Beh…complimenti…- mosse la mano a stringere la sua, -…dobbiamo festeggiare, al di là di tutto…-

-Sicuro?-

-Sì…in fondo ho bisogno di celebrare, non di deprimermi…più aspetto, più farà male…-

-E’ lei che ci ha perso…non tu, vecchio mio…-

-Vorrei poterlo credere..-

Per un po’ guardarono entrambi il pavimento. Poi il canto d’uno gnomo.

-Stop! Ora, mio gracile dormiglione, c’è una direttiva per te…un dibattito pubblico sul sistema castale di nova Genoa, esattamente tra tre ore. E’ tuo, ed è una buona occasione.-

-Ok…vediamo di tornare in noi.-

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Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi generalmente esperisce in forma sfusa ma, quando osa concentrarsi, scrive, pontifica, analizza. Oggetto dei suoi voli radicati arte, videogiochi, cultura e dis-società, egemonie, ludus e non eventuali. E’ persino dottore di ricerca in Sociologia, giusto per dare un inquadramento serio e serioso al suo profilo e per giustificare la sua tendenza a scarnificare l’anima collettiva. Il resto della storia, comunque, è anche affar vostro.

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