Diodato ritrova la bellezza dei classici della canzone

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Diodato ritrova la bellezza dei classici della canzone

Four Magazine incontra il cantautore di Aosta che ci parla di A ritrovar bellezza, disco di cover classiche

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Dopo il 2° posto nella sezione Giovani dello scorso festival di Sanremo Diodato ha compiuto più di un passo, oltre al disco d’esordio E forse sono pazzo: concerti, premi – tra cui uno dedicato a De André per la sua reinterpretazione di Amore che vieni amore che vai, e le apparizioni a Che tempo che fa. Da lì nasce A ritrovar bellezza, il disco in cui Diodato con la sua band e alcuni ospiti reinterpretano canzoni italiane degli anni ’60. Lo abbiamo incontrato e con lui abbiamo parlato di questo viaggio nel passato: “Il disco nasce proprio dall’esperienza tv con Fazio, dall’approccio con quelle canzoni così forti e riconoscibili, da autori che hanno fatto grande la canzone italiana. Mi sono lasciato guidare nello sceglierle dalle emozioni e dalle sensazioni che mi davano. Dalle canzoni che avevo scelto ho tolto solo Battisti, perché da lì comincia un nuovo percorso, meno vicino a quelle sensazioni”.  Diodato ha costruito con la sua band gli scheletri delle canzoni e poi ha arrangiato i brani per archi e strumenti più orchestrali e senza tempo, grazie anche al produttore Daniele Tortora. E poi gli ospiti.

“Volevo mescolare le carte, come fatto con il brano di De André nel precedente disco, senza stravolgerli, ma facendo combaciare il suono RCA con quello della mia musica. In questo gli ospiti sono stati importanti, perché mi hanno aiutato a cambiare ancora di più il gioco: se con Manuel Agnelli per La voce del silenzio ci siamo concentrato su voce e interpretazione dando vita a qualcosa apparentemente distante da entrambi, con Roy Paci per Arrivederci invece abbiamo aggiunto i fiati per l’unica volta nel disco, facendo partecipare anche Fabio Rondanini dei Calibro 35“. Un lavoro raffinato sui suoni, in cui Diodato non nasconde un pizzico di nostalgia per un’epoca che comunque non ha conosciuto: “Mi sembrava che l’Italia di Lauzi, Bindi, Modugno e Gino Paoli fosse un paese più sereno, che rispecchiava meglio la poesia che abbiamo intorno”.
E ora tocca ai concerti: “Parte di queste canzoni le ho già suonate durante l’estate, ora le portiamo in tournée con l’orchestra, anche se non è facile visto il tipo di show più ricco, ma è una cosa che voglio fare. E poi proseguiremo il tour in chiave più rock, come da sempre con la mia band”. E poi un futuro che scalpita, tra un video clip in realizzazione dopo il primo singolo Eternità e un nuovo disco di inediti. Quei passi compiuti da Sanremo potrebbero portarlo molto lontano.

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Emanuele Rauco
Emanuele Rauco
Nato a Roma il 18 luglio del 1981, si appassiona di cinema dalla tenera età e comincia a scrivere recensioni dall'età di 12 anni. Comincia a collaborare con il giornalino scolastico e, dopo aver frequentato il DAMS di Roma 3, comincia a scrivere per siti internet e testate varie: redattore e poi caporedattore per il sito Cineforme, ora Cinem'art Magazine, e per la rivista Cinem'art, redattore e inviato per RadioCinema. Inoltre scrive per Four Magazine, di cui è caporedattore, e altre testate on line ed è curatore di un programma radiofonico su cinema e musica, Popcorn da Tiffany su Ryar Radio. Collabora per le riviste Il mucchio e The Cinema Show – primo mensile cinematografico per iPad – e per il quotidiano L'opinione. Alcuni suoi scritti sono stati pubblicati su saggi e raccolte critiche, tra cui la collana Bizzarro Magazine di Laboratorio Bizzarro ed è spesso ospite in trasmissioni radiofoniche e televisive come Ma che bella giornata o Square e I cinepatici di Coming Soon Television. Ha un canale di youtube in cui parla di cinema, spettacolo, cultura e comunicazione.

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