Il Sogno realizzato di MARCO SELVAGGIO il talentuoso musicista racconta il suo album “THE ETERNAL DREAMER”

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Il Sogno realizzato di MARCO SELVAGGIO il talentuoso musicista racconta il suo album “THE ETERNAL DREAMER”

Capita troppo spesso di credere che tutto sia esaurito, che non ci sia più altro da comunicare, o realizzare, e che si viva in un’ epoca in cui la parola “artista” sia tra le più usurate, nonostante di Arte autentica sia davvero difficile riconoscerne attorno a noi. Eppure ci sono ancora Talenti che continuano la loro militanza in sostegno delle loro Passioni, regalando ottimi prodotti di indubbio valore, nonostante le difficoltà del mercato. È questo il caso dell’ Artista catanese Marco Selvaggio, esperto percussionista che lo scorso 1 Dicembre ha coronato il suo Sogno pubblicando l’ album “The Eternal Dreamer”, un disco che è un piacere ascoltare, data la sua delicatezza e la sua eleganza. Noi di Fourzine abbiamo avuto l’ occasione di conversare con lui, respirando attraverso le sue parole la gioia di chi è riuscito a trasmettere il “suo sentire” coltivando le sue inclinazioni. Ecco quanto ci ha raccontato del suo album e del suo Mondo. Marco, a far da protagonista nel tuo disco “The Eternal Dreamer” è l’ Hang, uno strumento poco conosciuto ma dalle grandi potenzialità mistico-evocative.

Ti ho sentito parlar spesso dell’ importanza degli “incontri inattesi”, quella che si suol dire “serendipità”. Com’è avvenuto questo incontro fortuito tra il tuo modo di sentire e l’ Hang?

È stato del tutto casuale. Mentre camminavo per Roma, a Trastevere, ho sentito questo suono provenire in lontananza. Incuriosito ho seguito il suono perché pensavo venisse da un locale, fosse un cd. Poi mi sono avvicinato e ho visto questo musicista dell’ Est Europa che suonava a terra su un marciapiede e mi sono praticamente innamorato dell’ Hang. La prima volta che uno lo ascolta resta di stucco, io ero scioccato. Mi sono avvicinato chiedendogli di poterlo suonare e dopo gli ho domandato alcune informazioni. Mi disse che si chiamava “Hang” e che lo facevano in Svizzera e io pensai: “Perfetto! Domani lo cerco e lo compro”, nella mia ingenuità. Andai su Google e usando come parola chiave “Hang” non l’ ho trovato subito. Lì è nata la mia sfida, ho impiegato circa un anno e mezzo per avere il primo. Tu pensa che c’ erano liste d’ attesa lunghe anche quattro anni. Per poterlo avere dovevi scrivere una lettera di pugno, nero su bianco, perché se non ti reputano, diciamo “degno”, non te lo vendono. Al momento, però, ne ho otto. Sono l’ unico al mondo ad averne così tanti e questo mi consente di poter comporre tutte le musiche che voglio, perché ho un’ ottava completa con le alterazioni, ho tutte le note a disposizione quindi posso comporre davvero di tutto. Una volta avuto l’ Hang mi sono messo subito a suonarlo sulla musica house. Non avevo mai trovato nessuno, nelle mie ricerche, che facesse una cosa del genere. E questo è piaciuto perché io con l’ Hang andavo a comporre melodie. Creavo un loop che la gente canticchiava ed è piaciuto tantissimo. Ho iniziato sperimentando il suono dell’ hang sulla musica house ed elettronica. Dopodiché mi sono cimentato nella musica lirica e classica. Per ultimo, l’ ho utilizzato nella musica pop con questo disco, diciamo, anche se poi non è un vero pop di quelli commerciali, come si intende comunemente, ma è un pop molto indie, molto sognante. Sono atmosfere molto mistiche, sognanti, surreali. C’è di tutto in questo disco, anche un retrogusto elettronico, una vena rock dentro alcuni testi.

Quale legame mantieni con la Tua Terra, la Tua Sicilia, Tu che sei un esploratore che ha viaggiato tanto alla ricerca del Suo Mondo?

Sono visceralmente legato alla Sicilia e a Catania, in particolar modo. Lì ho le mie radici, sono nato, cresciuto e non me ne vorrei mai andare. Ho avuto l’ occasione di restare in Australia, dopo il mio viaggio di Laurea, ma ho scelto di tornare perché sono molto legato alla Mia Terra, mi manca casa, mi manca il mare di casa, mi manca l’ Etna, mi mancano i miei posti, i miei amici. La Sicilia ha influenzato notevolmente il disco: i testi e le musiche non sarebbero nati nel medesimo modo se avessi vissuto altrove perché quello che c’è dentro il disco è Me Stesso: “Marco Selvaggio”. Se non avessi vissuto qui sarei diverso, non penso avrei potuto fare un disco così bello e sognante perché devi pensare che molte canzoni le ho scritte ad esempio sul mare, altre durante un viaggio in treno o di notte… insomma, sono tutte legate a momenti differenti che chiaramente avrei vissuto in maniera diversa se fossi stato in un altro posto.

L’ album si avvale della collaborazione di contributi internazionali di diversa inclinazione. Com’ è avvenuta la scelta di questi Artisti?

Il disco è stato prodotto artisticamente da Toni Carbone, lo storico bassista dei Denovo. Invece i produttori esecutivi sono Nica Midulla, Simona Virlinzi e Filippo Selvaggio. Ho scritto i testi per le canzoni, e per alcune musiche mi ha aiutato Giuliano Fondacaro che è chitarrista. Dopodiché ho cercato degli interpreti che potessero cantarle al posto mio e per ogni canzone ne ho cercato uno diverso perché non ne volevo uno solo per tutti i brani. Tramite i produttori ho trovato due di loro che sono The Niro e Anne Ducros. Dopodiché ho inviato mail in tutto il mondo per cercare interpreti provenienti da diverse parti e ho trovato Daniel Martin Moore, che canta il singolo “The Eternal Dreamer” e che è famosissimo in America, e Dan Davidson che canta nei Tupelo Honey, un gruppo canadese che ha aperto anche i live di Bon Jovi. Insomma sono tutti dei Grandissimi Artisti. Ho scritto a migliaia di cantanti, erano circa 50 voci per ogni brano e poi ho dovuto scegliere, insieme a Toni Carbone, la voce più idonea al pezzo. È stata una ricerca incredibile, è un disco lavorato in maniera quasi maniacale.

La parte grafica del disco è stata curata da Valentina Indelicato. La cover mi ha ricordato una sorta di “Piccolo Principe” sullo sfondo de “La Notte Stellata” di Van Gogh. L’ idea è nata da tuoi suggerimenti?

È nata un po’ dai miei suggerimenti ma chiaramente lei (Valentina Indelicato), ascoltando anche le musiche le ha poi trasposte in grafica. Abbiamo voluto raccontare una piccola storia infatti tra la copertina, il retro, l’ interno e il booklet c’è una piccola storia perché sono momenti diversi: il tramonto, l’ alba, la notte. Racconta il viaggio di questo “eterno sognatore” nella raccolta degli Hang perché, poi, ci sono quelle stelle che rappresentano l’ Hang. Diciamo che sia la grafica che i testi del disco sono pieni di metafore ed è bello perché poi ognuno ci trova quello che vuole. È bello ascoltare la gente che si cimenta dando sue personali interpretazioni e trovando nuovi significati nei tuoi brani.

Marco, da “eternal dreamer”, qual è il sogno che sei riuscito a realizzare e quale quello ancora nel cassetto?

La realizzazione dell’ album coincide con la realizzazione di un Sogno perché era quello che avevo in mente. Abbiamo lavorato tantissimo al disco e io avevo proprio in mente queste canzoni così come sono venute fuori, non avrei potuto desiderare qualcosa di meglio. Quindi, per me, il Sogno si è realizzato! Sono innamorato di questo progetto. Sono veramente soddisfatto e contento! Per me “il Sogno” è questo. Poi, se c’è qualche altro sogno è quello di andare in giro con la mia Musica per farla conoscere al Mondo e collaborare, magari, anche con qualche altro grande artista, facendo dei featuring, però questo è tutto in itinere. Diciamo che la parte principale si è realizzata, adesso si lavora sul resto!

Ringraziamo Marco Selvaggio per il tempo che ci ha regalato e per la sua disponibilità.

Link utili: www.marcoselvaggio.com.

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