Cantico di una Piccola Farfalla Cieca – Capitolo 3

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Cantico di una Piccola Farfalla Cieca – Capitolo 3

capitolo 3

Pirati all’ingrasso solcano liquame piatto. Oggi nadir d’ascolti e ardore, è questa la visione che lo sveglia, ben prima della luce o del neon con l’amianto fuso in bocca. I giorni sono passati, né bene né male come previsto, e una lavata di capo è tutta la colazione esistenziale di cui ha bisogno. Anche se è un prodigio, soprattutto se è un prodigio. Esce trafelato, borsa noir a tracolla con occasionali fermagli cult, maglietta stropicciata a logo sotto camicia verde militare superficialmente stirata, muso lungo e terribilmente sagace. Con un teatrale gesto, che nel mentre sosta sui capelli di fertile biondo, ghermisce una falena, ci si issa sopra e bofonchia l’indirizzo. Le ali ben presto diventano archi invisibili spruzzati da fontane astrali, e le strade righe perfette tra erbacce di carne e annali. Il manto dell’essere puzza, e i peli trapassano i jeans fino a formicolargli le gambe, ma è l’inizio, e l’inizio deve essere umile e stoico per un finale decente. Tipo quello d’un libro, e ovviamente se facesse il difficile, e se voi lo seguiste, questo lavoro finirebbe qui. Ma, stranamente, proprio non mi riesce. Quindi andiamo al risparmio. Risparmiamo sul paesaggio, un brulichio di flash di colori svuotati e riempiti delle proprie gradazioni moltiplicate per mille, mischiate e ricomposte a random. Risparmiamo sulla fauna, un lampione d’oro nero duplicato all’infinito. Risparmiamo sul tempo, un grigio e indifferente cappello con pennacchio che onora una signora di stelle.

Viola se ne sta rannicchiato, cercando di svegliarsi per scappare dai probabili colpi di coda del piano onirico. Basta un tocco di striscio, e crolla tutto. Tutto il deserto che ha versato su una vegetazione rigogliosa da far ribrezzo. Non un’opera da poco, avendo per farlo soltanto un piccolo secchiello d’anima.

La torre di potere in cui è intagliato l’ufficio è la più alta nell’arco di cammini di vite. Gran parte dei dati, prima di diventare prodotto e memoria, passa da qui. Migliaia di persone ci nascono, ci lavorarono, ci muoiono. Esistono tribù che non ne hanno mai neppure varcato i confini. Il mondo di fuori è satanico. Il regno di fuori è nudo della sublime grazia di Dio. Oh, vecchi e caldi sistemi di credenze sgombri da vocabolari e ipocrisie. I grandi leoni all’entrata lo lasciano passare. Quello di sinistra ringhia un -era ora, effeminato bastardo-, mentre la nuvola di soldatini e bamboline si sfalda nel guardarlo, tra ammirazione e tragico orrore. Tutti sanno chi è lui. Lui non sa chi è ognuno, gli basta il tutti. Ed il tutti è estremamente più facile anche d’uno solo, d’ognuno. Le scalinate ondeggiano per accompagnare i suoi passi, e due gradini cercano anche di iniziare un discorso sul quanto sia giusto sgarrare, quando si è giovani.

-Io non sono giovane. Non c’è età, qui. E’ un lusso per cadaveri, e falliti.-

Ma che ne possono sapere granelli di marmo?

L’ingresso è sgombro, solo cartelli che alla stregua di rampicanti cercano d’imporsi all’attenzione dei passanti. Prosegue per il corridoio principale, sul cui pavimento fessure si spalancano di continuo e una brezza marina sommerge fusti fugaci di scintille protocollari. L’ascensore si apre con la ventesima sinfonia di Ipcklat, e non appena le porte si richiudono una marea improvvisa lo porta al ventesimo piano, il suo. Prima di uscire, avverte l’odore del capo al di là delle alghe di trasporto: il respiro lento, assaporando un copione insolito ma indubbiamente soddisfacente per una pomposa nullità come un dirigente del genere. Plink. Parapapapapapa. Si fissano, e ai suoi occhi il grasso burocrate ucraino muta in un giovane smilzo e dall’aria innocente, che con grazia gli appoggia una mano sulla spalla e germoglia legioni d’avorio.

-Come va, ragazzo mio?-

-Non divinamente, Mr Utoviski, ma pronto per ricominciare…-

-Bene Bene…capiamo che certi ostacoli annebbino la verve necessaria, ed è meglio una buona vacanza che l’innata mediocrità…quindi vada tranquillo, e ben tornato da parte di tutto il Cordone.-

Viola annuì grato, e seguì prontamente il consiglio. Non gli importava che quelli non erano altro che insulti d’un grosso tricheco troppo sporco per fallire, che la maglia bianca aveva reso l’individuo e lo sproloquio ideali per instillargli la massima produttività ed efficienza: era una morfina a cui si sottoponeva volentieri, per campare. E senza crederci funzionava poco, e nessuno ne traeva un qualche minimo guadagno. E lui odiava le interazioni sprecate. Presto ti rendi conto che c’è sempre una maschera a distorcere la voce, che mai importa la grandezza, o l’ardire che ostenta? Chi aveva in perpetuo a che fare con una superiore faina castrata, chi con modelle dominatrici bardate di lattice, o infine chi con un vecchio e rugoso padre primordiale. Il succo non cambiava. A lui certamente serviva un coetaneo, affabile ma non troppo lascivo. Usandoti, comprendi chi sei.

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Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi generalmente esperisce in forma sfusa ma, quando osa concentrarsi, scrive, pontifica, analizza. Oggetto dei suoi voli radicati arte, videogiochi, cultura e dis-società, egemonie, ludus e non eventuali. E’ persino dottore di ricerca in Sociologia, giusto per dare un inquadramento serio e serioso al suo profilo e per giustificare la sua tendenza a scarnificare l’anima collettiva. Il resto della storia, comunque, è anche affar vostro.

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