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Torneranno i prati | Ermanno Olmi

Olmi ricorda con composto dolore la I guerra mondiale che compie un secolo

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In un avamposto d’alta quota, durante prima guerra mondiale, un gruppo di militari combatte a pochi metri di distanza dalla trincea austriaca. Hanno freddo, paura. E ordini che arrivano da qualche scrivania lontana che non si fanno problemi a mandarli al macello come bestie.
In occasione del centenario della prima guerra mondiale, un film per ricordarla. Ma quello di Ermanno Olmi, torneranno i prati non è un film di guerra come gli altri. E’ un film sul dolore della guerra, sulle persone che l’hanno combattuta. Per lui, un film che dedica al padre, che quella guerra l’ha vissuta, e alle storie che gli raccontava da bambino, commuovendosi.
E’ un grido di rabbia nei confronti di quelli che hanno costretto un gruppo di giovani ad andare in trincea ingannati dall’idea dell’amore patrio, trasformati in pedine sacrificabili dentro un conflitto inutile e stupido.
100 anni dopo la prima guerra mondiale, troppo spesso dimenticata: sulle trincee, sul campo di battaglia sono tornati i prati, l’erba, a coprire e nascondere il dramma. “Bisogna chiedere scusa” dice Ermanno Olmi nel videomessaggio che invia dall’ospedale ai giornalisti.
Se nel mondo odierno sempre più, i crimini, le guerre, le morti sono disumanizzate, diventando noi stessi abituati alla loro visione, questo film è tutto il contrario. Il fulcro sono le persone, i loro sentimenti. Il dolore di giovani ragazzi strappati dalle proprie case.

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Il film di Olmi ti scuote dentro, attraverso gli sguardi in macchina dei protagonisti, che sembrano dirti “Questa è la mia storia. Ricordami.” Attraverso i silenzi della montagna, interrotti dalle esplosioni, e all’inizio, da uno struggente canto alla luna di un soldato.
Non a caso, anche le condizioni di ripresa sono state proibitive per la produzione, loro stessi si sono trasformati, a loro dire, “in un gruppo di soldati in trincea”. Girato infatti tra i 1100 e 1800 metri, con un set sommerso dalla neve, gli attori (alcuni dei quali come Francesco Formichetti e Andrea Di Maria, al loro debutto) hanno affrontato un’esperienza fortissima di immedesimazione nei personaggi, commuovendosi più di una volta sul set, e durante la visione del film. E portando a casa interpretazioni riuscitissime.
Per ricordare.

GIOIA ABBATTISTA

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