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Il documentario è il fiore all’occhiello del Torino Film festival. Soprattutto quando non è convenzionale

20000 days

 

Come è noto, una delle anime più vitali del Torino Film Festival è quella del documentario, dei modi sempre più inventivi e innovativi che il cinema ha di guardare e raccontare la realtà, tanto da dedicare una delle sezioni più apprezzate del programma proprio ai documentari. Ma ciò che sorprende è il modo con cui i film presentati cercano di rileggere e reinventare non solo la realtà in sé ma soprattutto la sua rappresentazione. Mettendo da parte il mockumentary, rappresentato dal divertente e intelligente What We Do in the Shadows, mix tra Per favore non mordermi sul collo di Polanski, le notti da leoni e le serie tv di Ricky Gervais (The Office o Extras), sono soprattutto due i film che fanno riflettere sull’evoluzione del genere: uno è Snakeskin, del regista di Singapore Daniel Hui, l’altro è 20000 Days on Earth, in cui Iain Forsyth e Jane Pollard raccontano Nick Cave.

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Snakeskin fin dall’assunto fa dell’esperimento visivo e narrativo la propria bandiera: attraverso una traccia narrativa che parte dal 2066 e parla di viaggi nel tempo, Hui accosta immagini vere, racconti reali recitati da attori e vere persone che trasfigurano le proprie storie, per raccontare in modo sempre più esplicito una storia d’amore, memoria e dramma storico travestito da melodramma fantascientifico, in cui più che le immagini contano i suoni e i rumori. Dove finisce il documentario e comincia l’elaborazione artistica più libera? E siamo davvero sicuri che le due forme di cinema si escludano? No, e lo mostra anche il film su Nick Cave, in cui il cantante australiano trapiantato in Inghilterra si racconta, si confessa e si mette in scena, mescolando il proprio istrionismo e la propria analisi, la biografia e l’autofiction, la messa in discussione della sua mitologia e la sua ironica esaltazione. In questo modo, sommando modalità espressive spesso in contrasto i registi creano un tipico film di argomento musicale che pure non assomiglia a nessun altro. E rendono un buon servizio, oltre a Cave, alla realtà: sempre sfuggente e sotto gli occhi di tutti.

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