Peter Strickland incontra Four Magazine: “Il cinema bistrattato è quello che amo”

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Peter Strickland incontra Four Magazine: “Il cinema bistrattato è quello che amo”

Il regista di The Duke of Burgundy ci incontra a Torino per parlare con l’attrice Chiara D’Anna del suo film

 

15 DSC_7837 Peter Strickland

Ha portato al Torino Film Festival uno dei film più curiosi e conturbanti visti fino a ora Peter Strickland, The Duke of Burgundy, storia erotica di una passione che sfiorisce e che analizza con occhio ironico e onirico. A Torino è arrivato assieme all’attrice piemontese Chiara D’Anna che lo segue fin dal suo secondo film Berberian Sound Studios: li abbiamo incontrati subito dopo una session fotografica.
“Diversamente dal solito, il film è nato su commissione – dice Strickland – perché i produttori volevano un remake di Le viziose di Jess Franco. Di fare un remake però non ne avevo voglia, così sono partito da Franco per fare un omaggio al cinema erotico degli anni ’70 che ho amato, da Jaeckin a Borowczyk passando per Tinto Brass, quei film che hanno reso artistico un genere molto bistrattato, gli inferi del cinema, come il soft-core”. Così Strickland ha preso una materia “bassa” e l’ha trasformata in un gioco sofisticato e profondo tra due donne. “Volevo dare una dimensione differente al racconto, farne una sorta di viaggio onirico. Da qui alla riflessione psicologica dei meccanismi di seduzione il passaggio è stato naturale. Mi sono chiesto: cosa succede quando ti fai legare e chiudere in un baule? Quando ti fai usare come sedia? Quando i ruoli che si giocano incidono così tanto?” E’ un modo per Strickland anche per riflettere sulla natura “cinematografica” del desiderio e del sesso: “Anche in questo caso, c’è un copione scritto da seguire, i personaggi segnano le entrate e le uscite dei personaggi, i tempi e i modi in cui dire la battuta. Organizzano la scena”.

 

Burgundy 2

Le attrici ovviamente sono al centro di questo dramma da camera: assieme alla veterana Sidse Babett Knudssen (vista in molti film danesi di Susanne Bier), c’è Chiara D’Anna che aveva esordito al cinema col precedente film di Strickland, Berberian Sound Studios. La sua voce era nella mente di Strckland durante la scrittura del film: “E’ stato un film curioso su cui lavorare – dice D’Anna – soprattutto era fondamentale la preparazione in senso teatrale, creare un’alchimia con la mia collega. Poi mi sono lasciata andare allo script che era chiarissimo, pieno di stimolazioni sensoriali”.
Come il film precedente, Strickland naviga nei bassifondi del cinema moderno, sgangherati e inventivi, ma in questo caso si apre ad attimi e ispirazioni più alte: “Oltre a Franco come punto di partenza, non potevo non pensare allo Chabrol di Les biches o al Fassbinder di Petra von Kant, fino al Bunuel di Tristana. Però volevo dare un’atmosfera completamente irrealistica e fiabesca, sfruttando anche questa enorme casa in cui abbiamo girato per dargli un’atmosfera da favola erotica. All’inizio avevo descritto bene i lavori dei personaggi, c’erano uomini. E poi invece ho capito che avrei dovuto concentrarmi sulle attrici e isolare il resto, togliendo i maschi, le incombenze quotidiane, sostituendo persino esseri umani con manichini”. E così questo film che rimanda all’autunno, alla terra e all’arrivo del letargo invernale, diventa un viaggio onirico in cui le farfalle e le falene (da cui il titolo) accompagnano il piccolo inferno delle protagoniste:”Erano perfette insieme agli altri elementi delle scene e della fotografia per creare un senso di sogno e al contempo di ansietà. Spero di essere riuscito un po’ a turbarvi”.

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Emanuele Rauco
Emanuele Rauco
Nato a Roma il 18 luglio del 1981, si appassiona di cinema dalla tenera età e comincia a scrivere recensioni dall'età di 12 anni. Comincia a collaborare con il giornalino scolastico e, dopo aver frequentato il DAMS di Roma 3, comincia a scrivere per siti internet e testate varie: redattore e poi caporedattore per il sito Cineforme, ora Cinem'art Magazine, e per la rivista Cinem'art, redattore e inviato per RadioCinema. Inoltre scrive per Four Magazine, di cui è caporedattore, e altre testate on line ed è curatore di un programma radiofonico su cinema e musica, Popcorn da Tiffany su Ryar Radio. Collabora per le riviste Il mucchio e The Cinema Show – primo mensile cinematografico per iPad – e per il quotidiano L'opinione. Alcuni suoi scritti sono stati pubblicati su saggi e raccolte critiche, tra cui la collana Bizzarro Magazine di Laboratorio Bizzarro ed è spesso ospite in trasmissioni radiofoniche e televisive come Ma che bella giornata o Square e I cinepatici di Coming Soon Television. Ha un canale di youtube in cui parla di cinema, spettacolo, cultura e comunicazione.

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