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Cold in July e The Duke of Burgundy tra le perle del 3° giorno del Torino Film Festival

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Dexter non ammazza più le persone, almeno non volontariamente. Michael C. Hall cambia pelle in Cold in July, film diretto da Jim Mickle e tratto dal romanzo omonimo di Joe Lansdale, presentato nella 3^ giornata del Torino Film Festival 2014: stavolta l’attore interpreta un padre di famiglia che si trova a dover affrontare un altro padre, il cui figlio è stato ucciso dal protagonista per difendersi da un’irruzione in casa. Ma la polizia nasconde qualcosa e le carte in tavola cambieranno molto presto. Mickle sposa perfettamente la durezza secca di Lansdale e ne segue i cambi di tono realizzando un film ora nero, ora ironicamente grottesco, ora spericolatamente western. Diverte e coinvolge e se la trama è inutilmente macchinosa, personaggi e atmosfere funzionano e gli attori, tra cui due sublimi Don Johnson e Sam Shepard sono perfetti.

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Altro viaggio nel cinema di genere più perverso e raffinato è The Duke of Burgundy di Peter Strickland che guarda direttamente al cinema erotico degli anni ’60 e ’70 come Franco, Jaeckin e Borowczyck, senza dimenticare la lezione italiana, in cui il rapporto d’amore tra due donne, viene sezionato e analizzato sempre più in profondità partendo dai loro giochi erotici e dalla relazione serva/padrona che le lega. Acutissimo nella scrittura dei personaggi, folle e onirico nella messinscena vintage e modernissima allo stesso tempo, quasi eroico nel far confluire in un solo, densissimo film Bergman, Sergio Martino e Stan Brakhage.
Da segnalare due film radicali passati nelle varie sezioni: uno è La sapienza di Eugène Green, sorta di Viaggio in Italia rivisto da Rivette curioso nell’uso della storia dell’arte e di Borromini ma poco vitale, l’altro decisamente più attraente, perché più folle, è Stella cadente di Lluis Minarro, in cui la storia di Amedeo di Savoia e della decadenza dell’impero spagnolo degna di un film di Ruiz e De Oliveira per messinscena straniante si accende di cadute trash (Lorenzo Balducci fa sesso con un’anguria), attimi onirici e folgorazioni pop anni ’60 come nemmeno Sofia Coppola. Contagioso.

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Emanuele Rauco
Emanuele Rauco
Nato a Roma il 18 luglio del 1981, si appassiona di cinema dalla tenera età e comincia a scrivere recensioni dall'età di 12 anni. Comincia a collaborare con il giornalino scolastico e, dopo aver frequentato il DAMS di Roma 3, comincia a scrivere per siti internet e testate varie: redattore e poi caporedattore per il sito Cineforme, ora Cinem'art Magazine, e per la rivista Cinem'art, redattore e inviato per RadioCinema. Inoltre scrive per Four Magazine, di cui è caporedattore, e altre testate on line ed è curatore di un programma radiofonico su cinema e musica, Popcorn da Tiffany su Ryar Radio. Collabora per le riviste Il mucchio e The Cinema Show – primo mensile cinematografico per iPad – e per il quotidiano L'opinione. Alcuni suoi scritti sono stati pubblicati su saggi e raccolte critiche, tra cui la collana Bizzarro Magazine di Laboratorio Bizzarro ed è spesso ospite in trasmissioni radiofoniche e televisive come Ma che bella giornata o Square e I cinepatici di Coming Soon Television. Ha un canale di youtube in cui parla di cinema, spettacolo, cultura e comunicazione.

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