Il chiaro di Luna di Allen e il jazz feroce di Chazelle #TFF32

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Il chiaro di Luna di Allen e il jazz feroce di Chazelle #TFF32

Il 2° giorno del  Torino Film Fest regala sogni romantici, incubi invisibili e drammi in double time swing

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Lo aspettavano un po’ tutti Woody Allen, al Torino Film Festival: al varco, per poterne ulteriormente consacrare il declino, o entusiasti, per poter celebrare una nuova festa in suo onore. La stampa si divide, a per chi scrive vale la seconda op<ione: Magic in the Moonlight, nuovo film del maestro newyorkese presentato in anteprima, è un’incantevole commedia romantica, leggera e venata di mistero in cui Allen mette a confronto Colin Firth, prestigiatore con un debole per i medium da smascherare, ed Emma Stone, sensitiva che sta scalando la società nel sud della Francia del 1928. Un’investigazione, un balletto di caratteri, la brezza della Provenza e il gioco è fatto: Magic in the Moonlight è un film perfetto, in cui ogni elemento funziona in modo impeccabile. Dalla regia che resuscita per scelte di inquadrature, movimenti, messinscena e toni le commedie anni ’30, alla sceneggiatura di ferro con scene e dialoghi scritti incantevolmente, da costumi e décor fino a due attori in stato di grazia: Firth è una garanzia in un ruolo che pare ideale per Cary Grant, ma Emma Stone è all’apice della sua carriera, confermando la capacità di Woody di portare le donne vicinissime agli allori dell’Oscar.

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Ma il secondo giorno di festival porta in dote altri film succulenti per i cinefili, come l’inusuale horror It Follows di David Robert Mitchell, in cui la morte segue una ragazza, cambiando sembianza di volta in volta, rendendosi invisibile e ineludibile, a meno che non si trasmetta con il sesso. Idea curiosa che porta a una revisione della classica suspense, a cui si lega una consapevolezza del mezzo cinematografico che supera le convenzioni del genere. Ma soprattutto, fa colpo Whiplash di Damien Chazelle, dramma ambientato in un conservatorio che racconta il rapporto tra un giovane batterista e un maestro severo come il tenente di Ufficiale e gentiluomo: un film teso, un saggio di ritmo, montaggio, vigore filmico, che soprattutto nel finale pare uscire dal miglior Scorsese, un film che vive del suono incessante della batteria, della carnalità del jazz, del sangue  e del dolore dell’arte e di un monumentale J. K. Simmons, alla prova della vita.

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Emanuele Rauco
Emanuele Rauco
Nato a Roma il 18 luglio del 1981, si appassiona di cinema dalla tenera età e comincia a scrivere recensioni dall'età di 12 anni. Comincia a collaborare con il giornalino scolastico e, dopo aver frequentato il DAMS di Roma 3, comincia a scrivere per siti internet e testate varie: redattore e poi caporedattore per il sito Cineforme, ora Cinem'art Magazine, e per la rivista Cinem'art, redattore e inviato per RadioCinema. Inoltre scrive per Four Magazine, di cui è caporedattore, e altre testate on line ed è curatore di un programma radiofonico su cinema e musica, Popcorn da Tiffany su Ryar Radio. Collabora per le riviste Il mucchio e The Cinema Show – primo mensile cinematografico per iPad – e per il quotidiano L'opinione. Alcuni suoi scritti sono stati pubblicati su saggi e raccolte critiche, tra cui la collana Bizzarro Magazine di Laboratorio Bizzarro ed è spesso ospite in trasmissioni radiofoniche e televisive come Ma che bella giornata o Square e I cinepatici di Coming Soon Television. Ha un canale di youtube in cui parla di cinema, spettacolo, cultura e comunicazione.

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