Abbiamo incontrato Fabrizio Bosso, il trombettista nell’era dei social network.

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Abbiamo incontrato Fabrizio Bosso, il trombettista nell’era dei social network.

Bosso_Mazzariello_Ph_Simone_CecchettiBosso_Mazzariello_Ph_Simone_Cecchettibosso2Quando sento certi signori in giacca e cravatta che, in tv piuttosto che nei giornali, definiscono noi italiani come dei “bamboccioni”, piuttosto che ragazzi che si annoierebbero ad avere un posto fisso o comunque reputati degli scanzafatiche, avrei voglia di far conoscere a queste brillanti menti personaggi come Fabrizio Bosso. Un musicista, che, udite udite, all’età di cinque anni, ha iniziato a suonare la tromba, diventando nel giro di pochi anni uno dei migliori musicisti jazz del mondo! Un italiano, quindi, giovane, che si è fatto da sé, che non ha abbandonato l’Italia e che ha fatto della propria passione un mestiere. Penso che questo sia il sogno di tutti noi giovani italiani, altro che poltrire sul divano, come invece veniamo dipinti! Ho il piacere di incontrare Fabrizio alla Feltrinelli di Via Appia, a Roma, in occasione della presentazione della sua ultima fatica discografica, “Tandem”, suonato in coppia con Julian Oliver Mazzariello.

Oggi presenti “Tandem”, il nuovo disco suonato a quattro mani con Julian Oliver Mazzariello: come nasce questo progetto?

Io e Julian ci conosciamo da più di 15 anni: lui è stato il primo pianista degli High Five Quintet. Poi le nostre strade si sono separate, Julian si è addirittura dovuto fermare due anni per problemi si salute. Tre anni fa, abbiamo deciso di fare qualcosa di nostro: abbiamo organizzato un concerto in duo che è andato molto bene e poi da lì ci siamo lasciati prendere dall’entusiasmo e abbiamo suonato tanto in giro! Solo adesso abbiamo deciso di fare un disco: ora siamo più maturi, ci si conosce meglio e quindi è maggiore la possibilità che esca buona musica.

Nel disco sono presenti due grandi collaborazioni: una con Fiorella Mannoia e l’altra con Fabio Concato. Come è stato lavorare con loro?

Conoscevo entrambi già da tempo: con Fiorella ho collaborato spesso nei suoi dischi e poi, l’anno scorso, sono stato suo ospite a Umbria Jazz insieme a Danilo Rea. Quando abbiamo pensato ad una voce, mi è subito venuta in mente lei, immaginando come avrebbe potuto cantare in questa situazione così intima. Con Fabio Concato da circa un anno abbiamo ri- iniziato a collaborare insieme perché lui mi ha chiamato diverse volte come special guest nel suo gruppo. Abbiamo anche diversi concerti in programma da fare insieme. Trovo che sia un musicista geniale: un grande cuore, una grande anima. E’ stato stupendo perché abbiamo realizzato “Tandem” in 5 ore: Lui è venuto in studio e alla prima teca ha cantato il pezzo perfettamente, cose in cui riescono solo i grandi artisti.

Mercoledì 19 Novembre, all’Auditorium Parco della Musica, grande omaggio a Duke Ellington con “Singing Duck”. Emozionato?

Bhé, quando si vanno ad affrontare musicisti del genere, autori che hanno fatto la storia, è impegnativo. Paolo Silvestri ha fatto un grande lavoro: ha fatto degli arrangiamenti molto belli, rispettando sempre quanto scritto da Duke Ellington, pensandolo però in maniera più moderna, con ritmi più attuali. Sono molto eccitato all’idea!

Quanto è stato influente Duke Ellington nella tua formazione?

Tanto, perché io ho iniziato a suonare nelle Big Band con mio padre a dieci anni e si suonava Count Basie, Duke Ellington, ovvero “gli stamponi”, i mostri sacri dello swing: se vuoi imparare a swingare devi imparare ad ascoltare quella musica, e a suonarla!

Oggi incontrerai i tuoi fan. Permettimi di dire che è strano parlare di “fan” di un trombettista o comunque di un musicista che fa jazz!

Negli ultimi dieci anni è cambiata molto la concezione del pubblico: devo dire che abbiamo i veri e propri fan: su Facebook ho oltre 35.000 “mi piace”! E non è poco, considerando che si parla di un genere ancora definito “di nicchia”. Negli ultimi anni è sicuramente cambiato il rapporto jazz-pubblico, grazie anche all’avvento dei vari crooner come Michael Bublé, Sergio Cammariere o Mario Biondi, che adoperano il jazz nella loro musica e si circondano spesso di musicisti di jazz. Questo secondo me ha avvicinato un pubblico forse più scettico verso questo genere musicale.

www.fabriziobosso.eu/

Intervista di Giuseppe Barone

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