Una folle passione | Susanne Bier

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Una folle passione | Susanne Bier

Dal libro al film, chi perde è il cinema

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C’è chi dice che se un libro è bello, la trasposizione cinematografica non sarà mai all’altezza. Fortemente voluto dal produttore Nick Wechsler, Una folle passioneè il film tratto dall’omonimo romanzo di Ron Rash (Ed. Salani), definito dal New York Times “Il libro migliore dell’anno” quando è uscito.
Fine anni ’20. Montagne del North Carolina. George Pemberton (Bradley Cooper) ha un’impresa di lavorazione del legname. Conosce Serena (Jennifer Lawrence), una ragazza dal passato drammatico, a Boston. I due si sposano e decidono di mandare avanti l’attività insieme, disposti a tutto pur di tutelare la loro fortuna. Ma il passato di George e un aborto trascineranno la coppia verso l’autodistruzione.

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Wechsler arruola lo sceneggiatore Christopher Kyle, la regista premio Oscar Susanne Bier e la collaudata coppia Cooper-Lawrence reduce del successo de Il lato positivo. Ottime premesse quindi: libro acclamato, cast di stelle, regista di fama. Tuttavia…
In generale, l’intera opera risulta impersonale, come se fosse semplicemente un lavoro “a commissione”. In questo melodramma in costume, la coppia Cooper-Lawrence non da il meglio di sé, inadatta forse al tipo di prodotto. Lo spettatore non riesce ad identificarsi con i protagonisti, né tantomeno con gli altri personaggi. La Lawrence interpreta una protagonista potenzialmente interessante: un’eroina capace di domare gli uomini quanto le aquile che arriva alla pazzia, ma lo fa in maniera impostata, forse a causa delle carenze nella direzione della regia. Susanne Bier non è riuscita a fare suo questo film, e si vede.
La storia, probabilmente scritta in maniera eccellente nel libro, sullo schermo risulta scontata. Dall’inizio del film lo spettatore capisce come andrà a finire e non riesce ad emozionarsi anzi, guarda più di una volta l’orologio. Scene e dialoghi privi di tensione, situazioni banalizzate, da fiction tv, si alternano a momenti che (senza motivo) rasentano lo splatter, per arrivare ad un climax finale esasperato. Forse si, è uno di quei casi in un libro doveva essere lasciato lì, sul comodino del produttore.

GIOIA ABBATTISTA

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