RENZO ARBORE TORNA CON “…E PENSARE CHE DOVEVO FARE IL DENTISTA…”

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RENZO ARBORE TORNA CON “…E PENSARE CHE DOVEVO FARE IL DENTISTA…”

Il 10 novembre è uscito il doppio album dal titolo “…e pensare che dovevo fare il dentista…”, ovvero l’ultima malefatta musicale del sempreverde Renzo Arbore. Questo doppio cd è “un concerto simbolico”, come dice Adriano Fabi (cognato di Arbore e produttore dell’album), contenente performance edite e inedite nei maggiori teatri, piazze e auditorium d’Italia e del mondo, in compagnia di prestigiosi ospiti e ovviamente dell’Orchestra Italiana che collabora con Arbore da 25 anni. Il primo cd contiene eccezionali duetti e interpretazioni inedite come Pigliate ‘na pastiglia con Renato Carosone, I can’t give you anything but love con Lucio Dalla, Blue Christmas con Micheal Supnick e una gemma: ‘O sole mio cantata da Ray Charles con l’Orchestra Italiana durante un memorabile evento al Paramount Madison Square Garden di New York. Ray (definito da Arbore come il più grande cantante pop) trasforma ‘O sole mio in una canzone soul. Il secondo cd è invece un omaggio alla canzone napoletana e ad altri famosi brani, proposti in un’accattivante sequenza per andare dritto al cuore. Per Renzo Arbore questa seconda parte dell’album rappresenta una Laurea ad honorem per l’Orchestra Italiana che si colloca fra le più longeve orchestre della storia della musica popolare e porta avanti la preziosa missione di far conoscere la canzone italiana all’estero. “…e pensare che dovevo fare il dentista…” è un titolo volutamente scherzoso, una sorta di riflessione spontanea che è venuta in mente all’artista quando, sostituendo al desiderio del padre di continuare la sua attività, ha caparbiamente esplorato il mondo della musica. “Non so se vi è mai capitato di conoscere il figlio di un dentista – dice Renzo Arbore – se non è ancora accaduto, questa è l’occasione giusta: eccomi, sono io. Ringrazio il Dottore Giulio Arbore (mio padre) che, canticchiando arie d’opera, di cui era profondamente appassionato, canzoni napoletane e raccontando barzellette (a lenire le angosce del paziente) mi ha suggerito suo malgrado che fare l’artista è il miglior antidoto ai dispiaceri della vita…cominciando dal dolore dei denti”.

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