Pelo malo | Mariana Rondòn

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Pelo malo | Mariana Rondòn

Il Venezuela moderno e contraddittorio nel film di Rondòn

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Sceneggiatura secca e cinica, drammaticità sussurrata e non sensazionalistica, un occhio femminile concentrato sul delicato rapporto madre-figlio: nessuna pomposità in Pelo Malo. Mariana Rondón, al suo terzo lavoro cinematografico, esprime con grazia e durezza al contempo il disagio di un ragazzino che tenta di essere diverso partendo da uno dei particolari che più lo lega al suo genotipo: i capelli ricci e crespi. La fotografia, più di tutti, sottolinea la continua contrapposizione degli elementi nel lungometraggio, come gli espressivi primi piani in opposizione ai brulicanti e decadenti panorami cittadini. In una delle scene più emblematiche del film, per esempio, questo dualismo è netto: si vede il piccolo Junior con i capelli per metà ricci e per metà lisci davanti allo specchio.

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Sorride alla metà “liscia”, mentre rimane serioso dinanzi a quella “riccia”. La narrazione del film è accennata, come i sentimenti e le parole dei personaggi, essenziali ma pregni di significato. Anche la musica lascia molto più spazio ai suoni e ai rumori della città e dei suoi abitanti, eccezion fatta per il tormentone “Mi limón, mi limonero”, pronto a rimanervi in testa anche a film finito!

ILARIA SGRO’

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