“Il Linguaggio dei fiori” Giuseppe Palazzo e la sua intervista a Fourzine

L’Oroscopo di Glo Previsioni Astrali dal 10 al 16 novembre 2014
10 Novembre 2014
Title: Meghan Trainer e l’EP dopo il successo di ‘All About That Bass’
10 Novembre 2014

“Il Linguaggio dei fiori” Giuseppe Palazzo e la sua intervista a Fourzine

Dopo il successo di “Piccole forme di quotidianità” (2010, Bluartfactory), accolto molto favorevolmente dalla critica specializzata, Giuseppe Palazzo torna sulla scena musicale con un nuovo disco di inediti, “Il linguaggio dei fiori”, uscito il 30 settembre nei negozi, in digital download e sulle piattaforme streaming. L’album si avvale della collaborazione di Daniele Sinigallia (Tiromancino, Niccolò Fabi, Marina Rei) che ha mixato e masterizzato il lavoro. Giuseppe Palazzo, come produttore, ha lavorato, tra gli altri, con Tommaso Zanello conosciuto al grande pubblico come Piotta producendo il brano “P.le Lagosta 1″, canzone tra le più intense del cantante romano che chiude il disco “Odio gli indifferenti” (2012, GO). Di Giuseppe Palazzo ti allego il link del brano “Stampante”.

Four lo ha incontrato, leggete cosa ci racconta!!

Giuseppe hai dichiarato .“La produzione di questo lavoro è stato un percorso alla fine del quale ho compreso che fare un nuovo disco, in questo momento di crisi storica e personale, era l’unica via percorribile”. La musica ha una funzione terapeutica per te?

Sicuramente questo disco ha avuto anche una funzione terapeutica. Da Piccole forme di quotidianità a Il linguaggio dei fiori sono passati 4 anni, si sono succeduti una serie di eventi che fanno parte della vita e non puoi cambiare anzi sono loro a cambiare te. Tutto sta a incanalare le energie derivanti dagli stati d’animo in una direzione costruttiva.

Ascoltando il tuo disco si ha l’impressione di entrare in un microcosmo che presenta tante sfaccettature diverse: come definiresti il tuo mondo musicale? Intimo, fantastico, socialmente impegnato…

Intimo e fantastico sono due aggettivi nei quali mi riconosco. Cerco di tradurre in musica la vita, il tempo di ogni giorno. Racconto i piccoli gesti filtrando la realtà che mi circonda interpretando la quotidianità con sensibilità ed ironia. Getto lo sguardo sulle piccole cose perché nelle piccole cose trovo sempre l’origine dei grandi sentimenti.

Hai definito Il linguaggio dei fiori un disco fuori dal tempo…fuori dagli schemi: perché?

Siamo subissati da cantanti che fanno a gara a chi grida più forte, a volte anche tecnicamente preparati, ma tutti terribilmente uguali. Anche io so gridare forte, pur non considerandomi un cantante tecnicamente dotato, ma ho scelto di non conformarmi. Questo per quanto riguarda solo la voce che in questo paese ahimè! è sempre la protagonista indiscussa di ogni disco e ogni esibizione live. Poi un discorso a parte lo merita la produzione: la scelta di tenere un sinth monofonico che fa noise in quasi tutti i brani, di suonare un pianoforte con l’accordatura calante, di registrare in presa diretta senza metronomo e quindi senza possibilità di editare in post produzione o tenere un temporale in sottofondo per tutto il brano sono scelte stilistiche che possono essere fraintese. Il linguaggio dei fiori, insomma, nell’era del tutto e subito è un disco ad assorbimento graduale, richiede più tempo per entrare in circolo!

Leggendo la tua biografia mi sembra di capire che la musica sia parte fondante del tuo percorso personale e professionale: come pensi stia cambiando la musica ai tempi del digitale, dei social network e dei talent show?

Tutto è già cambiato. I social hanno rivoluzionato, nel bene e nel male, il concetto di comunicazione e i talent hanno creato un malinteso. Il ruolo dell’industria discografica è stato distorto dalla televisione. Senza troppo lamentarsi è sempre esistita una distinzione tra musica di consumo e musica alternativa ma mai come in questo periodo storico è stata così netta e dissociante. Negli anni ’70 c’era Mina da una parte e Piero Ciampi dall’altra, oggi ci sono da una parte i volti dei talent, che vivono una stagione fichissima e poi spesso finiscono nel dimenticatoio e dall’altra una schiera di musicisti di talento che sopravvivono nel tempo grazie ai concerti, al passaparola e alla rete… quando sopravvivono.

Chiudiamo con una domanda personale: qual è il tuo sogno nel cassetto?

Trasferirmi ad Alicudi!

Comments on Facebook

Comments are closed.