“Col teatro, facciamo la rivoluzione!”: Intervista a Enrico Sortino

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Ci sono persone che basta guardarle negli occhi, per capire che hanno una marcia in più, un fuoco sacro che le possiede e che si chiama “passione per ciò che faccio”.

Enrico Sortino è una di quelle. Appare lampante quando si avvicina al tavolo del caffè al quale lo aspetto, mi saluta calorosamente e lascia che entri immediatamente nel suo mondo.

“…come se avessi il cervello diviso in due: la parte artistica e quella imprenditoriale. Mi mantengo da solo da quando avevo diciott’anni, quando intuii che Catania, con i km di spiagge e gli stabilimenti balneari, era un terreno fertilissimo per un business mirato all’erogazione di servizi di animazione e spettacolo, rivolti sia ai turisti che alla gente del luogo: ecco che nel 1999 nacque “Masai Club” e fu un successo. 

Sempre alla ricerca della mia strada iniziai a studiare presso l’Accademia del Teatro Stabile di Catania.

Nel tempo, dopo un’attenta analisi riguardo le ‘carenze artistiche’ della mia città e del Sud in generale, capii quanto mancasse realmente una struttura che fornisse le competenze necessarie per la preparazione e la formazione artistica di ‘performer’ in grado di spaziare tra recitazione, danza, canto e nelle arti dello spettacolo, così, nel 2006, chiamai il mio migliore amico e la mia migliore amica e dissi: L’anno prossimo apriamo una scuola di musical!”

Oggi, dopo otto anni, l’Accademia Internazionale del Musical vanta due sedi, una a Catania e una a Palermo, e il progetto molto concreto e piuttosto prossimo di aprirne una terza a Roma. Io incalzo chiedendogli: Non hai paura che Roma, con la sua enorme offerta in questo ambito, sia un terreno molto più difficile sul quale muoversi? 

“Chi sceglie di fare l’imprenditore, mette in conto un’eventuale sconfitta, ma io sono estremamente fiducioso. Già in Sicilia siamo riusciti a realizzare una piccola grande rivoluzione, scardinando quel meccanismo francamente iniquo per cui per studiare bisogna per forza andare al Nord – cosa di cui peraltro anch’io sono stato vittima dopo l’accademia dello Stabile (ho frequentato qui a Roma l’accademia Corrado Pani, diretta dai fratelli Claudio e Pino Insegno) – e selezionando un corpo docenti di altissimo profilo. Tenteremo di espandere anche a Roma il nostro programma formativo multidisciplinare al fine di trasmettere quella che è la nostra idea di ‘performer’, sul modello londinese o americano.

Cosa vedi nelle nuove generazioni?

“Questa è un’epoca molto diversa da quella dei nostri nonni/genitori. Quando c’è stata la ripresa economica, dopo la seconda guerra mondiale, si è vissuto un periodo in cui il senso di benessere e di stabilità è riuscito a mobilitare tutto e tutti, garantendo a chi più, chi meno, il tanto celebrato “lavoro fisso”, cosa che noi, oggi, purtroppo o per fortuna, possiamo solo sognare. Ciò però è andato un po’ a scapito di tanti sogni, molti di loro hanno rinunciato a certe velleità artistiche, a favore proprio di questa stabilità. Questi uomini sono i genitori di oggi che spesso riversano il sogno mai sopito del tutto sui propri figli, i quali dunque a volte, soffrono il mito inculcato di dover entrare a tutti i costi nello show business. L’ingresso in Accademia, per gli aspiranti ‘performer’, avviene solo tramite audizione e proprio per permettere loro di comprendere da principio le dinamiche di questo lavoro, che le nostre commissioni esaminatrici sono molto rigorose nella scelta; vogliamo vedere in loro talento, sentire la loro dedizione, altrimenti è meglio che cambino subito mestiere”.

Già, tu come mai, hai scelto di fare l’attore?

“Fare l’attore non è facile; ci si immette continuamente nei panni di qualcun altro, che spesso ti stanno scomodi addosso. Ci sono state volte in cui mi sono detto ‘Ma chi te lo fa’ fare’, nonostante io sia uno che, per una buona dose di fortuna e onestà – perché sì, recitare è un atto di onestà – abbia sempre lavorato. Ma rispondo alla tua domanda riportandoti un’esperienza vissuta che nel tempo mi ha permesso di capire: mi ricordo un momento particolare della mia infanzia, avrò avuto circa sei o sette anni, nel quale mia madre – per motivi familiari che avrei scoperto solo più tardi – era particolarmente nervosa. Avevamo un grosso orologio in salotto e ricordo che stavo lì a fissarlo intensamente immaginando di entrarci dentro: proprio grazie a quell’orologio io ero divenuto capace di governare il tempo e poter tornare indietro per mettere ordine nelle cose, nelle vite; in quel momento volevo risolvere i problemi di mia madre! Ma tutte le volte che con la fantasia tornavo nel mondo reale la sensazione di benessere regnava sovrana. Mettere ordine! Ecco, per me la recitazione è proprio questo: io che metto ordine nel caos della vita”.

Io che Enrico l’ho visto recitare in teatro molte volte, prima nel provocatorio Battuagee nell’intenso Io mai niente con nessuno avevo fattoentrambi a firma di Joele Anastasi, poi nel monologo “Io non lo volevo sapere” all’interno dello spettacolo corale Dignità Autonome di Prostituzionedi Luciano Melchionna, conosco la grandezza del suo talento e gli chiedo: Sai anche di essere nato per fare questo (affermazione/domanda)…

“Io spero solo di essere un attore onesto. Per farti un esempio, tu hai visto ‘Io mai niente con…’, il personaggio che interpreto, Giuseppe. Quando ho letto il testo, mi sono detto: io non c’entro nulla con questo personaggio! Peraltro non avevo mai recitato in vernacolo finora, che è praticamente un’altra lingua, e il testo era una commistione tra catanese e palermitano. Ho chiesto a Joele un atto di fiducia, di rischiare assieme – ed è una cosa che faccio spesso, con intense reazioni di odio/amore dei registi con i quali ho lavorato, gli ho chiesto di provare solo poche volte la preghiera di Giuseppe, perché sapevo che se l’avessi “lavorata” troppo, avrei perso in intensità. Io poi, non lo voglio sapere (autocitazione 😛 ), cosa succede a Giuseppe una volta arrivati alla fine dello spettacolo, non mi riguarda più. Posso dirti che, dopo oltre 50 repliche, il tempo mi ha dato ragione, ed ogni volta, entrato in scena apro la sua gabbia e divento lui. Certo è un approccio soggettivo, sviluppato dopo anni di esperienza e studi, ed è personalissimo, non so se lo consiglierei a qualcuno dei miei colleghi, eh!”

Parliamo di Vuccirìa Teatro

“A ventitré anni, la Sicilia mi stava stretta. Avevo già Masai Club, ma non ancora le due Accademie, lavoravo in teatro e conducevo un programma su un’emittente locale, ma volevo di più. Così mi sono spostato a Roma. Anche qui, l’intuizione è stata giusta e la mia carriera è partita. Un anno e mezzo fa, mossi da un’esigenza comune, assieme a Joele abbiamo fondato la nostra compagnia teatrale: Vuccirìa Teatro, partendo da ‘Io, mai niente con nessuno avevo fatto’ che da principio era un monologo, venuto fuori di getto, praticamente così com’è e vincitore di numerosi riconoscimenti in diversi festival internazionali. Oggi abbiamo all’attivo due produzioni e stiamo già lavorando alla terza che debutterà nel 2015. Partiamo dall’idea che il teatro sia un atto di rivolta, una presa di consapevolezza, per cui non sposiamo le logiche dettate dal mercato, creiamo un nuovo spettacolo solo se sentiamo l’urgenza di dire qualcosa. E’ questo il caso anche di questa terza nuova produzione di cui parlavo, la quale, posso anticipare, si discosterà parecchio dalle precedenti…” 

Prossime tappe?

“Il 18 Novembre saremo a Firenze con ‘Io, mai niente con nessuno avevo fatto’, ospiti insieme con Emma Dante – e qui è scattato un sorrisone – del Queer Theatre. Il 21, con la stessa produzione, saremo al teatro Tedacà di Torino, mentre il 27 andremo in scena con ‘Battuage’ al Teatro Van Westerhout di Mola di Bari.

A Gennaio partiremo inoltre con alcuni workshop qui perché a Settembre ci sarà l’inaugurazione ufficiale della sede romana dell’ Accademia Internazionale di Musical!”.

Grazie di cuore!

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Alice Ungaro
Alice Ungaro
Gravita nel mondo dello spettacolo e dell’audiovisivo sin da piccola, manifestando capacità organizzative e di leadership che la conducono velocemente dall’altro lato della camera. Fermamente convinta che lavorare con passione sia l’unico modo di lavorare, ha fatto dei suoi interessi il suo “core business” specializzandosi nell’organizzazione eventi e nella comunicazione.

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