Interstellar: The White Knight Rises

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2014 Odissea Nello Spazio – Christopher Nolan e la sua cosmica e intima odissea

E’ lungo, dannatamente vicino alle tre ore. Inoltre, interstellare,  un’odissea nello spazio senza UFO, nessuna creatura dalla pelle blu da un altro pianeta, non un alieno che esce dal petto di Matthew McConaughey.  E, ehi, non ha appena vinto un Oscar Alfonso Cuarón per la regia di  Gravity? Se non l’hai preso con Batman, prova con lo spazio. Che aspetti Christopher?

Blah, blah, blah. Quello che i commenti negativi dimenticano di sottolineare circa Interstellar, è come sia coinvolgente, intimo, visionario, come fonda con grazia il cosmico e l’interiorità, come abilmente esplori l’infinito accostandolo ai più reconditi antri umani.

Naturalmente, Nolan non è e mai  sarà un tecnicista freddo, basta guardare Memento, o The Prestige, o il sottovalutato Insomnia.

Il punto critico è che Interstellar inchioda Nolan, mentre stringe il suo cuore in mano. Anche quando il regista cerca di verbalizzare i sentimenti e lo script, che ha scritto insieme al fratello Jonathan, si copre di aforismi e citazioni, è difficile non fare il tifo per questo visionario che sta per raggiungere le stelle. Il che ci porta a scontrarci con una trama intricata e ricca di sorprese, spendendo egli il primo terzo del film raccontando “l’azienda” americana del prossimo futuro, introducendo il vedovo Cooper (McConaughey), ex pilota collaudatore, dipendente dal padre-in-law (John Lithgow) che lo aiuta ad educare il  15enne  figlio Tom (Timothée Chalamet) e la figlia di 10 anni Murph (Mackenzie Foy, superba).

Come suo padre, Murph è una ribelle che si rifiuta di comprare un testo ufficiale di una “scuola post apocalisse” in cui si afferma che il programma spaziale Apollo sia stato una montatura. E’ quando papà e figlia trovano i resti della NASA, guidati dal vecchio capo di Cooper – interpretato da Michael Caine -, che la storia finalmente avvia il suo moto circolare verso “l’infinito e oltre”. Cooper si dirige nello spazio per trovare un nuovo mondo da colonizzare, lasciando dietro di sé due bambini che non potranno mai perdonarlo.

Iniziano qui le lezioni di fisica con un team scientifico composto da Amelia (Anne Hathaway); Romilly (David Gyasi)e Doyle (Wes Bentley). Non dimenticando R2-D2 e C-3PO,  ex robot-militari che in Interstellar prendono i nomi di CASE e TARS. Il grande Bill Irwin, voce di TARS, è un monolite loquace che ha un ché di Stanley Kubrick 2001: Odissea nello spazio e parla come HAL di quel film. (Nota per gli spettatori: 1968 punto di riferimento,  Kubrick e George Lucas con il suo ‘Guerre Stellari‘ sono parte del DNA di Nolan – reagire di conseguenza).Segue il fattore WOW che rende Interstellar il Nirvana per gli amanti del cinema. Una manovra di attracco ad alta tensione. Una visita a sorpresa. Una battaglia su tundra ghiacciata. Un’onda delle dimensioni di una montagna. [Per questo, ringraziamo Nolan e il suo team, guidato dal direttore della fotografia Hoyte Van Hoytema e supervisore degli effetti visivi Paul J. Franklin (Inception)]. Vedere Interstellar in IMAX, con immagini suggestive evidenziate da un contrappunto musical di Hans Zimmer, rende perfettamente l’idea di “Let’s Rock the House“.

Nolan mette in scena il  viaggio dell’eroe con impressionante verosimiglianza, giustapponendo il rumore assordante e il ronzio all’interno del razzo, con il mondo infinitamente muto al di là di quei pochi mm di alluminio.

Tutti i discorsi dei buchi neri, wormholes e il continuum spazio-temporale sconvolgono Coop, quando comprende che i suoi due anni nello spazio sono corrisposti a circa 23 anni sulla Terra. I suoi figli, l’ormai adulto Tom (Casey Affleck) e Murph (Jessica Chastain), riversano decenni di gioie e risentimenti nei messaggi video che Coop osserva in silenzio stordito. McConaughey evidenzia ogni sfumatura senza sottolineare un solo stato d’animo. E’ un virtuoso, la sua faccia una tabella di marcia di una vita trascorsa senza i suoi figli, che lo bombardano come un test di Rorschach di emozioni.

L’amore familiare è uno degli argomenti portanti, non il tipo romantico o sessuale, ma la connessione profonda che intercorre tra due anime collegate.  Nolan spiega questa mia affermazione donando alla Hathaway un monologo-interstellare-fisico-quantico sull’amore. Ma il dialogo non può competere con l’eloquenza silicea, brillante e commossa degli occhi di McConaughey e Chastain. Essi rappresentano il cuore ammaccato di Interstellar, un film che rinviene solo quando si cerca di fare l’amore con una scienza da applicare alle regole conosciute. Nel 2001, Kubrick ha visto un futuro che era fuori delle nostre mani. Per Nolan, la nostra dipendenza da un altro è tutto quello che abbiamo. Nolan crede che sia meglio pensare attraverso un film, piuttosto che sedersi e farsi attraversare passivamente dalle immagini, per questo spinge un po’ troppo l’acceleratore della sua moralmente ferrea etica verso il medium cinematografico, mescolando la Green Generation, con l’amore familiare, gli istinti e i sentimenti tipici dell’essere umano, la sconfitta dell’ignoto grazie all’imprevedibilità e adattabilità dell’uomo come dello spazio.

“Interstellar” cerca di essere così tante cose che si snoda a tal punto da contrarsi su se stessa, proprio come una delle stelle collassate in cui Coop precipita passando tra mondi nuovi. Per un film che trascende tutti i tipi di dimensioni, Interstellar, in ultima analisi, sembra a volte cadere su una superficie particolarmente piatta.

Nel suo intento, sicuramente perfettibile, Nolan è comunque un vero e proprio White Knight che si risveglia, come Lazzaro, per riportare la luce negli animi persi di una civiltà che ha maltrattato, depredato, mutilato ingiustificatamente la propria casa.

Come i grandi scrittori insegnano, vi lascio con una citazione di un film saturo di citazioni, per esprimere al meglio il mio sgomento e la mia felicità di fronte ad un opera che riporta il cinema degnamente nello spazio.

“Eravamo abituati a guardare il cielo e a chiederci quale fosse il nostro posto tra stelle.

Ora, ci limitiamo a guardare verso il basso e a chiederci quale sia il nostro posto tra la polvere”.ù

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Valentino Cuzzeri
Valentino Cuzzeri
Appassionato delle potenzialità dei nuovi media e la loro scientifica misurabilità, intraprende una carriera accademica incentrata sul Digital World. Fermamente convinto che il web rappresenti la nuova frontiera nell’ambito della comunicazione e dei Brand, inizia la propria esperienza lavorativa collaborando come consulente con alcune delle più grandi agenzie di comunicazione e marketing non convenzionale.

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