Ben#VENUTI ne “IL TRAMONTO DELL’OCCIDENTE”: FOURZINE parla con MARIO VENUTI

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Ben#VENUTI ne “IL TRAMONTO DELL’OCCIDENTE”: FOURZINE parla con MARIO VENUTI

Il nuovo disco dell’ artista siciliano, scritto e musicato assieme a Pippo Rinaldi (in arte Kaballà) e Francesco Bianconi (frontman dei Baustelle), è un album perfettamente calato nel contestocontemporaneo. Pop nello stile, attuale nei contenuti. Al suo interno è possibile ritrovare una vivida istantanea dei tempi attuali, attraverso una rassegna delle problematiche da cui è viziata la società presente. Ciononostante l’ atteggiamento che fa da sottofondo all’ album è decisamente positivo, anzi: i brani contenuti al suo interno di frequente ironizzano su ogni forma di catastrofismo apocalittico intravedendo piuttosto in questo momento di crisi e decadenza, lo spiraglio di una possibile rinascita, anche perché, del resto, ad ogni tramonto non può che seguire una nuova alba. Ed ogni disagio, come lo canta Venuti assieme al maestro Franco Battiato in “I Capolavori di Beethoven”, può rivelarsi un dono. Undici i brani contenuti nell’ album, fra cui una cover: la splendida “Ciao American Dream” rivisitazione di “Ashes of American flags” dei Wilco. Quattro i contributi artistici che sono intervenuti ad impreziosire i brani di Venuti, Kaballà e Bianconi: Franco Battiato, Alice (“Tutto appare”), Giusy Ferreri (“Ite missa est”) e Nicolò Carnesi (“L’ Alba”). Date queste premesse, ben si spiega la scelta di porre come brano che apra il disco “Il Tramonto” e come canzone che lo chiuda “L’ Alba”, quest’ ultima eseguita appunto assieme a Carnesi, scelto come rappresentante delle nuove generazioni che si affacciano al presente. Noi di Fourzine abbiamo conversato con Mario Venuti e gli abbiamo chiesto qualche curiosità proprio sul suo ultimo album.

Le andrebbe di parlarmi delle influenze esercitate sul disco da parte di maestri quali Franco Battiato, Pierpaolo Pasolini con le sue borgate e di Oswald Spengler, alla cui opera più celebre fa riferimento il titolo del Suo album?

L’ influenza di Spengler in realtà incide in minima parte. Il titolo è talmente evocativo e pregnante da adattarsi ad epoche differenti in modo calzante. Al di là di queste premesse è comunque un disco di musica pop, la cosa bizzarra è questa. Battiato è stato sicuramente un modello ma anche con la voglia un po’ di giocare a rifare il suo “La voce del padrone” e quella formula post moderna che lui ha inaugurato negli anni ’80. Pasolini sicuramente incide per quanto riguarda “Ventre della città”. Ricorre “il ragazzo selvaggio” quindi l’ idea del ragazzo libero da condizionamenti che, però, noi utilizziamo anche in un’ altra accezione cioè “il ragazzo selvaggio che purtroppo non trova posto nella società”.

Nell’ album appaiono due scenari che sembrano contrapporsi: da un lato l’ Occidente in decadenza e dall’ altro l’ Oriente, là dove nasce “per sua natura l’ alba”, come canta ne “L’ Alba” assieme a Carnesi.

L’ Oriente è abbastanza coinvolto quanto l’ Occidente ma non si tratta di una contrapposizione. L’ Oriente, attraverso le sue discipline filosofiche, da un modello sicuramente differente rispetto alla cultura occidentale: è simbolo di spiritualità, di equilibrio fra corpo e mente. Quindi è visto un po’ come un modello però non c’è una netta contrapposizione tra Oriente ed Occidente perché purtroppo, insomma, l’ Oriente è abbastanza parte del gioco globale a cui stiamo partecipando tutti.

La copertina del disco sembrerebbe riprendere, però, questo binomio Occidente-Oriente. Le due figure femminili presenti è come se nei caratteri ricordassero una donna orientale ed una occidentale. Mi sbaglio?

Nella copertina c’è questo gioco di contrapposizione tra Oriente ed Occidente, un po’ perché abbiamo voluto estendere il significato del titolo che inizialmente ci ha ispirato delle immagini anche un po’ più didascaliche sul tramonto dell’ occidente, come una Statua della Libertà mezza in rovina. Però ci è sembrato anche un po’ limitante allora, estendendo un po’ le possibilità di interazione fra il titolo e l’ immagine, c’è venuta sotto gli occhi questa immagine degli orientalisti di fine ‘800 e abbiamo pensato che poteva essere la copertina. Questo potrebbe portare a pensare ad una contrapposizione netta fra Oriente ed Occidente però, lo ripeto, è semplicemente dal punto di vista dell’ approccio spirituale: sono stato buddista, conosco tanta gente che si è avvicinata a questa disciplina e sicuramente sono più portato a condividere quel tipo di filosofia che non quella del senso di colpa del cattolicesimo. Per cui diciamo che idealmente le filosofie orientali rappresentano il senso di equilibrio, ecco.

“Il Tramonto dell’ Occidente” invita ad un viaggio verso una nuova consapevolezza e Lei in “Tutto appare” (feat. Alice) canta “Solo quello che non siamo. Solo questo so”. Quest’ anno festeggia 30 anni di carriera artistica. Alla luce del Suo percorso ha scoperto cosa Lei “non sia”?

Sicuramente non sono quel cantante pop che sembro (ride). Non sono quell’ uomo “leggero”. Dietro un’ apparenza di “leggerezza” c’è sempre un uomo con grandi interrogativi e con dei dubbi esistenziali.

Del resto anche il brano “Perché”, contenuto nell’ album, fa riferimento a questi grandi interrogativi. La canzone è un tripudio di archi in cui, a metà pezzo, interviene il suono della Sua voce che canta questo“perché” in brani che fanno parte del Suo repertorio precedente. Come mai questa scelta?

È un capriccio dadaista e avanguardista, un collage post modern. Tutta la nostra esistenza è fatta di una successone di “perché” senza soluzione di continuità e l’ evoluzione dell’ uomo è tutta generata da quest’ interrogativo. Gli archi sono dei frammenti di un’ opera di un compositore contemporaneo, ma poi certe cose si fanno molto per istinto, non sempre c’è un “perché”.

Se dovesse pensare a tre brani musicali di altri artisti, quali non potrebbero mai mancare fra le Sue preferenze?

Fra i miei artisti preferiti ultimamente c’è il grandissimo Rufus Wainwright, “Poses” è una sua canzone meravigliosa. Ma metterei anche il grande brasiliano Caetano Veloso con “Tropicalia” che è veramente una pietra miliare e come terzo brano “Sign o’ the times” di Prince.

 

Ringraziamo Mario Venuti per il tempo che ci ha dedicato. Da Novembre sarà possibile assistere ad un suo live nei teatri e club più prestigiosi d’ Italia con “Il Tramonto dell’ Occidente in Tour”. Per

maggiori info consultare i link:

www.mariovenuti.com

www.facebook.com/mariovenutirecidivo

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