CENTAURO CILIEGIO

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CENTAURO CILIEGIO

centauro

Forse in gigli di luna, mascherati da pallidi soli, incontrerai la mia tempesta, assorta nella lacrima scivolata, fragile, sulla tua guancia dolcemente morsa …forse in spensierati enigmi, nascosti dalla neve, accarezzerò la tempesta tra gli abissi dell’indaco silenzio che porti…le nostre linee…nere…s’aggrappano ai rami morti d’un penetrante inverno…si legano al traffico d’aberranti normalità…forse mi verrai incontro in un’assordante calore…forse mi spingerai sul bianco e saremo bianco…forse mi darai un silenzio per le nostre parole…non la città d’oro in cui i miei schizofrenici vagiti incederanno, per rifocillarsi, con fratelli d’arme…non ritorno alla fortificante agorà…lì dell’amico sarò…tu, se lo vorrai, sarai corrente di meravigliose solitudini…io, se lo vorrò, sarò distante fresca ombra d’intimi canti…sarai acuta voce nel mio vagabondare, sarai estensione d’infinito in sfiniti meandri…e ti sentirò nei miei echi, dipinti sugl’occhi lontani che porterai…nei vandali passi sull’ondeggiante manto non significheremo esodi, incatramati tra fruste di stremi poetici…edera straniera…mi contaminerai…ignota brughiera nel petto…vento nei miei polmoni…prova d’effimero compiacimento…granello di mondo in un tempio assetato…radice fedele d’albori intinti d’irreale…e deporrò i pugni accoglienti davanti al leggero sorriso nato dal tuo cappotto, sgualcito di brezza…non siamo proprietà…non combattiamo e stringiamo tenui alleanze per un irresistibile stock di risorse…dequalificarci a mercanti d’un acquario all’ingrosso…primordiale asincronia ci marchia, ci condanna a morire soli, come soli siamo venuti al mondo…inesorabile e permeabile costruzionismo…non c’è mitezza nella mano tesa, non c’è verità nelle nostre pacifiche comunioni…non siamo capaci di sano, autentico odio su arene imbastite di tregue e ariose competizioni…dialogare è marcia forzata verso qualche riconoscimento, qualche medaglia…spinte per una razione più abbondante, consumata nel buio della vittoria…e non mutiamo pelle, scendiamo a patti, a limitazioni che rinfacceremo ai capri espiatori suggeriti da un’abbietta modestia…questi uomini siamesi e la loro frammentata irripetibilità…ecco lo svilimento del vigore…ecco la forza sciogliersi in tattiche e temporeggiamenti, ecco l’azione divenire finta e infine fatto…ecco spente pupille nei miei giorni…ecco egocentrici protettivi di inestimabile povertà…ecco gerarchie di inferiori con cui ognuno convive, ecco rotto l’unico ponte di hegeliana antitesi…ecco timide attenzioni, ecco svilenti abbracci…ecco morire lo spirito guerriero in odierne iliadi, tra nubi scese senza motivo, e cani morti per sadiche retoriche…ecco l’era del fine, disgiunto dall’essenzialità del gesto…ecco l’eroe divenuto vittima, infine cibo per vermi…ecco il letargo della violenza e l’ascesa della crudeltà, degenere figliastra…ecco il danno di sangue colato freddo, abile cancro nelle samaritane maglie di flaccide etiche…ecco il flagello che fa il prode, e non il prode il flagello…immobili…additato alla stregua di mostro chi rinfacciò ai nostri avi il più mortale degli addii…futuristi rinchiusi nei loro rumorosi ingranaggi, tedeschi immersi in vuoti stagni, rivoluzionari avvelenati dal pane fraterno…lasciati marcire…analfabetismo di partenza…e non dico di rifugiarsi in vicoli bui per mistiche esperienze suturate…scuotersi col rabbioso masochismo…almeno fasciamoci i polsi e non miriamoci al viso…ed evolviamoci, ciò deve essere solo subliminale purificazione, ciò è il più corporeo dei risvegli…rendetelo promiscuo, oltre l’indolenzimento dei muscoli…non ricadendo in rinfreschi di artiglieria che temprino gli animi , non mimando energumeni di celluloide, non davanti ai moderni gladiatori, in colossei di prosciugate energie…non emulando scalmanati kimono…guardinghi…supplicavamo le muse di ispirarci in enopli, creatori ci assopivamo sotto vigorose stelle, e i nostri fratelli d’oriente di contrazioni e nervi danzavano le loro filosofie…ira funesta e pulsante, epica di carne, terribile gioco che noi discendenti dovevamo sublimare…e lo abbiamo perpetuato estraniandolo da noi…cancellandolo nel battito e sciacquandolo in un rosso bagno…che ha di magnifico questo orrore? La spiritualità che fronteggio in arti marziali, dilaniate da un aggressivo universale occidente?…sconfiggerlo è amarlo…non è mai un fatto personale…come se la soggettività avesse lucidi sprazzi…neutrali convivi…e tutto non fosse un’estenuante battaglia tra emozioni apolidi nel mezzo di un civile logoramento…combatti te stesso…educatori…ancora qui? Siate maestri d’armi…arte della guerra…non inculcate armonia…non guidate ad aridi crocevia…abituateli all’impatto…ad essere temerari nelle profondità che percorreranno…a non cercar compiacimento, non voler democrazia…donate sincerità di cicatrici, impulsività e limpidezza, scevra di accorgimenti, all’impugnatura ferma con cui pareranno e stoccheranno…rendeteli belli e dannati di indoli implacabili dai compromessi che ci hanno annebbiato…nel dialogo infondete ubris a qualsiasi sorgente che in loro vedrete propagarsi…insegnateli l’amore, non la compassione…insegnateli il nemico nella sua maestosa verità, nella diversa coerenza coltivate il rispetto, nella propria grandezza l’impassibilità verso gl’interni timori, e nella sopravvivenza il germogliato riflesso dell’altro…sguardi di lottatori…nudi e marmorei…non troverete niente di più intimamente estraniante…forse del sesso, a condizione di un’alta qualità…unica fisicità della mente…unione di contrasti, che travalica riposanti equilibri…fremente paradiso di Eraclito…pietre cementate di ying e yang da ingravidare…un codice guerriero che anela ad etica activa…non semplicistici travestiti simbolici…mortale sapiente…lama che uccide…lama che torna dormiente nella guaina…cruda eleganza…essere è pensiero…pensiero è atto…attingere alla fonte, sgombri da vezzi e parricide parole…mano vuota…morbido salice…quinto anello…nutrirsi di morte nella pienezza della vita…Gi…Yu…Jin…Rei…Makoto…Meiyo…Chugi…sii il tuo primo impavido giudice…il braccio il pennello…stacchiamoli dall’esistere…hana wa sakuragi, hito wa bushi…nella caducità carpiamo l’essenza…nell’accondiscendenza sperperiamo il dono…quanti patetici ignoranti scherni su placidi seppuku…47 codini hanno oscillato, esamini, per essere derisi…per noi, la falce non verrà posata per l’ultima danza…il ritorno di Chirone, questa è la prima necessità…e voi, missionari di fato, scrollateci di dosso le vostre appuntite “forze superiori alla volontà dell’uomo che ne determinano il fare in un dato senso, tramite stridenti e inscalfibili obblighi, responsabili tormentati contributi alla madre colonia”…cucite di collettivo…dovere concretizzato eretico dall’ego…giustizia permeata di rassegnata sofferenza…i lineamenti irriconoscibili…genesi dell’alienazione, radice su cui infierire…ritocchiamo i bisogni…sorridiamo all’arcaico ordine…seconda necessità…espressione…rimembriamo i perduti linguaggi, oggi sfoghi di rozzi capricci…del fluente suono, del proibito tratto, del corpo irrequieto, d’intrappolate meditazioni,………………………………………………………………,

della freccia che ognuno tenderà…confinati in massacri con una sempreverde noia…facciamone farneticanti sibille accanto all’orecchio, mostrate loro che non si rinnegano viatici per impalpabili affamati d’alfabeti…di thymòs facciamoci possedere…d’ibridi mosaici diventiamo profanatori…come abbaia l’arte, addobbata d’inutile gioia dell’ergo sum!…quanta grazia d’elite dall’incolore lignaggio!…annacquate esposizioni, legittimate da belanti giudizi…fabbriche di compiacenti, torturate personalità…i nostri filologi infatuati di scienza…Τεχνη il grugnito…capacità il grado…artigiani divenuti parziali sistemi…è l’ars che noi strangoleremo, il suo essere termine…di penzolanti impiccati ci riscalda…la sentenza è pronunciata, non la ingrasseremo di nuovo di paffute leccornie, né troveremo una sinuosa sostituta…un pezzo per ogni carnefice…altari di nulla…spalmato concetto sull’io…arma che non deve essere nominata…è prioritario riportare l’individuo all’uomo…infondergli disinibita e gioiosa curiosità…forse per questo la filosofia giace squartata nei più innumerevoli nomi, e non come istintuale e piovoso sole?…è prioritario un semplice e abissale stato di necessità, sorretto da un’interiore lealtà, piuttosto che reti di soggiogante complessità…cambio di programma, partiamo dal livello base, partiamo dell’onnisciente innegabile egocentrismo…che può, deve rubare…non vendersi…neanche comprare…in privanti e psichedeliche illuminazioni non maturi il proprio tatto…isterico e crudele teatro, grondante Ares, fragile liuto…non sonni diurni e assurdi calmanti…partiamo da un sogno depurato da distrazioni, ricreazioni e tubi di scappamento…la malsana globalizzazione di verbo castra…che il tragico catarsi fosse forse svago per i concittadini di Sofocle?…parlo a noi…ci capiterà di educare, in un modo o nell’altro…di rappresentare incoscienti virtù…non un politico, non un messia potrebbero rendere quanto dico, e invero i loro alti e sterminati aliti appassirebbero…certe utopie non hanno altra speranza che crescere romite, poiché un imposto regno è destinato a prolificare dogmi su dogmi…volontà su volontà…indigeste leggi morali…non è rauco il critico spiritello?…sull’aratro saltella il fattore e s’intrattengono gli ultimi uomini…voi, svegli all’alba per la semina, getterete sprezzanti scintille nel torrido ozio…e, se solo una avvamperà, voi sarete in essa…ecco la vostra eternità…

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Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi generalmente esperisce in forma sfusa ma, quando osa concentrarsi, scrive, pontifica, analizza. Oggetto dei suoi voli radicati arte, videogiochi, cultura e dis-società, egemonie, ludus e non eventuali. E’ persino dottore di ricerca in Sociologia, giusto per dare un inquadramento serio e serioso al suo profilo e per giustificare la sua tendenza a scarnificare l’anima collettiva. Il resto della storia, comunque, è anche affar vostro.

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