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M’Barka Ben Taleb, l’artista italo-tunisina si racconta a Four

M’Barka Ben Taleb è un’artista italo-tunisina riconosciuta come voce autorevole del panorama musicale napoletano e definita dalla stampa “la leonessa magrebina”.

Ecco che ci rilascia un’intervista esclusivamente per Fourzine.

 

Il tuo nuovo album si chiama Passion Fruit, un nome che evoca sensualità ed allegria: cosa significa per te questo titolo?

Continuare il percorso iniziato nel 2010 con “Passione”, il film di John Turturro che mi ha fatto conoscere anche fuori d’Italia. Cantare la passione, l’amore, il sesso, essere frutto di passione con il mio canto, la mia

musica, la mia immagine.

Passion Fruit conta 6 cover di grandi successi. Qual è il filo conduttore che ne ha determinato lascelta?

La passionalità. Dallo scandalo di “Je t’aime moi, non plus” di Gainsbourg alla “Storia d’amore” di Celentano capovolta nei ruoli.

Hai collaborato con artisti di svariate nazionalità ma con Napoli ed i suoi autori hai un rapporto speciale: cosa ti hanno dato in più o di diverso gli artisti partenopei?

Nuove radici e nuove ali. Penso a Enzo Gragnaniello, che mi ha regalato un prezioso inedito in questo disco, o a Alessio Arena, giovanissimo cantautore e romanziere emergente, che duetta con me nel pezzo che ha

scritto per me, “Nisciuno”.

Cover e inediti in più lingue e sonorità: come definiresti in poche parole il tuo quinto album Passion Fruit?

Un sound digitale, da electropo pop da camera, dove i groove di Tonico ’70 si combinando con il violoncello ed il bouzouki di Michele Arcangelo Caso. E le lingue convivono come le culture, come i popoli, come le

persone che fanno l’amore e non  fanno la guerra.

In Passion Fruit hai collaborato anche con Tonico70: come si combinano rap e funk con la tua musica?

Tonico è un grande, rappa pure nel pezzo di Gragnaniello, “Sotto ‘o cielo ‘e Paris”. Io sono anche una percussionista, il ritmo è il richiamo della madre Africa, questo è anche un disco dance.

Più volte sei stata paragonata per vocalità e stile a Grace Jones ma chi sono – se ci sono – i tuoi modelli?

Per questo disco direi proprio la pantera nera giamaicana. Poi non ho modelli, amo Frank Sinatra come Oum Kalsoum.

Sei reduce dal successo di Passione e Gigolò per caso grazie all’intuizione di John Turturro. Che impatto ha avuto un’artista ‘mediterranea’ come te con il cinema statunitense?

Devo ringraziare il mio guru Federico Vacalebre per avermi voluta nel cast di “Passione” ed avermi presentato Turturro. Dove ringraziare John per avermi portata in America a recitare tra Woody Allen e

Sharon Stone. Come mi sono trovata? Benissimo, lo rifarei subito, spero John me ne dia ancora l’opportunità.

La tua musica è stata definita ‘arabo-partenopea’: quali sono i punti di contatto e le grandi differenze tra due culture musicali così importanti e ricche di storia?

La musica araba ha influenzato, con gli sbarchi dei saracini, quella napoletana, basti pensare a forme musicali come la moresca. La versione di “Guaglione” in arabo che canto in questo disco è di Lili Boniche,

star algerina della musica arabo-andalusa. Io stessa ho tradotto nella mia lingua tanti brani partenopei, ad iniziare da “‘O sole mio”. Siamo popoli vicini, popoli-frutti di passione.

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