A TU PER TU CON MASSIMO PRIVIERO IL POETA DEL ROCK DIALOGA CON FOURZINE

M’Barka Ben Taleb, l’artista italo-tunisina si racconta a Four
22 Ottobre 2014
2015: PER L’ ITALIA UN’ ESTATE DI FERRO annunciato il nuovo tour del cantautore romano
22 Ottobre 2014

A TU PER TU CON MASSIMO PRIVIERO IL POETA DEL ROCK DIALOGA CON FOURZINE

Lunedì 20 Ottobre abbiamo avuto l’ opportunità di confrontarci con uno dei più grandi musicisti e cantautori italiani: Massimo Priviero. Il “poeta del rock”, a cui Jesolo ha dato i natali e Milano una nuova casa, non è un artista tra tanti né tantomeno per tanti. Il suo modo di fare Musica ha da sempre rappresentato un preciso Modo di stare al mondo, compiendo un percorso all’ insegna di una “libertà senza compromesso” che non tradisse mai i suoi valori. Priviero lo si potrebbe definire un caso esemplare: uno di quegli artisti che alle lusinghe del successo e del denaro ha preferito continuare a parlare al cuore della gente cercando di risvegliare in lei, anche davanti alle difficoltà, la forza per reagire e opporre la propria “umana resistenza”. Uno di quegli artisti che alla fama ha preferito l’ esser coerenti con la propria natura e il proprio credo. Ad attenderlo Domenica 26 Ottobre un traguardo cruciale: nella cornice dell’ Alcatraz di Milano si esibirà dal vivo chiudendo, così, il tour che ha preso il nome dal suo ultimo album “Ali di Libertà” e festeggiando i suoi 25 anni di carriera artistica.

Ha definito il Suo ultimo album “Ali di Libertà” il più autobiografico che abbia realizzato. Un brano, in particolare, al suo interno sembra esser manifesto della Sua Poetica. Mi riferisco ad “In verità”. Il Suo “cuore guerriero” ha mai temuto che un “mondo di giusti” che rimpiazzasse quello di “servi contenti” non si rivelasse un sogno impraticabile?

Io sono arrivato alla conclusione, dopo 25 anni di carriera, che noi ci salviamo attraverso delle minoranze. Ci sono delle minoranze virtuose, eccezionali nel nostro Paese, si pensi semplicemente al mondo del volontariato, a chi lavora nel sociale o a certe fasce della popolazione, che sono comunque minoritarie. Sono quelle che spingono questo Paese. Ma questa è la parte bella, questa è la parte di minoranze mentre la stragrande maggioranza cioè “la massa” è fatta di “servi contenti”, è fatta di cialtroni, è fatta di gente che purtroppo ragiona, anche se non se ne rende conto, in maniera culturalmente corrotta e quindi io non credo più che il sogno possa essere un sogno per tutti, un sogno per “la massa”. Penso che la “grande massa” sia abbastanza irraggiungibile da certi valori o quantomeno: la raggiungi ma solo in forma teorica. Nel nostro Paese, per esempio, non c’è un senso del bene comune è questa è una cosa terribile.

Cosa intende quando parla di “Ingenuità” ed “Innocenza”, due termini a cui ricorre investendoli di un particolare valore?

Sono due cose diverse. L’ “Ingenuità” ha una connotazione, dal mio punto di vista, negativa nel senso che vuol dire “non aver compreso bene qualcosa” e per cui fai l’ errore, mentre l’ “Innocenza” è un altro concetto: è un “modo di guardare il mondo”, di guardare agli occhi della gente o quel che ci sta intorno in maniera pulita conservando un’ anima il più possibile vera e pulita, quella è l’“Innocenza” e quella per me è una dote meravigliosa, che è molto diversa dall’ “Ingenuità”.

Nei Suoi brani ha anche affrontato il tema, più che attuale, dell’ emigrazione giovanile. Parla di ragazzi che lasciano la loro Terra in assenza di un’ alba per i loro sogni ma, al tempo stesso, definisce la Terra un bene prezioso e un “campo buono per lavorare”. Cosa suggerisce ai ragazzi che La ascoltano e qual è il Suo di legame con la Terra?

È difficile dare una risposta precisa perché ho un figlio di 20 anni che sta facendo l’ Università. Tra un paio d’anni gli direi, così a pelle: “Vai fai la tua vita, fai le tue scelte”. Ma i ragazzi in gamba sarebbe bello che fossero liberi di andare ma poi tornassero, magari, a costruire meglio questo Paese. Per quanto riguarda il mio rapporto con la Terra è fortissimo, credo alla Terra in senso lato come un legame salvifico che nel momento di maggior fragilità ti da una sorta di consapevolezza, di radici quindi, da quel punto di vista, per me è molto importante. Sono cresciuto in un paesino in riva al mare. Ho “il mare dentro”. Poi sono venuto a Milano, 26 anni fa. La mia vita è spezzata tra il mare e la metropoli, cerco di far coesistere le due cose. Di quello che scrivo per i ragazzi io penso che ci siano sempre due facce di una medaglia: da una lato la denuncia di quello che vedi, le difficoltà e l’ ingiustizia, dall’ altro, però, una forma di positività, di forza positiva che io cerco di fare arrivare e per me è la cosa più importante, io voglio che la gente che viene ai concerti abbia un’ onda emotiva che le comunichi che val la pena di “combattere”, di andare avanti e di difendere le cose a cui si crede.

Quanto è importante per Lei il contatto con la gente?

Quando hai la consapevolezza che le tue canzoni e quello che è il tuo “modo di stare al mondo” entra dentro la vita delle persone, in un frammento della loro vita, automaticamente questo tipo di emozione, questo tipo di gratificazione, diventa ineguagliabile. È per questo che il mio rapporto con loro viene prima di tutto. È speciale, e non è speciale perché ci sono le orde nei concerti. È come se tu dessi della forza e questa forza ti torna indietro e tu devi esserne riconoscente, quindi tutto quello che tu puoi fare, che puoi dare lo devi fare e lo devi dare.

Mi parlerebbe del Suo rapporto con “La Strada”, protagonista di molti dei suoi brani? Avrà inciso, in questo, il suo peregrinare per l’ Europa durante gli anni giovanili munito di chitarra earmonica. Quanto Le è stata fonte di ispirazione e ammaestramento?

Continua ad esserlo nel momento in cui ti rimetti in gioco. Penso che una delle cose più belle della mia vita sia stata quando, intorno ai vent’ anni, ho girato l’ Europa suonando negli angoli delle strade. Lo facevo con molta “Ingenuità”, tornando al discorso di prima, oltre che con “Innocenza”, lo facevo in maniera molto romantica da sognatore. Se tornassi indietro rifarei quel pezzo di strada. Anche oggi mi incanto ancora quando trovo qualche buon menestrello in qualche angolo di strada. Poco tempo fa mi è capitato proprio a Milano, in zona Duomo. Camminavo e prima c’ era della gente che faceva break dance e io sono passato davanti e ho pensato “cazzo com’è cambiato il mondo!”. Poi sono andato avanti ancora un po’ e dopo cento metri c’ era un ragazzo che in un angolo con chitarra e armonica stava facendo una canzone di Bob Dylan e io mi sono fermato e ho detto “cacchio, invece!”. E mi son un po’ rivisto. Poi questo ragazzo mi ha riconosciuto, ha interrotto la canzone e mi ha detto “Ciao Massimo, come stai? Vuoi unirti a me?”. Al che io mi sono avvicinato a lui e abbiamo fatto un pezzo insieme. E lì ho capito che certa musica non ha tempo, non ha scadenza.

Che tipo di musica ascolta durante la Sua “giornata tipo”?

Di solito ascolto musica strumentale. Siccome mi prende molto dentro l’ ascolto della musica tendo ad ascoltare cose che non siano cantate perché sennò mi distolgono troppo e non riesco a fare altro. Dunque ascolto musica classica, folk irlandese, molte cose strumentali, che riesco a conciliare con altro che sto facendo e che magari mi danno anche uno spunto melodico, un’ idea. Se invece mi metto ad ascoltare e devo fare solo quello allora ascolto grandi classici a cui mi sono ispirato da ragazzo o cose vicine, per cui riascolto Dylan, riascolto Neil Young, oppure, venendo più vicino, ascolto Pearl Jam o Van Morrison oppure “smanetto” su Youtube e cerco qualcosa da scoprire e questo me lo fa far spesso mio figlio che viene a trovarmi e mi dice: “Ma questo lo conosci?” e io gli rispondo “Ma chi?”.

 

Ringraziamo Massimo Priviero per la Sua disponibilità.

Per maggiori info consultare la pagina ufficiale: www.priviero.com.

Comments on Facebook

Comments are closed.