Miike Takashi “Vado dove mi portano i miei film” – #RFF9

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Miike Takashi “Vado dove mi portano i miei film” – #RFF9

In occasione del Maverick Director Award e della proiezione dell’ultimo As the Gods Will, Miike Takashi ha tenuto una masterclass moderata da Manlio Gomarasca e Giona Nazzaro.

 

Davanti agli occhi dei fortunati spettatori, scorrono le immagini degli innumerevoli film di Miike Takashi. Qualsiasi opera del registe Miike, non è mai l’ultima, qualunque tentativo di catalogazione spesso è contingente.

Miike è un indubbio regista poliedrico e multiforme, che apre e chiude progetti come fossero pacchetti di sigarette, muta ed evolve continuamente, trasportandosi da un esistenza ad un’altra, da un pensiero o un idea ad un’altra, spesso in controtendenza con se se stesso.

Se si osserva la filmografia del regista scopriamo più di cento titoli, diversi, spudorati, imperfetti, Miike è l’autore dell’impossibile, l’uomo-cinema che si reincarna continuamente.

 

Un onnivoro della settima arte, questa figura tanto destabilizzante all’interno del panorama cinematografico contemporaneo, si presenta gentile e sorridente, pronto a rispondere a domande, provocazioni e dubbi di ogni genere.

Quello che Miike ha fatto per oltre vent’anni è stato tentare di tutelare la propria libertà espressiva, passando da film low budget a blockbuster come se passasse da una marca di shampoo ad un’altra, evitando di scendere a compromessi, riuscendo ad avere sempre l’ultima parola.

Nazzaro, nel corso dell’incontro, sottolinea un’altra caratteristica del cinema miikiano, che è quella dell’estrema disciplina nei confronti della materia-cinema. Che si tratti di Yattamano di Gozu non importa, Miike è sempre stato un cineasta rigorosissimo. Un rigore all’interno del quale la condizione budget più bassi consente di divertirsi maggiormente, poiché si hanno meno pressioni o vincoli contrattuali.

“Il fatto di creare un film fa sì che io possa avere un cammino. Dove mi portano i miei film, vado io”.

 

Quando poi Miike si concede la parentesi circa la sua esperienza americana per Imprint, uno degli episodi di Masters of Horror, regala degli aneddoti davvero imperdibili. Quegli stessi Americani che gli avevano dato carta bianca e libertà infinita, negarono all’episodio il passaggio in televisione. Miike descrive la sua immagine dell’America, fasullo Paese della libertà, con cui divertirsi a giocare, svelando tutte le ipocrisie del sottosuolo.

 

Chiude il suo incontro con una battuta personale, “Il film che più mi rappresenta? E’ sempre l’ultimo che ho fatto”, che fa intendere quante personalità, anime e tendenza abbia Miike Takashi.

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Valentino Cuzzeri
Valentino Cuzzeri
Appassionato delle potenzialità dei nuovi media e la loro scientifica misurabilità, intraprende una carriera accademica incentrata sul Digital World. Fermamente convinto che il web rappresenti la nuova frontiera nell’ambito della comunicazione e dei Brand, inizia la propria esperienza lavorativa collaborando come consulente con alcune delle più grandi agenzie di comunicazione e marketing non convenzionale.

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