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Richard Gere a Roma #Rff9

 

Pantalone blu, camicia chiara e la sua innata eleganza a contraddistinguerlo, Richard Gere entra in conferenza stampa al festival Internazionale del Film di Roma per parlare di “Time Out of Mind”. Vi ricordate qualche mese fa quando in tutti i siti del mondo fu pubblicata quella foto dell’ex Ufficiale Gentiluomo ridotto a stracci e cappellino da Capitan Findus in cerca di elemosina nel cento di New York? La notizia e la foto fecero il giro del mondo perché Gere era talmente irriconoscibile e calato nella parte che una signora passando per strada gli lasciò qualche spicciolo. Oggi abbiamo scoperto il perché. Sorseggiando un tè in piena conferenza, come se si trovasse comodamente seduto in un giardino alle pendici di qualche monte tibetano, l’attore (nel progetto anche produttore), racconta che questa sceneggiatura ce l’ha sotto mano da più di dieci anni ma che non sapeva bene come svilupparla, fin quando anni dopo non gli è capitato sotto mano un libro scritto da un senza tetto, Cadillac Man (Land of the Lost Souls: My Life on the Street che l’ha aiutato a capire che verso far prendere al film. A quel punto ha contattato Oren Moverman (regista di The Messenger e sceneggiatore di Io non sono qui di Todd Haynes) e in un anno tutto ha preso forma. L’attore dichiara: “In futuro se si vorrà avere la possibilità di fare film seri come questo, la formula che questa epoca di cambiamenti ha generato è quella indipendente. In realtà anche le grandi major prima realizzavano questi prodotti, ora la verità è che nessuno ci guadagna” e ancora sul suo personaggio: “ Sono rimasto molto colpito dalla giornata di prova che abbiamo fatto nel centro di New York, io ero con i vestiti di scena, e avevamo sistemato le telecamere in ogni angolo in maniera impercettibile. Volevamo fare un tentativo per capire se ero riconoscibile. Con mio grande stupore nessuno mi ha notato, abbiamo girato per 45 minuti indisturbati. E’ stata un’esperienza incredibile per me sia come attore che come persona, quando ti fermi a riflettere alla vita di queste persone e a come siano completamente invisibili agli occhi della società.” Soltanto due ragazzi hanno riconosciuto Gere: “Quando eravamo alla Grand Station, due ragazzi neri mi hanno visto mi hanno salutato e sono andati via, come se fosse normale, dopo averci riflettuto credo sia dovuto alla loro esperienza, che li ha portati ad essere estremamente più attenti. La gente è completamente isoalta oramami, andiamo in giro con i nostri cellulari senza accorgerci di ciò che ci circonda. Ci sono 60mila senza tetto nella grande Mela, 20mila sono bambini per fortuna per legge hanno un’assistenza. Quello che vorrei generasse la visione di questo film è un messaggio più universale, tutti noi abbiamo il desiderio di appartenere a qualcuno, ad un luogo, tutto ciò non esula un homeless, vale per tutti.”

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