Mutazione

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mutazione

Il gioioso controllo deve parametrizzare sovversioni…renderle innocue col guinzaglio della libera sottomissione…abbraccio che, amorevolmente, frattura colonne dorsali…bacio di cesoio benvenuto…mi perdo nella libreria principale della città…disorientato…ennesimo best seller da cui ricaveranno qualche film…forse giocattoli…magari libri sui giocattoli del film…protocolli d’energia positiva…prosaica enigmistica…straordinaria capacità di assimilazione…e non credo più in me stesso…statue scultoree ci mi sorreggono…il mio tuo nostro contemporaneo una confusa lista di autori che moriranno con noi…bilanci…tendenze…ecco cosa lascerai ai posteri…il mio tocco puzza inesorabilmente di vecchio…arresi al monumentale uragano d’informazioni fonti esternazioni canti opinioni saggi quotidiani…assente orientamento…diffusa codardia descrittiva…insufficiente, universale criterio…resto in linea…musica classica…toccata e fuga…e la bocca sfregiata della conoscenza non emette suono…sezionati…un branco d’isterici ricci…incorporei…confessano sottovoce…sparpagliati…così le popolazioni galliche soccombettero al glorioso massacratore…così i vangeli apocrifi conobbero le fiamme…clemenza allo scriba vincitore…sapienza amputata…puoi vedere ancora il tremolio dei nervi…non è umano patrimonio…ragnatele di decadenti ragni…cellule di avaro terrorismo…ci restano radici di perdute atlantidi…e arti d’estete aristocrazie, create in nome di sfarzosi sfoggi…atlante illuso…i tuoi muscoli crescono…le tue ossa si allungano…i tuoi tentacoli ramificano…e il tuo cuore in agonia invecchia…orme d’asmatico plasma…mentre la creme rema verso la deriva, i plebei sfruttano con quotidiana vergogna precotte vite senza riserve…altra fede, altra rassegnata scommessa…spartiti sponsor d’autonomi e completi modelli…successi intinti d’odio e gioielli, effusioni saffiche e tenui rivolte di chitarre rotte su un palco…disagi pagati bene per essere perpetuati e rivissuti fino alla nausea……………………terminali di fibre, denigrati a difesa d’una realtà terribilmente più illusoria, discriminazione razzista……………………………media……………………………………………intrattenimento………….pop

…canovaccio stropicciato di potenzialità in tal modo addomesticate…ci degradiamo proprio quando infinte tonalità si prestano al nostro oceano d’indifferenti gocce…costi di mantenimento…avanzare tecnologicamente in questa insensibile responsabilità…a posteriori l’etica…contentino per decimati seccatori…dona solo glaciali e ingestibili conquiste, sempre troppo giovani, sempre troppo immature…e con un’inservibile scienza, come saldiamo i nostri piedi alla terra? Come evitiamo utopistiche migrazioni di astratta inutilità? Non si prende niente sul serio…futilità…fato docet…l’opinione pubblica è, dalle sue origini, pura isteria collettiva…nasce da una memoria sorta per dimenticare…traguardo d’un bombardamento che non segue gravità…intontiti su gremite platee…i benpensanti con i genocidi s’assicurano serene pensioni, noi uno sfogo in più…non sono stati i fiori ad estinguere il napalm…riprendo quota…riprendo ciò che è mio…dotazione neurale carente…appendici in bastarda proliferazione…cane nero…mordimi…sfinito smalto…colpi di stato, attentati, vittime, sfilate e occasioni…indugiano sui dettagli, ci fanno smarrire in essi…li moltiplicano…labirinti di funzionale raffineria…basta una ciglia per riprodurci…prevedibile abominio…arretrare è una tua idea, La Touche, forse per tenere alte le quotazioni del bambino a cui hai segato le gambe…abbiamo intravisto così tanto nel tradimento d’uno spettatore porsi…riprendiamo quota…riprendiamo quello che è nostro…non rinnegando…piuttosto pasticciando le onde squarciate e cavalcando quelle appena sorte…tra destate margherite urticanti…ringrazieremo…generazione persa…crudo realismo…tenue raggio di virata…salviamo chi trattiene ancora incontaminata forza…se avete il coraggio di altri voi…se avete la limpidezza di occupare cattedre…in ciò è il nostro posto, la nostra espiazione, la nostra salvezza…date loro una sensibilità intoccabile…traete fuori insicuri sofisti…insegnate come idealizzare la creta che reclamano…siate lo scudo contro assalti d’ingordi valori…rendeteli possenti bardi di completa, sveglia imperfezione…puniteli per ogni sguardo trasognato con cui abbandoneranno le loro cicatrici…acuite la vista nella fuliggine che tutto meschinamente ricopre…rinforzateli di insicuri e traboccanti flashback…uccideteli…che siano fenici di incrollabile vissuto e sprovvedute piume…uccideteli…sporcateli di cielo e date loro saette con cui dipingerlo…scioccateli, e non affogate d’innocenza gli imperativi che li percuotono…edificate fiducie che non si scioglieranno in malsani brodaglie, nel mezzogiorno di cui voi romperete il digiuno…risparmiamoli…almeno loro…revival sovversivi…riesumate i contingenti di cadaveri sepolti in sudari di bibliotecarie fognature…aprite i coperti di queste bare…silenti, consegnate loro chiavi di recintati asili…abbandonateli sul ciglio…irrispettosi…servizievoli solo per imbrattare di carnacei colori monologhi  e soliloqui…e mostrate loro altre vie oltre una vena tagliata per raccontarsi, nei patinati tascabili bianchi di cui sono figli…forzate lettere…create logos…umani artefatti nelle mani, non stampelle…e oscurate i mappamondi che contemplavamo avidi e arresi…non tutto è stato detto…non tutto è perduto…alla sorgente d’una civiltà pregando di non trovarla asfissiata dal suo stesso vomito…pregando di poter ancora battezzare questi illegittimi a cui diamo svago e aromatica tolleranza…rompete la larva d’inappellabili autoalimentati oltraggi…che patetico esorcismo nascondersi…cristallo che, di calcareo fossile, coltiva futuristiche potestà…in attesa di staccare dal posto in cui guadagno tintinnante indipendenza grazie a sprechi altrui, molti di noi reclamerebbero magia per le digitalizzate parole, orfane di carta, con cui adesso v’assillo…altra componente dei nostri viventi abbozzi di telenovele…non di soli libri sopravvivono i roghi dell’anima…e noi, timonieri dai molli denti…non vendiamoci per gaudenti mali comuni, stancamente correndo nelle grida di ombre per noi troppo lunghe…brillate, ma non piegatevi a un’orgogliosa ignoranza…ci rimangono sinceri martiri…non voglio una poltrona di rughe su cui assistere a sferzate repliche…traditore il sapiente che di plagi assurge alla coscienza…rinvigorito da freddi elisir…numero…rispetto la fila…mi hanno impartito il galateo…su una collina…prato di luci fiorito nel vespro…impallidisci…non avviene…impalcature…cantieri soffocati dai veli di penetrati conclavi…imponenti e stupidi…Markuse, siediti pure qui accanto…balbettano i nostri signori e padroni…noi piuttosto ci recideremo la lingua…violentano casti i prediletti…noi mostreremo candide e vacue bibbie…avvicinandole a quadrupedi che molto hanno da perdere, e tutto da conquistare…

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Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi generalmente esperisce in forma sfusa ma, quando osa concentrarsi, scrive, pontifica, analizza. Oggetto dei suoi voli radicati arte, videogiochi, cultura e dis-società, egemonie, ludus e non eventuali. E’ persino dottore di ricerca in Sociologia, giusto per dare un inquadramento serio e serioso al suo profilo e per giustificare la sua tendenza a scarnificare l’anima collettiva. Il resto della storia, comunque, è anche affar vostro.

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