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Cosa s’impara dal cinema: Festival di Roma – 2° giorno
la-et-mn-toronto-film-festival-mia-hansenlove-finds-eden-20140909A prescindere da cosa pensino mistici e romantici della settima arte, cinema e vita sono due cose molto diverse. Miracoloso è quando, anche solo per un attimo s’incontrano. Questo incontro accade in modi molto diversi in due film presentati al Festival del Film di Roma 2014: il dramma familiare Still Alice, del duo Richard Glatzer & Wash Westmoreland, e Eden, film di Mia Hansen-Love. Da una parte l’Alzheimer, dall’altro la scena dance francese. In comune qualcosa che potremmo definire il soffio della vita.

Still Alice Movie

Nel primo caso è la vita a irrompere nel film: Glatzer e Westmoreland, che collaborano da quando giravano porno gay o documentari sul porno, approdano al cinema “di serie A”. Quando un produttore manda la proposta di adattare Still Alice, romanzo di Lisa Genova sull’Alzheimer, Glatzer comincia ad avere difficoltà nella pronuncia di alcune parole. Ha la lingua inarcata. Ha la SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica), una malattia che invalida il corpo rendendolo immobile, lasciando intatto il cervello. Il contrario dell’Alzheimer, in pratica. Lavorare sulla sceneggiatura, sul rapporto tra la protagonista e la malattia, permette a Glatzer di scavare dentro sé, le sue paure, trovando un modo di affrontare il dramma, di sopravvivere a se stesso. Quando arrivano a girare, Glatzer è quasi paralizzato: durante le riprese interagisce con Westmoreland e gli attori per mezzo di un iPad. L’intimità del film, il tocco arriva direttamente dalla disperazione tramutata in speranza, in voglia.
Tutt’altro fa Hansen-Love raccontando in parallelo l’evoluzione della scena elettronica francese e l’involuzione della società, resa simbolo da un dj che assieme a un gruppo di colleghi segna gli anni ’90, riscoprendo la disco music e rendendola moderna: l’incapacità di capire le persone, il mondo e il futuro porteranno il film a diventare una parabola sottile e tragica sulla realtà. Su quella vita di cui Hansen-Love ricostruisce il flusso, il respiro, il ritmo quotidiano scandito quasi genialmente sui suoni dei geni dell’elettronica francese. Solo in un film che trova i binari della vita può rendere illuminante l’uso dei Daft Punk per una veglia funebre o per un canto sulla disillusione dell’uomo.

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Emanuele Rauco
Emanuele Rauco
Nato a Roma il 18 luglio del 1981, si appassiona di cinema dalla tenera età e comincia a scrivere recensioni dall'età di 12 anni. Comincia a collaborare con il giornalino scolastico e, dopo aver frequentato il DAMS di Roma 3, comincia a scrivere per siti internet e testate varie: redattore e poi caporedattore per il sito Cineforme, ora Cinem'art Magazine, e per la rivista Cinem'art, redattore e inviato per RadioCinema. Inoltre scrive per Four Magazine, di cui è caporedattore, e altre testate on line ed è curatore di un programma radiofonico su cinema e musica, Popcorn da Tiffany su Ryar Radio. Collabora per le riviste Il mucchio e The Cinema Show – primo mensile cinematografico per iPad – e per il quotidiano L'opinione. Alcuni suoi scritti sono stati pubblicati su saggi e raccolte critiche, tra cui la collana Bizzarro Magazine di Laboratorio Bizzarro ed è spesso ospite in trasmissioni radiofoniche e televisive come Ma che bella giornata o Square e I cinepatici di Coming Soon Television. Ha un canale di youtube in cui parla di cinema, spettacolo, cultura e comunicazione.

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