SERGIO CAMMARIERE si racconta a Four Magazine e ci guida “mano nella mano” alla scoperta del suo ultimo album.

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SERGIO CAMMARIERE si racconta a Four Magazine e ci guida “mano nella mano” alla scoperta del suo ultimo album.

cammariere2Sono le quattro del pomeriggio dell’ 8 Ottobre. All’ altro capo del telefono uno dei più straordinari interpreti della scena musicale italiana contemporanea: Sergio Cammariere. Il 23 Settembre è uscito il suo nuovo album di inediti, “Mano nella mano”, compendio del percorso musicale e personale sino ad oggi compiuto. Gli impegni legati alla promozione del disco sono numerosi, in quella stessa giornata ha già dovuto sostenere altre interviste. Eppure non si avverte affatto stanchezza dalla voce pacata e accogliente che risponde all’ altro capo. Dalle sue parole trasudano serenità e passione per la sua attività, dal suo atteggiamento una grande disponibilità ad incontrare l’ altro e a condividere gli insegnamenti raccolti durante il suo ricco percorso di maturazione musicale ed individuale. Così, quella che in principio era nata come un’ intervista, si trasforma in una delle più piacevoli conversazioni di cui abbia ricordo. Si parla del “Sé”, di come sia difficile ma al tempo stesso fondamentale, incontrare sé stessi per potersi poi aprire agli altri, si parla di musica, delle emozioni che questo “linguaggio universale”, come lo stesso Cammariere lo ha definito, veicola in quanto strumento d’ espressione, comunicazione e condivisione al tempo stesso, si parla di spirito, della forza trascendentale della musica, delle suggestive atmosfere andaluse e marocchine che tanta incidenza hanno avuto nei suoi ultimi lavori. Una conversazione illuminante sotto vari aspetti, insomma.

Parlando del Suo ultimo progetto musicale, l’ album di inediti “Mano nella mano”, non Le nego che, ascoltandolo, l’ impatto sia stato molto emotivo. Quasi ogni sua traccia racconta di un Viaggio, spirituale prima ancora che fisico, come lo è la continua ricerca che ognuno di noi compie nel suo percorso esistenziale. Nei brani ricorrono, come delle costanti, alcuni concetti-chiave: il già citato Viaggio, il Sogno, l’ Amore e la Libertà. Che posto hanno occupato queste tre “entità”, se così possiamo definirle, nel Suo percorso musicale e personale?

In questo nuovo disco ho pensato a canzoni che potessero regalare momenti di tranquillità e di riflessione, condividendo un senso di interiorità e trascendenza nello stesso tempo. Ho pensato ad un mondo pronto ad acquisire una consapevolezza, una fratellanza reciproca. E la musica, in tutto questo, racconta un potere salvifico verso le persone. La musica è un’ espressione dell’ Amore. La Libertà è una parola bellissima, però, bisogna conquistarla. Io, per esempio, per conquistare la mia Libertà, ho dovuto fare i lavori più svariati, per coronare quello che era il mio Sogno, quello che da grande avrei voluto fare: il musicista. Sono partito da una piccola cittadina del Sud Italia, Crotone, sognando di fare questo e ho creduto al mio sogno. Nel mio “corpo astrale”, come avrebbe detto Rudolf Steiner, è arrivata una musica. È stata trasmessa una musica nel “fanciullo Cammariere” che è stata fonte di ispirazione per tutte le sue composizioni e per il lungo viaggio che ho intrapreso oltre quarant’ anni fa girando la penisola, girando il mondo, visitando luoghi che ho ripreso con la mia videocamera. Rivedendo le immagini, come nel caso dell’ Andalusia e di Tarifa che guardava l’ Africa, riassaporo quelle sensazioni che magari non ho compreso nel momento in cui ero lì.

In che modo i viaggi da Lei compiuti negli ultimi anni in Marocco e Andalusia hanno influenzato la Sua musica?

In “Mano nella mano” c’è una canzone in particolare, “Ed ora”, questo canto alla libertà e alla fratellanza che è stato ispirato dall’ incontro con un maestro proprio ad Essaouira, in Marocco, un maestro di musica Gnawa, una musica molto particolare, un po’ berbera, un po’ nomade, e da un riff, da un giro di basso suonato con uno strumento speciale, il guembrì, che ha solo due corde di budello. Una sera di qualche anno fa ho imparato questi giri di basso sui quali ho costruito la canzone “Ed ora”, infatti il ritmo portante della canzone è tipico della musica gnawa. Ad Essaouira a Giugno si tiene un Festival dedicato a questo genere che è molto interessante. Non a caso fu frequentato dai più grandi artisti della scena mondiale, basti pensare a Jimi Hendrix, John Lennon, Sting, Bob Marley, che si sono fermati a Essaouira, è veramente un posto speciale, una community internazionale totale, in cui convivono gli americani con gli afghani, i pakistani con i tedeschi, insomma è un posto speciale.

Un luogo, Essaouira, che ben si presta alla condivisione, dando la possibilità di esprimersi insieme incontrandosi, dunque, e la cui influenza emerge nei suoi ultimi tre album: “Carovane” del 2009, “Sergio Cammariere” del 2012 e “Mano nella mano”, appunto.

L’ importante è porsi in modo umile difronte agli eventi. Bisogna sempre avere un tipo di carattere pronto per apprendere. Io con questo disco penso di essere arrivato alla maturità di un cantautore, di un musicista. In quest’ album sono riuscito a riprodurre i giusti colori, il suono che volevo raggiungere da tanto tempo. Ho voluto coinvolgere musicisti bravissimi per trovare questo suono leggero che potesse regalare momenti di serenità. Tutto il lavoro in questi album si è concentrato sul suono e anche sul contenuto chiaramente. Accanto a me ho avuto ottimi partner, Roberto Kunstler e Giulio Casale, per definire l’ album anche dal punto di vista testuale.

Soffermiamoci sull’ idea dello “stare insieme”, del raggiungimento di un’ unione, una coesione, espressa dall’ album sia a livello contenutistico che compositivo, di cui straordinario è questo incontro e mescolarsi di anime musicali differenti che, ciononostante, restituiscono all’ ascoltatore un’ unica voce.

Si tratta di un’ idea di risveglio culturale, di risveglio spirituale in ognuno di noi. Per esempio, nella canzone “Mano nella mano”, si parla di come siamo una parte infinitesimale di quest’ universo. Come porsi davanti ad esso? Anche in passato la Musica non ha fatto altro che unificare. Si pensi ai canti religiosi, più erano corali più si creava un’ unione di spiriti protesa, attraverso il canto, alla divinità. Era una meditazione, una preghiera ma anche un canto di liberazione. Credo che qualunque artista, chiunque crei un’ opera cerchi di trasmettere questo pensiero di condivisione, unione ma anche rispetto e tolleranza verso il prossimo.

Cos’è cambiato da quell’ uomo che in “La rosa filosofale” (“Carovane” – 2009 ) si scopriva solo ed ora, invece, in “Pangea” in particolar modo, ma in tutto il suo ultimo album, da Lei definito il disco “della maturazione”, invece, si scopre a nutrire la necessità di incontrare l’ altro?

Probabilmente proprio un bisogno trascendentale, il bisogno di legarsi al “grande architetto dell’ universo” con più consapevolezza.

“Mano nella mano” è anche un omaggio alla musica di Joan Manuel Serrat.

La suggestione deriva da questo grande artista catalano che io ho conosciuto partecipando al Premio Tenco. Negli anni settanta c’ era la dittatura di Franco e lui cantava alla rivoluzione e alla libertà. Una sua canzone è diventata un manifesto per tutti i popoli del Sud America, non solo per la Spagna, si chiama “Mediterraneo”. Ho conosciuto questa canzone a vent’ anni ed è stata di grande ispirazione, anche per il suo incedere ritmico articolato e gitano. “Mano nella mano” è composto in tre quarti e sei ottavi, all’ interno del suo ritmo c’è un battito delle mani in un controtempo che è tipico della musica di Marrakech, del Marocco. Ma le influenze sono anche quelle delle sonorità tipiche del flamenco in tre quarti, andaluse. È stato trovandomi a visitare queste due terre vicine, l’ Andalusia e il Marocco, che ho pensato all’ unione dei popoli.

Le canzoni di Serrat sono anche inni agli aspetti semplici della vita. E Lei, di “semplicità”, si ritrova a cantare in “L’ amore trovato”, come di qualcosa di cui avverte la mancanza, e in “Così solare”, come di un valore che può far la differenza e render speciali.

Si tratta di due canzoni nate con procedimenti diversi. In “L’ amore trovato” è come se la poesia di Roberto Kunstler avesse suggerito una musica che io ho composto dopo aver letto i primi versi del componimento metrico di Roberto. Nel caso di “Così solare”, invece, si tratta di una delle mie prime canzoni, l’ ho scritta intorno all’ ’85. Esprime una leggerezza, una soavità che nelle canzoni di oggi, forse, manca.

In “Ed ora” canta di un ritorno dalle coste dell’ America all’ Africa. Cosa voleva esprimere?

Nel seguito del brano si dice “pregherò, canterò finchè il mondo sappia” ed è proprio lì la chiave, nella meditazione, nella preghiera, nell’ avvicinamento che ognuno di noi ha dentro se stesso con la propria coscienza. Quando una persona apprende che la sua vita non è frutto altro di coincidenze, bisogna collegarsi con se stessi, l’ unica chiave possibile di accesso per un’ unione con il prossimo, con i propri fratelli.

Per quanto riguarda la copertina dell’ album, è immortalato controvento su uno sfondo di ruderi scalzo. Come è nata questa idea?

Con il grande fotografo Francesco Cabras, che ha curato anche il video di “Mano nella mano”. Ci conosciamo da tredici anni. Le idee dei miei primi video come “Sorella mia”, “Tutto quello che un uomo” e “Via da questo mare” con queste bellissime riprese del lungo Tevere di Roma sono state sue. Ci siamo trovati sul Monte Altura, a Palau, e con me non avevo le scarpe. C’ era un grande vento, un vento di speranza, “blowin’ in the wind” no?

Ascoltando “Quel tipo strano” sembra che il brano strida con l’ atteggiamento propositivo che anima gli altri pezzi che compongono l’ album.

Non a caso è il brano più misterioso. Noi oltre ad avere i sensi normali, ne abbiamo altri che ci aiutano ad una percezione più profonda, come il senso intuitivo, quello immaginativo, quello ispirativo, per chi fa arte, ma c’è anche il senso della vita: amare la propria vita. E in questa canzone si parla proprio dell’ amore per la vita. La canzone è nata molto tempo fa per circostanze che hanno toccato da vicino sia me che Roberto (Kunstler) ma io preferirei restare sul dubbio di chi fosse “questo tipo strano” che comunque vive dentro di me e in qualche modo vive, lo stesso.

Quale il suo rapporto con la musica? La vive più come un veicolo di libera espressione di sé o come uno strumento di condivisione?

Come entrambe le cose. Ho fatto una lunghissima gavetta prima di arrivare al successo e, quando è arrivato, non ha cambiato affatto il mio modo di essere. Sono sempre il Sergio di prima e quando faccio un concerto non faccio altro che trasmettere la condivisione. La musica è un linguaggio universale, non avrebbe neanche bisogno di parole. Io e i miei musicisti riusciamo a comunicare anche senza parlare.

Per chi volesse godere di una serata in compagnia della raffinata e soave musica di Sergio Cammariere e lasciarsi rapire dalle sue note, a partire da Novembre sarà possibile seguirlo nel suo tour per i teatri di tutta Italia. Prevista per il 14 Novembre al Teatro Gentile di Fabriano (AN) la data zero della tournée nell’ ambito del progetto “Le Residenze d’ Artista” per Fabriano Città creativa dell’ UNESCO. Si ripartirà poi il 22 Novembre dalla prestigiosa cornice del Teatro Petruzzelli di Bari. Per maggiori info sui live dell’ artista: www.sergiocammariere.com .

 

 

 

 

 

 

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