REQUIEM ASSASSINO

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REQUIEM ASSASSINO

Assaporare…un attimo…elogio alla lentezza…dilatare il presente e iniettarsi il futuro…buffo…gli anni passano…la mia gioventù…coccolato nell’inadeguatezza…per mio nonno già una potenziale patriarcale forza lavoro…risultato d’esistenza pro capite che ci sprona a laboriose pigrizie…buffo…e parafrasiamo tramite pochi istanti…di cui essere ombre…tornandoci prima dei sogni…restandoci nei ponti diroccati su cui, col capo rasato, viviamo il ghetto della nostra esistenza…non torneranno…mai il momento…rincorriamo pallidi ricordi di meraviglie…non riusciamo a staccarci dallo primogenito stacco…restandogli fedele, tentando di non contaminarlo con seguiti dall’emulativo e dannoso gusto…Aristotele non l’ha proprio ascoltato nessuno…se il parto è un punto zero, la teologia è un puntuale martello su tempie corrose…la moda dell’immortalità dissangua l’atto…è così piccino, così tinto di lurida pulizia…il grande incipit della discarica, lecitamente finanziata da codici di melense condotte, non è in fumi di grigi obelischi…né in salme di verdi organi…ma nel nascosto scorrere di personalità tra i granelli di sabbia di una clessidra di soporiferi compensativi…siamo tempo…siamo distrazione inappagata in continua overdose…sicuri che vogliamo unicamente anni per perpetuare sprechi illuminati da rimpianti? Non vorremmo solo un pugno di secondi, di fulmini che a giorno infiammassero le notti di menti randagie? Solo destarci dal reparto rianimazione a cui una giuria incipriata ci ha relegato infanti? Solo una storia, e non lungometraggi allungati con messaggi commerciali dalla dubbia regia…ebbri d’ignoto…basta sbornie doppiatrici…e soli…quando liberate casualità ci giustificano…trasudiamo stupori…incapacità di segnare una sottotrama tra sparute stelle…ci rimangono nostalgiche estasi…e in questo roteare limpido e assorto…in questa confusione, non caos…sembriamo l’esemplare modello di suddito ingozzato con menù di democrazia, bontà, e pace…una mistica e rinviata alba umana…un collettivo quanto immaginario monarca dispensa pene e ricompense…egli è saggio, egli è padre…egli è nostra sicurezza…nostra forza…nostro bastone…lui è potenza, è il soffice frumento che non possiamo digerire…lui è l’imperituro scorrere verso radiosi deserti…lui appare ovunque ormai…un grande fratello di lassativa fiducia nel prossimo…generazione d’imbecilli ottimisti…generazione scorticata viva…generazione di piagnucolosi ignoranti…adoriamo scagliarci contro misteriose oligarchie e occulti poteri…ma l’apocalisse verso cui giubilanti siamo trascinanti non è mistificazione…non è distruzione di gocciolanti massoni per private epopee…la legge di natura ha trovato prede percettive…il predatore bivi per il suo organismo, le cui diagnosi si sprecano tra i variopinti dottori…ecclesiastici di nuova concezione…predicatori d’ottuse religioni ed elitari stili di vita…la posta s’è alzata, le variabili ormai incontrollate…è un silenzio d’intrecciate matrici che sento contemplare da qualunque frammento di specializzata conoscenza…di grazia imparerò persino a guaire secondo vostre indicazioni…il grande patrigno ribolle di sconfinata umiltà…cresciamo in culture conservatrici…élite schiavizzata…nessuno grida sconfitta…orgoglio ricostituente…tra nazioni morenti e scosse troppo recenti per un nome…non comprendo se decapitando o graziando ne verremo a capo…se è un fisiologico resistere…non so leggere un passato venduto in ogni particella per il coma del mio presente…in istituzionalizzati musei in cui, tra isolanti cornici, passiamo esistenze a cogliere quegli scorci…quelle torsioni…quei moti…rimanendo a debita istanza…protetti da inquietanti riflessi…classici…così li chiamiamo…idoli di cartapesta…resi innocui dalla loro decantata immortalità…perfetti per recidere sul nascere vagiti di superiori individui…svilendo se stessa in un impietoso e patetico scontro col passato…trasformando in consumo pericolose correnti…tramutando artisti in espressivi cult…istanze di autodeterminazione in stili…valori in relativismo pietoso…confinando…costruendo sordomute federazioni…cultura spazzatura, galleggiante su impermeabili miti…onora il padre e la madre…dilania il frutto del tuo grembo…la strada per un agognato amen…il grande compagno scruta pensieroso…non sono concesse esitazioni.


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Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi generalmente esperisce in forma sfusa ma, quando osa concentrarsi, scrive, pontifica, analizza. Oggetto dei suoi voli radicati arte, videogiochi, cultura e dis-società, egemonie, ludus e non eventuali. E’ persino dottore di ricerca in Sociologia, giusto per dare un inquadramento serio e serioso al suo profilo e per giustificare la sua tendenza a scarnificare l’anima collettiva. Il resto della storia, comunque, è anche affar vostro.

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