FONDO DI TAZZINA

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fondo

Non tutto è rinnegato…non tutto è perduto…finale e sinuosa tentazione, per svanire in uno sfondo bianco lattice…trafitto da una stoica impotenza, qualsiasi vetta sia la tua dimora…scivolare con mani adagiate a stanche cavità, intasate da chiacchiere e peti…la vergogna è superfluo schiaffo d’un masochismo che, in un’ipotetica camera oscura, puoi far cessare…si producono simulacri di legami affettivi, piaceri reali e fittizi, per cui c’è il caso che tu sopravviva…e quando curvo ti guardi accanirti contro muri macchiati di rosse nocche…quando sei figlio d’un mondo che non esiste…sottile richiamo di grandi e sconosciuti…immersione nel mai stato qui…freddo bilancio…inermi in questo incontrollabile vortice…dovremmo comprendere la follia…forse dovremmo volerla…in essa vi è ciò che stringiamo con palmi oliati e perdiamo con lacrime dal ciclico ritorno…in essa c’è la perdizione dell’intelligenza e la benedizione dell’ignoranza…scherno dai bassifondi di un distinto arrancare…gratuito supplizio in rotta con diritti umanitari e diritto alla vita…arrendersi…non tutto è rinnegato…non tutto è perduto…seduto in un fast-food…con un tovagliolo di carta a cui non affiderò il capolavoro letterario dei prossimi dieci anni, ma solo schizzi di figure umanoidi di nascosti dettagli…con una vetrina di manichini e sottotrame strazianti…con la fotografia grigia di necrologi imbevuta di rifiuti organici del didietro peloso di un particolare del paesaggio…non vuoi e guardi, vedendo il testamento che lascerà la gloria che egoisticamente pretendevi…essere una prima pagina…almeno un sommesso annuncio munito di straziante funerale…un fatto personale…tornaci tu alla cenere…solo, sospeso nel fumo d’un espresso, certi ingranaggi appaiano imbevuti di calda foschia…emergono colonne, forse miraggi, che non hai modellato…un uomo, che vuoi e puoi ancora salvare…risparmiandoti lavande di buonismo…la fiducia la trovi di rado, in ombre racchiuse di rododendri agonizzanti e chiese scolpite d’erbacce…la storia è un’accozzaglia di confusi interessi…per un trionfo un crimine giace nascosto…le persone colpiscono, e spesso non conoscerai che marionette nel loro ruolo abituale…trovali, e tienili stretti…attimi oscurano anni…un lampo di concentrazione sventra nuvole di spalmata rettitudine…cercali…cerca chi, con te, ha in comune ben più di un marchio impresso a fuoco e di una voce da pappagallo…non smarrirti in frasi somministrate a te stesso, non piangere di volute solitudini…e scegli cosa difendere, incarnalo e non proclamarlo in caverne d’ammaliatori rimbombi…restaurazione partecipante…le membra contorte verso il cielo fioriscono…che il tuo esercito, tornato da regge sotterranee, non conosca riposo, ne rammolliti fanti e codardi traditori…ingrossa le file, compattale e perdona fugaci sconfitte…attento usa guerriglia, poiché nei dubbi e nelle divisioni è la fedeltà a vacillare…che le strategie seguano le tinte delle stagioni, gli umori d’ibride foglie…caffè finito, attenzione sul ricamo d’inchiostro appena concluso…solito soggetto…inguaribile da me stesso…e troppo caotica la lista di chi sorregge il cucchiaio nell’aria mescolata…coerenza che posso solo colpendomi…comunione che devo armare d’ordine…nottate d’inverno tra viventi contraddizioni…voci che ti graziano da autocommiserazioni di piagnucolanti manuali…lividi di lontani mattini…incontri profumati dal tatto d’un perduto sentirsi…virgole che prendono l’anima, escoriandola dolcemente…tocco leggero nel buio in cui distinguevi unicamente trappole su cui concluderti…battiti risvegliati da visioni sorte da nulla, mascherati di innocuo niente…testimonianze tatuate da aghi ancestrali…gocce di te in patrie lontane…un indiano col braccio abbassato e un potere dormiente, tra fati a cui adeguarsi…un nobile profeta reso freddo dal suo sepolcro di fango e ottone…un tormentato sguardo creatore che col senno pagò il sole scorto nello spavaldo divenire…una lama su cui infondere l’eterno respiro di una cascata…uno scrittore munito di spada e guidato dal fruscio di pini ghiacciati…confusi maestri di tremanti segreti…roghi di eretici le cui ceneri tutt’ora bisbigliano…meraviglie e sgomenti spogliati di accessoriate finalità…crepe nascoste da luccicanti intonachi…sofferenti ironie e ironici piedistalli…pervertiti dalle limpide confessioni…fucili alzati contro indifferenti rigurgiti……………………………bagagli con targhette colorate in check in di austera solennità…accanendosi…polpastrelli tumefatti…vacillare…passerà, dicono loro…pecchi nell’adeguarti, ragazzo mio, ammoniscono loro…fermati, pensa a te stesso, camuffano loro…distrazioni mute nel passato e nel presente che sarai, commissionano loro…e se non riusciamo…se accettiamo il calice di pentito qualunquismo che offrono…saremo i loro dei nostri figli, le voci di sogni rotti nell’assordante desolazione, per continui tradimenti verso chi ancora avrà orecchie per soccombere…portiamoci in fondo…essere non ha età, solo un cartellino su cui releghiamo prezzi in nichilista picchiata, solo un cordone ombelicale tagliato e una culla di Norimberga…sporca consegna generazione dopo generazione…aspirazioni ed entusiasmi recisi in fumogene estati…non ci si arrende…non riempiremo più prigioni di scadente alabastro…non ci uniremo a martiri pendolari di programmatici sacrifici…neanche periodica influenza, buona solo per il vostro sistema immunitario…ne porteremo con noi, dietro stendardi privi di eguali…a loro un purgatorio in penitente ginocchio…a noi un inferno di beffardo viso e inebriante dolore…

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Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi generalmente esperisce in forma sfusa ma, quando osa concentrarsi, scrive, pontifica, analizza. Oggetto dei suoi voli radicati arte, videogiochi, cultura e dis-società, egemonie, ludus e non eventuali. E’ persino dottore di ricerca in Sociologia, giusto per dare un inquadramento serio e serioso al suo profilo e per giustificare la sua tendenza a scarnificare l’anima collettiva. Il resto della storia, comunque, è anche affar vostro.

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