Quando la moda italiana fa arrabbiare gli inglesi

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Quando la moda italiana fa arrabbiare gli inglesi

Pochi giorni fa The Independent pubblicava un articolo dal titolo “No new blood and no fresh ideas at Milan Fashion Week: How do you solve a problem like Milano?” nel quale Alexander Fury si interroga sul perchè del declino stilistico della moda italiana e della perdita di interesse nei confronti della Milano Fashion Week.

independent

Un titolo e un articolo ricco di contenuti e conclusioni affrettate che con la moda italiana e l’italianità di alcuni brand che hanno fatto la storia del made in Italy ha poco a che fare.

Fra i grandi nomi Fury salva solo tre brand Prada, Versace e Gucci ma al rimprovero di non avere stilisti giovani il giornalista di Independent dimentica nomi come Fausto Puglisi, Stella Jean e Gabriele Colangelo (solo per citarne alcuni) questi ultimi scoperti proprio da un concorso rivolto ai nuovi talenti che ha permesso loro di diventare parte integrante della moda mondiale.

L’articolo conclude ponendo una domanda “Where’s the new blood? The new ideas? That is what will make […] consumers buy” dimenticando anche qui la rivoluzione in corso nella moda italiana: il ready-to-wear che dalle passerella diviene subito acquistabile e oggetto del desiderio. Moschino, Versus e Puglisi hanno reso messo in vendita alcuni capi della loro collezione SS15 a poche ore dalla sfilata e il successo è stato immediato.

Stefano Gabbana, da sempre in prima linea per difendere la moda italiana, non ha fatto aspettare la sua risposta e ha pubblicato sul suo profilo Instagram (che ad oggi conta oltre 400 mila follower) i capi must degli stilisti che hanno preso parte alla Milano Fashion Week lanciando hashtag, #madeinitalia e #wlitalia fra tutti, diventati subito virali.

gabbana

 

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