Quarta Non Sopravvivenza

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Quarta Non Sopravvivenza

Siete voi…sono io…mettiamoci alla prova…stacca il circuito automa…allena la tua volontà…dimostrati la leggerezza delle tue movenze, la padronanza degli sguardi con cui fai germogliare il giardino dell’intimo amniotico viaggio…siamo nati liberi…siamo nati scintilla che per la sua fragile perfezione non accarezzerà la sua luminosa scia nell’oscurità incombente…siamo nati con una data di scadenza e l’eternità negli occhi…il perché ti ruberà unicamente cieli intoccabili…puoi confortarti e perderci tutto il tempo che credi…il come ti condannerà a uno sfuggente orizzonte…non ti cullerà, né ti assopirai sotto il suo canto…gronderai sangue verso le frontiere che ti indicherà…per seguirlo seguirti non conoscerai soste, per essergli esserti fedele dovrai ascoltarti e scrollarti di dosso le tue firmate paure…e, un giorno, crollerai…affamato nel bruciore di mani vergini…di gambe stremate e cieche…felice…nell’immortale e silente sorriso di vitree palpebre…nel tuo nascere, folgorante nel sudato addio, sazio di infinito…

CEDIMENTO-Compiere 18 anni è un impostato traguardo piuttosto importante…l’agognata libertà di sublimare cavalli azzoppati con stalloni puro oro nero e sedili muniti di dvd, per sculettare gli attributi di cui siamo materialmente carenti…avere una responsabilità tanto responsabilmente responsabile da rendere ogni nostra scusa verità…maxima illusione, cari ascoltatori e care ascoltatrici, abbiamo un concordato ingresso nell’epopea adulta…la pazienza è la virtù dei perdenti…nell’attesa si gioca la parabola della moltitudine, vibrante attorno a un baricentro prodotto in serie…per la pace perpetua di completo ozio, ergo vacanza last minute per profonda eccellenza, siamo qui…per del bianco in agenda, per quel proposito sfizio negozio promessa…chiedi e ti sarà dato…basta qualche linea di febbre, anche simulata di prima mattina, e si aprono prospettive di nebbia, di estraniante meditazione…non mi lascia mentre scelgo la panchina con meno contatti umani disponibili, criterio assioma confortante, che accomuna bimbi spelacchiati e razziste nonnine, e guardo l’arancione dispensatore elettrico emergere dallo smog e portarmi dove un destino sedentario mi spedisce regolarmente…posto unico…piccole grandi gioie del trascinarsi mattutino…una ragazza batte sulla porta appena chiusasi…entrata ansimante con picco di ascolti…li ci vedi, immersi nel più lontano inimmaginabile…oggi brusca leva, mi limito al mio letto…come se il riposo fosse un folle oracolo al cui capezzale speri di ricevere il tuo alternativo, la scorciatoia…mistero della fede…gustare il sonno, alla stregua di un prelibato piatto…altro spunto economicamente interessante nel nostro sommerso dormiveglia…azione…azione passiva…ci credo nel potere ambientale, mi avete convinto, ma qui si va oltre…linee recise col corpo…quando ne abusiamo, presentandoci immacolati alla cassa per il conto, quando le nostre reti dettate si rivelano una tana di ratti che neanche incutono orrore…quando succede, ci si sente magari un po’ più rosa e mortali, ma di valium e aspirina ce n’è fino a scoppiare…rilassatevi…e se non ci riuscite abbiamo altre vie non nocive altrui per salvaguardaci…non abbiamo un motivo per stanche membra…un legionario romano marciava per miglia dentro un metallico forno crematorio…gente comune…contadini, artigiani…ora o colletti bianchi o maratoneti…il loro stendersi su uno stuolo di paglia probabilmente avrebbe comportato sei stelle sulla turistica guida imperiale…quieto e imprescindibile stacco…non siamo in grado neppure di assopirci…un tale parlò di etica del viandante per descrivere lo smarrimento contemporaneo…no, qui non si  perde nessuno…è l’era turistica, in cui ci preoccupiamo semplicemente di scattare foto per rullini identici ai nostri vicini, immacolati peggio di una scatola nera che si ribella a pericolose ingerenze esterne…partire per tornare nello stesso identico punto…venire al mondo per un giro panoramico con altoparlanti per ebeti neuroni…cani al guinzaglio che allargano la loro visione di qualche isolato in più…e noi non uriniamo per i posteri, noi uriniamo perché ciò che è meraviglioso deve essere deturpato…come volti che, dopo averti fatto sentire un provincialotto recluso tanto hanno visto, scopri essere contenitori vuoti di oggettivi spazi in cancrena…il turista, qualsiasi scaletta si sia imposto, è uno schiavo…inconsapevole…vive di attesa, vive dell’attimo in cui il suo principio chiarificatore lo stordirà…ed è così abituato, che i suoi muscoli non sono più tesi nel climax emozionale, ma ricordano gli ideali femminili post-rinascimentali…troppo complessati per un carpe diem, troppo pigri per notti stanche di riesami critici inconcludenti…troppo sconfitti per riappropriarci di ferite concrete…bandire travestiti batteri…solo con bestiali  anticorpi…beh, creiamoceli…uscite, non importa l’ora, non importa il freddo, il caldo, la neve, la pioggia…uscite, e correte…non è jogging…non è cyclette…non è un contatore di calorie bruciate tra un integratore e un altro…è cedere…come volete…fino allo stremo, fino ad alberi che con dita legnose vi mostreranno il percorso, fino al vostro ululato su stupita fauna domestica, fino a scale di un’infernale babele…finché sentirete l’urlo di ogni vostra cellula e di nervi cresciuti privi di battesimo…fuori da un asfissiante limbo…fino al limite, fino a quando vi accascerete al suolo…lo rifarete il giorno dopo, e poi quello ancora…e continuerete così, dosando le forze, rincasando con stanchi sorrisi…inizierete con asmatici rantoli, e una dolia che vi oscurerà scardinata e terribilmente solida al tocco…infine verrà l’ascolto…non conta quanti minuti oppure ore correrete, quanti pesi tirerete su…e sebbene non sia che una trafficata via per illuminazioni di distorte figure incappucciate, di un medioevo irrealmente limpido, e di piccoli uomini dai piedi di pietra e riso, a voi noi basta che uno sparuto tratto…armonico espletamento del proprio potenziale…nell’io che qui si impone, c’è un corpo a briglie graffiate che, docile, si china…chiedo solo di servire…nell’io che ti abbraccia, non più tuo, sommergi e doni forma a un ritorno dai maturi iridi…meglio che scritto su una lapide, vero Kant? O su una t-shirt per castrate riflessioni…meravigliate l’anima vostra…esaurirvi è un raro e miracoloso espediente per rompere un atrofizzato involucro, porta imperfetta tra due infiniti che hanno unico e violento respiro…capitemi…se la strada sgombra e rettilinea vi accoglie suadente, voi non siete soli…se i piedi vi abbandonano per una melodia oscuramente indigena…se la mente è esplosione, il resto attesa…non siete soli…non lo siamo mai…arrivando oltre fisici dubbi, sarete schizzo intrappolato nello stupore in cui l’artista lo ha posato…ammirerete voi, attraverso sfumature pennellate e tele di ragno, nelle timide lepri e nel poco verde macchiato di grigio, nel turbinio di pensieri che coloreranno casolari diroccati e panchine sgualcite…un gesto sarà azione,un pensiero sarà realizzazione…molti romantici inglesi erano allenatori sprecati…e adesso? Mancanza di sfera privata simbolo di trionfante indifferenza? Tristi per la dipartita di amabili palliativi? Punto di non ritorno, non è esistenzialmente concesso, aggiunge Sartre…non state scappando…c’è una libertà a cui andare incontro…scuotetevi, di febbricitanti e torbide convulsioni, di assordanti sinfonie di foglie morenti, di gocciolanti solitudini in cui, limpido, sgorgherà il vostro claudicante ruggito…dove, barcollanti, imparerete un silenzio concesso solo a soli morenti e velate lune…dove la realtà non scioglierà il luccichio dei vostri occhi intrisi di sogni.

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Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi generalmente esperisce in forma sfusa ma, quando osa concentrarsi, scrive, pontifica, analizza. Oggetto dei suoi voli radicati arte, videogiochi, cultura e dis-società, egemonie, ludus e non eventuali. E’ persino dottore di ricerca in Sociologia, giusto per dare un inquadramento serio e serioso al suo profilo e per giustificare la sua tendenza a scarnificare l’anima collettiva. Il resto della storia, comunque, è anche affar vostro.

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