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#Venezia71: Vegani, Sviste, Esistenzialisti, Multi-artisti Impazziti e Sab(R)ine a Venezia71

Ne succedono di belle qui al Lido, dove la scarsa presenza di veri Vip, non fa che sgranare sempre più la lente di ingrandimento su quelli che decidono di venire.

Unica donna degna di nota, nonostante le sulle mille controversie caratteriali e politiche, è la indomita Sabina Guzzanti ( da non confondere con Sabrina, come molti giornali riportano), che si è palesata alla Mostra con il suo film “La Trattativa”, ricostruzione della “trattativa stato-mafia” che ha imperversato per un buon decennio della nostra storia, affrontandola in una maniera chiara, concisa e fortemente contemporanea.

La Guzzanti ci mette del suo, mi pare ovvio, quindi perdonatela se ogni tanto ve la ritroverete con la maschera di Berlusconi, eppure, parola di scout, assicuro che è il film meno impregnato dalle sue apparizioni. Una visione limpida dei fatti accaduti negli anni peggiori, anni in cui lo Stato Italiano si è piegato ad una tregua con clausole con Cosa Nostra e affiliati.

Un lavoro durato quattro anni, dove la regista ha scandagliato documenti, chiesto finanziamenti (che le sono stati negati), e deciso con quale formula rappresentare la Nostra storia. Dico Nostra  perché è un argomento che riguarda ognuno di noi, “La Trattativa” svela tutti quei retroscena che ogni italiano dovrebbe sapere per dovere di cronaca, in uscita nelle sale il prossimo 2 ottobre.

L’argomento “vegano”, sembra essere il leitmotiv del Festival, è infatti sbarcato un altro film con una protagonista al 100% bio: dopo la raffinata pellicola di Saverio Costanzo con Alba Rohrwacher e Adam Driver, dove l’equilibrio di una giovane coppia innamorata viene destabilizzato dall’approccio alla gravidanza di lei, che si enfatizza con la nascita del bambino fino ad un tragico epilogo, troviamo il totale opposto nella dark comedy firmata Joe Dante. Il regista torna come protagonista nella sezione Fuori Concorso con “Burying The Ex”, film splatter, genialmente comico, che racconta la storia di un ragazzo (Anton Yelchin) che non sa come lasciare la fidanzata (sai che novità) interpretata da Ashley Green insopportabile paladina dell’integralismo «eco-friendly», perché stanco dei continui atteggiamenti morbosi di lei e le sue strane fisse, tra cui il veganismo, finché un bel giorno non viene aiutato dal fato e la ragazza muore investita da un auto. Lui si ritrova felicissimo visto che aveva già incontrato una perfetta sostituta (Alexandra Daddario), peccato che la ex torni dal mondo dei morti per fargliela pagare. Insomma che sia un chiaro segnale che le troppe verdure facciano male, o contrariamente che riportino in vita?

Ma…il film che ha sollevato se non politiche, di sicuro molte chiacchiere è: “Pasolini” di Abel Ferrara con Willem Dafoe, Ninetto Davoli, Adriana Asti, Riccardo Scamarcio e Valerio Mastandrea. La storia racconta le ultime giornate di PPP, i suoi tormenti, i mille progetti e le abitudini familiari, nulla di nuovo quindi, se non fosse per le tante, troppe, incongruenze di sceneggiatura, scelte registiche, interpretative e scenografiche.

Vi sembra poco?A me no.

Vi ricordate “Troy”? Film epico sulla battaglia troiani- greci per la conquista di Troia con il meraviglioso Brad Pitt in versione “Zoolander” e Eric Bana? Vi chiederete e ora che c’entra? C’entra eccome! Il film del 2004 è ricordato non per le grandi interpretazioni del cast, seppur ottimo, non per le ambientazioni o la sceneggiatura, ma per le numerose sviste all’interno.

Esempio utile, Brad Pitt con un orologio super tecnologico al polso, l’aereo di linea che passa mentre il bell’Achille è tutto impegnato in una magnum, (questa è per amatori eh), ci mancava solo una Costa Crociere al largo ed era fatta! Ecco diciamo che Abel Ferrara seppur abbia dichiarato che il film è girato sia in italiano che in inglese (scelta davvero opinabile) per farlo un po’ suo, deve aver pensato che, nella scena  topica, verso la fine, quando Pasolini è in macchina con il ragazzo che poi sarà il suo carnefice e a fare da contorno ai due c’è una Roma notturna, le smart che sfrecciano e le kangoo parcheggiate nel lontano 1975 sarebbero passate inosservate ambientandosi alla perfezione!

Solo per farci sorridere un po’, se il film fosse stato bello, oppure intimista, o una libera interpretazione dei fatti, insomma se avesse avuto un qualunque senso, ce ne saremmo sicuramente dimenticati. Non diamogli colpe però, in un mondo dove tutto è arte e tutti sono artisti, uno come Abel Ferrara se non altro anima il tutto!

Parlando di “folgorazioni artistiche”, una di queste è sicuramente stata la visione del bel James Franco sul red carpet di oggi.

Completamente rasato e con una camicia sbottonata fino all’ombelico, degna della moda più fine di un qualsiasi spacciatore di droga del cartello messicano, ha pensato bene di presentarsi alla premiazione in suo onore “Jaeger-LeCoultre Glory to the Filmmaker 2014”  alle 14.00 in sala grande. Temo che le urla delle tante fan, che hanno assediato il Lido per ore e che in questi anni se lo sono visto sbucare da ogni dove (vista la sua perenne presenza al Festival), siano dovute allo schock piuttosto che al fascino. L’attore, filantropo, artista, pittore, scrittore, ecc..ecc..ecc.. è qui anche per presentare la sua ultima fatica “The Sound and the fury”.

Va bene provarci, e nessuno vuole fermare la sua arte, però, spiegategli che non è Marlon Brando!

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