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#Venezia 71 The Look of Silence

The look of silence di Oppenheimer, atteso con pregiudizio di segno opposto a quello per Inarritu, sulla base del precedente, splendido The act of killing, oltre al rigore dell’assunto, del resto enfatizzato, per propria natura, dal registro del documentario, ha il merito di basarsi su una discontinuità emotiva che, ad esempio, prima avanza un senso di macabro comico, quando due dei vecchi aguzzini, buffi, sornioni, apparentemente anodini nelle loro movenze cacofoniche, clownesche (specie di Franco e Ciccio della mattanza filoreligiosa e filoamericana), simulano le procedure di sventramento ed evirazione che avevano usato nel 1965 contro i contadini comunisti; poi quello di umanissima, commovente pietà, quando il protagonista-oculista perdona e abbraccia la figlia di un altro degli assassini, unica tra gli intervistati, veramente contrita di fronte allo scempio di tutta una generazione di padri, madri, zii.

 

Tinte forti, anzi fortissime, quelle raccontate dal texano che torna sui luoghi del suo precedente The Act of Killing (indagine sul milione di vittime dell’epurazioni anticomuniste di Suharto) per approfondire la banalità di quel male, in rappresentanza di tutti gli altri.

In questo The Look Of Silence sono gli aguzzini superstiti a raccontare le sevizie, gli sfrenati sadismi degli squadroni della morte a un optometrista fratello di una delle vittime, infilratosi tra di loro, uno di quelli che nelle lunghe notti sulle rive dello Snake River indonesiano, seviziava e sgozzava i dissidenti.

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Valentino Cuzzeri
Valentino Cuzzeri
Appassionato delle potenzialità dei nuovi media e la loro scientifica misurabilità, intraprende una carriera accademica incentrata sul Digital World. Fermamente convinto che il web rappresenti la nuova frontiera nell’ambito della comunicazione e dei Brand, inizia la propria esperienza lavorativa collaborando come consulente con alcune delle più grandi agenzie di comunicazione e marketing non convenzionale.

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