I musicisti che occupano il cinema #Venezia71

#Venezia71-Sapori e Dissapori: I mille tagli, e colori, della Mostra del Cinema di Venezia 2014
28 Agosto 2014
#Venezia71 Incontro con i protagonisti di “They have escaped” – Giornate degli autori
28 Agosto 2014

Cosa s’impara dal cinema: Venezia 2° giorno

Il cinema è in crisi, la musica è in crisi e nessuno si sente più tanto bene. Allora, cosa c’è di meglio del mal comune mezzo gaudio? Così i suoni dei compositori vanno a sostituirsi alle immagini, sperando che queste ultime possano dare una scossa al lavoro dei musicisti. E non si parla di Bono Vox che cede le sue canzoni per le serie tv, ma di compositori che occupano militarmente un film o il cinema. Per esempio, Quentin Dupieux avrebbe, o aveva, una carriera da dj: è noto come Mr. Oizo, ha creato la scena elettronica francese con Flat Beat e remixato Cassius, Scissors Sisters e Kavinsky. Però dal 2007 fa cinema, o meglio “non-film”, dal titolo del suo secondo lungometraggio. E a Venezia, con Réalité cerca di far convivere il nonsense estremo e ironico del suo cinema con una voglia di messinscena lynchiana. Poi, nel film, la musica si limita a un brano per tastiera in cui due note si ripetono ad libitum, ma l’invasione di campo è compiuta.

Ci sono altri due film che spudoratamente si reggono sull’invasione dei loro compositori. Uno è La rançon de la gloire, di Xavier Beauvois, che delega al grandioso Michel Legrand – compositore storico della Nouvelle vague, vincitore di due premi Oscar – il compito di creare emozione nello spettatore, attraverso una partitura che guarda al cinema degli anni ’50 e ’60, fatta di maestose ouverture sinfoniche e riletture jazz che devono dare nerbo a un film che ne ha poco, dare patina e sostanza a un film che invece pare andare da un’altra parte. Fa piacere risentirlo, ma a volte le immagini cozzano, o svaniscono. Al contrario di Birdman, che si sviluppa e costruisce invece sui folli e folgoranti assoli di batteria di Antonio Sànchez (batterista messicano del Pat Metheny Group), il quale usa le improvvisazioni del free jazz per condurre il ritmo degli attori, il movimento della macchina da presa, intervenendo persino dentro le inquadrature con strappi surreali.
L’opposto di come i canti di The Look of Silence segnino l’emozione, ma ne parleremo domani.

Comments on Facebook
Emanuele Rauco
Emanuele Rauco
Nato a Roma il 18 luglio del 1981, si appassiona di cinema dalla tenera età e comincia a scrivere recensioni dall'età di 12 anni. Comincia a collaborare con il giornalino scolastico e, dopo aver frequentato il DAMS di Roma 3, comincia a scrivere per siti internet e testate varie: redattore e poi caporedattore per il sito Cineforme, ora Cinem'art Magazine, e per la rivista Cinem'art, redattore e inviato per RadioCinema. Inoltre scrive per Four Magazine, di cui è caporedattore, e altre testate on line ed è curatore di un programma radiofonico su cinema e musica, Popcorn da Tiffany su Ryar Radio. Collabora per le riviste Il mucchio e The Cinema Show – primo mensile cinematografico per iPad – e per il quotidiano L'opinione. Alcuni suoi scritti sono stati pubblicati su saggi e raccolte critiche, tra cui la collana Bizzarro Magazine di Laboratorio Bizzarro ed è spesso ospite in trasmissioni radiofoniche e televisive come Ma che bella giornata o Square e I cinepatici di Coming Soon Television. Ha un canale di youtube in cui parla di cinema, spettacolo, cultura e comunicazione.

Comments are closed.