MMCompany ad Invito alla Danza 2014 con “D’Amore e d’Ombra”

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MMCompany ad Invito alla Danza 2014 con “D’Amore e d’Ombra”

Nel paese delle contraddizioni, alla generosità culturale si risponde con tagli e indifferenza. Eppure, alla mortificazione artistica da parte delle istituzioni, il festival romano Invito alla Danza ribatte, ancora una volta, con un programma denso di novità e certezze. E come sempre si fa onore lo spirito organizzativo della direttrice artistica Marina Michetti che, fedele alla propria linea estetica, da anni sostiene e difende il festival rendendolo nel tempo un appuntamento estivo imperdibile per il pubblico della capitale.

La nuova stagione di Invito alla Danza è stata inaugurata da MMCompany, sofisticata compagnia reggiana diretta da Michele Merola, reduce dal recente successo (Cinque Canti) al Teatro Vascello e nuovamente in scena per il pubblico romano con D’Amore e d’Ombra. L’improvviso annuncio di pioggia che ha costretto al chiuso del Teatro Vittoria uno spettacolo appositamente ideato da Merola per l’alberata cornice dell’Aventino (Teatro Grande dell’Accademia Nazionale di Danza, nuovo luogo di fascino e tradizione per la ventiquattresima edizione del festival), nulla ha tolto alla grazia incantevole di una notte danzata elegante e dolce.

Prima ancora dei dettagli coreografici di una performance in perfetta linea con le attese, riteniamo che siano alcuni particolari di questo gruppo a farne una delle compagnie più interessanti sull’attuale scena italiana. C’è, prima di tutto, un’estrema e traboccante generosità creativa che genera nel pubblico una compiaciuta soddisfazione estetica senza mai scivolare in sazietà o eccesso; è il segno specifico di questo ensemble, l’esatta conoscenza della giusta misura di ogni composizione, in un matematico gioco di proporzioni ideali tra musica, immagine, movimento e silenzio.

MMCo_dinudapersona_stefaniafigliossi&francescomariottini_foto di Tiziano Ghidosi

L’utilizzo originale della luce, coprotagonista discreta di una struttura coreografica essenziale, sposta impercettibilmente l’attenzione dello spettatore sui luoghi ignorati di uno spazio scenico troppo ampio; è la luce a dirigere l’occhio nella lettura di un racconto per immagini, ed è il buio a lasciarlo solo tra i fotogrammi di un film in costruzione. Riconosciamo in tutte e tre le coreografie della serata (Di Nuda Persona di Enrico Morelli, La metà dell’Ombra e Promessa alla Luna dello stesso Michele Merola) un gradevole equilibrio stilistico che poco concede ad intellettualismi e drammaturgie e si concentra piuttosto su un’onesta trasparenza espressiva di chiara identificazione e universale lettura.

Nel pezzo Promessa alla Luna, il linguaggio coreografico di Michele Merola è composto da piccoli gesti, rapidi incontri e sincronie casuali, su una scena calda di sguardi sfuggenti e coppie incrociate tra le note suadenti di una musica conosciuta (decisamente riuscito l’incontro tra la danza e il canto dal vivo dell’ottimo Vincenzo Capezzuto). Emerge invece ne La metà dell’Ombra, una linea dinamica più decisa che impone ai quattro protagonisti (tutti uomini) uno sforzo fisico visibile, necessario al compimento di un rito sfuggito alla coscienza e memorizzato dal corpo. Di grande effetto la polvere che imbianca la scena tra i flagellanti penitenti di un pubblico palco incensato.

Di nuovo lodiamo, con convinzione, l’abilità compositiva di Enrico Morelli che in Di Nuda Persona gestisce con estrema precisione e sempre sensazionale musicalità una storia d’amore estremo, tra donne che fuggono e uomini che calpestano cuori. Un racconto straziante eppure bello, in cui l’odio e la passione si rivelano complementari atroci di un sentimento necessario. Segnaliamo infine il talento di tutti i danzatori della MMCompany. Bravissimo Giovanni Napoli, volto intenso di un cinema antico e malinconico che felicemente contrasta con una flessibilità fisica sensazionale e una forza interpretativa inaspettata; straordinaria Stefania Figliossi, vibrante e impeccabile in ogni intreccio; interessante la prova di Francesco Mariottini seppur talvolta prigioniero del marmo della propria bellezza.

Scheda spettacolo: D’Amore e d’Ombra

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