Keith Jarrett e i “fastidiosi co#$%ni” di Roma

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Keith Jarrett e i “fastidiosi co#$%ni” di Roma

Keith Jarrett è universalmente riconosciuto come uno dei musicisti più rilevanti del ‘900, un pianista  la cui storia si intreccia a quella di Art Blakey, Charles Lloyd e Miles Davis, spaziando dal jazz alla musica classica, sia in veste di solista che come componente di formazioni, fra le quali la più nota è forse il terzetto composto con  il bassista Gary Peacock e il batterista Jack DeJohnette. La sua tecnica, oltre a spaziare come detto in generi diversi, è contraddistinta dalla spiccata tendenza all’improvvisazione, che ha caratterizzato anche il meraviglioso concerto tenuto l’11 luglio nella Sala Santa Cecilia dell’Auditorium di Roma.

Se la perizia e il genio musicale di Jarrett sono un dato acquisito, di cui per altro il musicista fa vanto con ben poco ricorso alla modestia, altrettanto nota è la sua avversione a qualsivoglia forma di disturbo delle sue esibizioni: è rimasto celebre il concerto interrotto a Parigi per un colpo di tosse… Consapevoli di questo, i suoi estimatori sono generalmente molto attenti a non disturbare in alcun modo il maestro e altrettanto attenti sono stati i responsabili dell’Auditorium nell’avvisare l’uditorio della necessità di evitare rumori e di non procedere a riprese o foto, a maggior ragione essendo il concerto registrato direttamente in sala. Le prime avvisaglie del fatto che non tutti avessero pienamente compreso le richieste si sono avuti al termine dell’annuncio espresso in inglese, al quale il pubblico ha fatto seguire un incomprensibile applauso, per poi diventare un sorpreso mugugno quando lo stesso avviso è stato ripetuto in italiano…

L’ingresso di Jarrett è stato accompagnato da uno scrosciare entusiasta di applausi, che il pianista ha raccolto, per poi dare il via alla sua opera creativa, non prima di aver ribadito che il suo è un duro lavoro che necessita di concentrazione…

Spente le luci, accomodatosi al piano, Jarrett non ha quasi iniziato che, accortosi di un qualche dispositivo che lo stava riprendendo, si è alzato e ha abbandonato la sala… Rientrato l’artista, è stata ribadita dallo stesso  l’insofferenza per questo genere di situazioni, quindi il concerto è ripreso ed è stato un crescendo d’emozioni in un avvicendarsi di ritmi e melodie, che hanno spaziato dal jazz sperimentale della prima fase alle composizioni più classiche che sono seguite, tutte capaci di trasmettere l’intensità che l’artista sa infondere nelle sue note. L’intimità che si crea nell’ascoltarlo è un qualcosa che raramente si raggiunge.

Il concerto, diviso in due atti con una pausa di venti minuti, è stato, senza mezzi termini, straordinario. Quello che è stato vergognoso è il comportamento di alcuni elementi del pubblico, evidentemente incapaci di intendere le regole, sicuramente molto restrittive, ma cionondimeno chiare, dettate dall’artista per le proprie esibizioni: flash di fotocamere, cellulari, braccialetti tintinnanti e una serie di altri rumori hanno accompagnato l’esibizione di Jarrett, al punto di portare il pianista a dare dell’ “annoying asshole” (“fastidioso coglione” sembra una traduzione aderente) ad un illustre sconosciuto che continuava imperterrito a scattare inutili foto col flash dalla balconata… Per tanti spettatori entusiasti e rispettosi, troppi a Roma hanno dimostrato l’incapacità di godere di uno spettacolo sicuramente non facile, ma per il quale, se hanno deciso di partecipare, sarebbe stato lecito aspettarsi fossero pronti a “soffrire” per un paio d’ore…

Keith Jarrett

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Roberto Semprebene
Roberto Semprebene
Appassionato di Cinema e Videogiochi, ha fatto delle sue passioni il proprio lavoro. Ci tiene tantissimo a precisare di essere nato in un giorno palindromo, cosa che probabilmente affascina e stupisce solo lui!

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