Il Cantico di Pietra Ecce intervallo – prima parabola discendente

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Dimentica panorami riflessi a cui dare nomi, dimentica notti che, esauste, diano alla luce l’individuo retto che aspiri ad essere, dimentica la modalità facile e il giro turistico, dimentica rate a interesse zero, dimentica il rewind, dimentica che va tutto bene o ci andrà…nessuna scusa, qui sincerità per favore, qui non diventi ciò che sei e capiscilo, è anche colpa tua…brucia, come un taglio ad ogni timbro di cartellino, come uno stomaco gonfio degli escrementi che di giorno assumi, nel turbinio di praterie che puoi scrutare, anche amare, ma che restano in pura stasi…è merito tuo, o forse solo mio…Leon mi saluta con la serenità di un Confucio in punta di morte, Leon è strano, Leon un po’ lo odio, ma spero con tutto l’annoiato cuore che mio figlio sia come lui…Leon siede accanto a me, più e meno, idee giuste, valori a prova di rossa superficialità…è felice, è sempre Leon, è un bel poster troppo azzeccato come luce e posizione per essere spostato…e la new entry che c’entra? Discrepanze e\o lamentele? Questo il punto…niente…quindi camera sull’uno…cosa non va qui? Mancanza di sintonia con almeno una frequenza radio e conseguente delirio di onnipotenza e collettivizzazione del disagio esistenziale? Inadeguatezza al contesto storico temporale? Seghe mentali di una notte di mezzo inverno? Leon è da invidiare, Leon ha equilibrio, o almeno sembra…e poi comunque ci soffre lui, questo è anche un posto brutto, ma lontano eoni dal suo nirvana tra felici mucche ruminanti e verdi pascoli, senza buche o lupi che lui già non conosca…Leon potrebbe essere un santone mediatico, e io il suo profeta, potrei seguire chi come lui non ha vestiti sgualciti, e si muove con strafottente lentezza tra clacson lontani…incanali la tua vita in quelle due o tre cose, e scorri, quasi senza dubbi, le hai spalmate sulla pelle…e chi sono io per criticarti…sei una bella persona…

luci ancora sull’uno complessato…magari su questa cima ci sono venuto con i miei polpacci da lattante, magari Nietzsche è il classico fallito scoppiato che ha scritto solo per celebrare la sua razza di ulteriori scoppiati…e questa fame, forse è stupidità, è aver perso in partenza, nata da spalle forti e morta tra braccia rugose…è così intollerabile intrappolare l’ombra del multiforme che appaghiamo? Vale così tanto il nulla siderale di cui ormai provo angoscia? Sono già cresciuto troppo…e non agisco…io faccio, magari illogicamente, con tutto il possibile impegno e dosi massicce di pacche sulle spalle…cercando quelle redini che il quotidiano non può darmi, sforzandomi imprevedibile, concretamente e sensatamente imprevedibile…prendete un’esteta menefreghista, e avrete un’idea…vita mattone dopo mattone, testa libera e ipercinismo cronico, non vogliamo adeguarci né accontentarci né fermarci, stop sirenette bucate, e sguardo fisso e duro perché con quel luccichio tra le lacrime..ha controllo, conscio e vaccinato…il no sense più pulsante e tranquillo della storia…e vuoi un auditorio, i riflettori lasciali a chi, dal pubblico, si fa imboccare, prenditi i loro brividi, diventa un noi…un buono è un dannato spreco, Leon è uno spreco, Leon sarà un bel ricordo…magari con serie tv annessa ed edizione tascabile…un riferimento a piè pagina con l’alpha e l’omega scritte in stampatello…fama, fratelli e sorelle del futuro color acciaio…flash…no, grazie…ho altro per figli, nipoti, progenie, resto del mondo…l’immortalità nelle parole e nei gesti, l’aria calda che il mio corpo non mi darà più…un uomo, non un nome…solo allora mi parlerai…e io risponderò.

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Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi generalmente esperisce in forma sfusa ma, quando osa concentrarsi, scrive, pontifica, analizza. Oggetto dei suoi voli radicati arte, videogiochi, cultura e dis-società, egemonie, ludus e non eventuali. E’ persino dottore di ricerca in Sociologia, giusto per dare un inquadramento serio e serioso al suo profilo e per giustificare la sua tendenza a scarnificare l’anima collettiva. Il resto della storia, comunque, è anche affar vostro.

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