Carmen. L’Orchestra di Piazza Vittorio apre la stagione di Caracalla

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Carmen. L’Orchestra di Piazza Vittorio apre la stagione di Caracalla

Carmen: l’opera lirica francese per antonomasia scritta da Georges Bizet nel 1875. L’Orchestra di Piazza Vittorio: diciotto musicisti provenienti da dieci differenti paesi parlanti altrettanto differenti lingue. Quando la classicità dell’opera incontra la modernità dell’impianto multiculturale di OPV, il risultato non può che essere magico.

Già avevamo apprezzato la reinterpretazione del Flauto Magico del 2007, quando una piccola realtà di uno dei quartieri più controversi della Capitale – dove gli italiani sono una minoranza etnica – era ancora agli esordi del successo che sarebbe venuto da lì a poco. Una piccola Associazione Culturale, l’Apollo 11, nata con l’auto-tassazione di alcuni cittadini che ha creato posti di lavoro e relativi permessi di soggiorno per eccellenti musicisti provenienti da tutto il mondo.

Di strada ne hanno fatta e, oggi, godiamo di una magnifica reinterpretazione del classico francese nella suggestiva cornice delle Terme di Caracalla. La riduzione del libretto a un’ora e quaranta di spettacolo nulla toglie alla diegesi del racconto, anzi, induce lo spettatore a focalizzarsi sulla trama principale vestendola di uno spessore psicologico tipico di certa narrazione contemporanea. Don José, Carmen, Micaela e persino il variegato mondo nel quale si muovono, smettono i panni dei personaggi tout court e si avvicendano sul palco mettendo in scena se stessi. Perché la Carmen dell’OPV parla spagnolo, francese, arabo, sfrutta la multietnicità dei suoi componenti come escamotage per raccontare l’incomunicabilità di un amore impossibile, quasi una torre di Babele del sentimento.

Anche l’impianto scenografico, costituito da elementi tipici del mondo gitano e una grossa impalcatura al centro del palcoscenico sulla quale si erge il coro, come sospeso in aria, testimone di questa storia e di mille altre storie dallo stesso sapore dolceamaro.

Nota di merito va alla protagonista femminile, una Cristina Zavalloni al settimo mese di gravidanza (tanto da integrarne lo stato nella vicenda) in evidente stato di grazia capace di rendere, sia per capacità vocale che per presenza scenica, la sensualità sfrontata della Donna.

L’Orchestra di Piazza Vittorio rappresenta oggi una delle realtà più interessanti del suo genere, capace com’è di coniugare sonorità che spaziano dall’etnico alla musica elettronica – splendida la reinterpretazione della celebre aria Habanera -, lode quindi a LES NUITS DE FOURVIÈRE/ Département du Rhône, all’Opéra Théâtre de Saint-Étienne e alla Paco Cinematografica per averne intuito le meravigliose potenzialità.

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Alice Ungaro
Alice Ungaro
Gravita nel mondo dello spettacolo e dell’audiovisivo sin da piccola, manifestando capacità organizzative e di leadership che la conducono velocemente dall’altro lato della camera. Fermamente convinta che lavorare con passione sia l’unico modo di lavorare, ha fatto dei suoi interessi il suo “core business” specializzandosi nell’organizzazione eventi e nella comunicazione.

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