Storia di lei e di lui al Teatro Belli

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A caccia della naiade dei mari del sud, pescata nelle vesti di una sommozzatrice, poco prima dell’era greco-romana. L’avventore di un’osteria la introduce fra le pagine di un block-notes e l’abitudinale bottiglia di birra. Un disertore in jeans e t-shirt alla ricerca di tesori nel mezzo dei detriti e di una barca sgangherata (umidità fra e nei secchi in scena), riesce a trovarne uno prezioso e se ne innamora. Ma la donna, che lo schernisce a più riprese, non è la classica naiade aggraziata; ella dimostra, nello sconcerto delle rivelazioni, di non aver esplorato solo quel mare e di conoscerle bene le bestie marine, di una in particolare ne ha serbato il ricordo più voluttuoso che le inebria i sensi e le solletica la lucida pelle lunare. Lei lo adorna di esaltante fertilità, sottintendendo ripetutamente al suo enorme fallo; lui si batte per l’avventura, alla scoperta della terra circostante, nonché di lei, ambigua evocatrice di sogni, giocatrice di palle, fra sotterranei e galere umide, schiudenti varchi sulla soglia della deflagrazione dei sensi. I due amanti si contemplano attoniti, si attirano, si rimirano, piegati nel segno dell’avventura frenetica e palpitante. E quando un nuovo miraggio si apre sugli occhi della favola della perenne ricerca, i fati finalmente si unificano.

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Scritto e interpretato da Giacomo Sette, lo spettacolo “Storia di lui e di lei”, diretto da Giulia Fiume, brilla d’intuizioni scoprenti zeli nei dialoghi; il punto di forza è proprio nel confronto svelto ed operoso fra il disertore e la “morgana” sommozzatrice, interpretata con rilevante bravura dalla giovanissima attrice Nika Perrone, mentre affiorano lacune e disorganicità contenutistiche nel momento in cui la suggestione ha bisogno di legarsi profondamente ad esse per non restare definitivamente sospesa. Ed è proprio questa la sensazione che dà lo spettacolo, impreziosito dall’introduzione (dal sapore di una ballata d’osteria di tempi antichi) e la chiusura del bravo Ettore Cassetta, quella di uno spaesamento occulto che sembra guardare con il sorriso all’umorismo di un Jerome K. Jerome, innestato nelle soppesate tentazioni falliche (come non pensare a sprazzi anche a I Racconti di Canterbury di Geoffrey Chaucer), laddove il sesso è il tema fondamentale, colmato in anfratti di cavernicola poesia. Una favola moderna e contemporanea che guarda sottecchi alla storia, all’arcaicità perpetuante di una società bigotta e inetta, fra molte, troppe allegorie, ritemprate nell’arguto battibecco, spifferante ipocrisie, quelle, sì, ai più riconosciute.

 

 

Scritto da Giacomo Sette

Diretto da Giulia Fiume

Illuminato da Dafne Rubini

Interpretato da Nika Perrone, Ettore Cassetta, Giacomo Sette

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