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L’ultima lettera l’avrebbe nascosta nel ripostiglio insieme alle altre, e lì l’avrebbe custodita come un’ostia, che in periodi di quaresime e digiuni, di penitenze e genuflessioni, le bastava aprire il domestico ciborio per essere inondata dalla consolante beatitudine di Amore.

 

coverCi sono alcuni personaggi della letteratura che, almeno in un primo momento, è difficile etichettare col ruolo di eroi: schivi, solitari, sembrano incapaci d’azione e reazione e, quindi, di poter in qualche modo raccontarci una storia. Il postino di Girifalco è così. Il suo nome nemmeno lo conosciamo, ma non ci importa perché egli è il messaggero, dedito ad aprire, leggere, copiare e catalogare le lettere destinate ai paesani, una sorta di topografia segreta della parola. Poi a un certo punto, questo “vizio” che, a dirla tutta, proprio innocente non è, si tramuta in missione: svelare e ricongiungere due sfortunati amanti e salvare Girifalco dai traffici di un sindaco corrotto.

Una storia che ha il sapore dolce di una favola, grazie ai tratti delicati di un personaggio apparentemente dimesso e che porta in sé molte delle inquietudini del vivere comune, vite non proprio come le avevamo immaginate, sottese alle grandi leggi di Destino. Eppure questo nostro eroe, quasi inconsapevolmente, si erge a deus ex machina del microcosmo di Girifalco e, con il suo talento non solo nel ricopiare qualsiasi tipo di grafia, ma anche attraverso la capacità di intuire il segreto volere dei suoi compaesani, porta nelle loro vite giustizia e felicità ove possibile.

Era ancora innamorata? Forse no, che lei è una donna pratica e attenta, e invece per innamorarsi talvolta bisogna distrarsi un poco e lasciarsi alle spalle il piano della vita.

Perché talvolta l’amore nasce nella distrazione. Succede.

Le donne di Girifalco incarnano diversi archetipi femminili, ma sicuramente il sentimento più forte che smuovono, è quello del desiderio. Un desiderio talmente potente da assumere i connotati dell’ossessione, avulsa dalla probabilità dell’incontro e quindi eretta a icona sacra, oppure esplicitata nella consumazione dell’atto, il quale comunque non è mai possibile fuori dal talamo nuziale.

Al di là dell’originalità di un’opera prima, finalista al Premio Italo Calvino 2013, di cui la Nutrimenti Edizioni ancora una volta ne intuisce le potenzialità, degna di nota è la fusione tra lingua e dialetto in un’osmosi perenne che rende fluida la lettura e ne impreziosisce il frutto, ergendosi a metafora assoluta di quel misterioso potere della parola di insinuarsi nelle trame di una storia, di tutte le storie, della Storia.

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Alice Ungaro
Alice Ungaro
Gravita nel mondo dello spettacolo e dell’audiovisivo sin da piccola, manifestando capacità organizzative e di leadership che la conducono velocemente dall’altro lato della camera. Fermamente convinta che lavorare con passione sia l’unico modo di lavorare, ha fatto dei suoi interessi il suo “core business” specializzandosi nell’organizzazione eventi e nella comunicazione.

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