Il Cantico di Pietra – Intervallo-Primo allegro pensiero di un verme psicopatico

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Il Cantico di Pietra – Intervallo-Primo allegro pensiero di un verme psicopatico

Immergermi nel rapace oro del prefissato schema, appena sorto dall’orizzonte copia, di una copia, di una copia, di una copia, di una copia…nella siliconata speranza che quello sarà il momento, che le acque rotte apriranno lo show per l’entrata dell’irripetibile fiocco di neve, pronto a librarsi dal freddo involucro che, ormai, ha stancato lo spettatore medio, budda del focolare domestico contemporaneo…posso ripetermi questa filastrocca per chiudere gli occhi ad ogni risveglio…posso ribellarmi, anarchico e profetico, nel mio piccolo mondo con tutti i comfort necessari…niente che non possa risolvere con il giusto mix di individualistica massificazione…e puff, la parata funebre delle insicurezze è servita, per il dolce sgozzate il prossimo, prego…siamo maledetti uomini in potenza che conoscono fin troppo bene le proprie necessità, sono sull’agenda e le odio le odio le odio le odio…

doveri che distolgono da inscatolate utopie, prese all’ultima offerta del mini-market, tanto comodo e vicino che posso uscire in pigiama…e mi trovo igienicamente spaesato in quel tempo libero per cui lotto sanguino sogno seguo accumulo e nel cui mercato mi aggiro famelico stordito presuntuoso sbavante armato, tra distributori automatici di risposte oscure ma chiare, morbide ma affilate…è l’egoistico eden, dove, tolta la cravatta che già un sapiente fallito attorciglia al mio collo, creo ciò per cui difenderò me stesso, dinanzi a corti in cui non credo, a una coscienza che cambia a ogni pulsante che il dito schiaccia…giocando a fare dio…uscirò di casa in questa indipendenza conquistata dall’illusione, in nome di frontiere che potrei anche solo immaginare, tanto mi piacciono le fiabe che chiunque a qualsiasi ora mi racconta…non devo neanche chiedere di tenere accesa la luce…e essere amico di tutti, sfoggiare il sorriso intingendolo di malinconia per renderlo determinato, almeno per andare oltre la puntata pilota…correre tenendo il fiato e offrire l’aponia atarassica di un Epicuro sotto sedativi…e mostrare che non sono uno spaventato bimbo su un toro meccanico di una squallida fiera, ma uno splendido cavaliere il cui mento appena imbevuto di barba sfiori la criniera, schiava del mio vento…magari bianco, dall’alito fresco e, a scelta, rasta o palestrato…perché farò tutto quello che voglio fare…e vedrò tutto ciò che sogno di vedere…e non sarò il solito sfigato che derido nell’affresco dell’odierno, costruirò un senso…e sì, sarà adesso, almeno fino a quando le scale di casa mi grazieranno, fino al momento in cui tutti noi ottimisti perbenisti confluiremo nel grande fulcro vitale che chiamiamo civiltà…quanti miliardi di lingue differenti…almeno quanti sono gli idioti sprecati che, invece di partorire parole attorno a un fuoco, fanno solo qualche smorfia aprendo occhioni e gesticolando con mani afflitte di pratica amnesia…

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Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi generalmente esperisce in forma sfusa ma, quando osa concentrarsi, scrive, pontifica, analizza. Oggetto dei suoi voli radicati arte, videogiochi, cultura e dis-società, egemonie, ludus e non eventuali. E’ persino dottore di ricerca in Sociologia, giusto per dare un inquadramento serio e serioso al suo profilo e per giustificare la sua tendenza a scarnificare l’anima collettiva. Il resto della storia, comunque, è anche affar vostro.

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