#RoadtoWorldCup, il cinema nel pallone aspettando #Brasile2014

“Dolce Pinocchio”. Con Astra Roma Ballet al Teatro Vascello
9 Giugno 2014
Kasabian a Roma per la presentazione del nuovo album!A breve l’intervista a Pizzorno e soci!
9 Giugno 2014

#RoadtoWorldCup, il cinema nel pallone aspettando #Brasile2014

Da Fuga per la vittoria all’Allenatore nel pallone, i film che hanno esaltato il gioco del calcio

C’è sempre stato qualcosa che non è tornato tra il pallone e il cinema, tra il calcio e la settima arte. E’ un rapporto plurisecolare, visto che il primo film sul football in senso europeo risale al 1911, Harry the Footballer, 11 minuti del regista Lewin Fitzhamon in cui una stella era rapito dalla squadra avversaria e salvato dalla ragazza. Eppure è un rapporto che non ha mai dato i suoi frutti. Film memorabili sul calcio ce ne sono pochissimi, a differenza di altri sport come il pugilato, il basket, il football. Colpa del campo troppo lungo, che rende l’immagine statica, e dei tempi di gioco, lunghi e continui, adatti alla diretta tv e non al montaggio cinematografico.
Certo, anche grandi registi come Rainer Werner Fassbinder vi si sono dedicati, come in La paura del portiere prima del calcio di rigore, ma spesso si usa il calcio per parlare di altri, di questioni socio-politiche, come Ultimo minuto di Pupi Avati, o intime, come L’uomo in più di Paolo Sorrentino. Fare un film prettamente sportivo, in cui l’emozione del pubblico nasca prevalentemente dal campo è difficilissimo. Però, se ti chiami John Huston, può riuscirti il miracolo: Fuga per la vittoria (Victory) nel 1981 irrompe sugli schermi raccontando la partita tra un gruppo di comandanti nazisti e i prigionieri che preferiscono restare in campo per provare a ribaltare una sconfitta piuttosto che fuggire come da tempo preventivato. Un film che per chiunque ami il calcio è un brivido di due ore: Pelè (e una rovesciata da cineteca), Stallone che para un rigore, Ardiles, Bobby Moore e altri campioni per un film di lacrime e sudore, come ogni vittoria che si rispetti.

528912-22689172-2560-1440

Le commedie invece si sono dimostrate più propense a rapportarsi con il pallone: vizi e virtù del calcio edei calciatori, di tifosi e allenatori sono un campionario perfetto per ridere. E se la casa del calcio, l’Inghilterra, ha firmato un piccolo gioiellino come Febbre a 90°, commedia tratta da Nick Hornby in cui Colin Firth riviveva l’anno vissuto pericolosamente come tifoso dell’Arsenal nel campionato ’88-’89, deciso all’ultima giornata da uno scontro diretto con il Liverpool che aveva rimontato molti punti nel corso del girone di ritorno, l’Italia risponde con un cult di serie B che è cresciuto negli anni: L’allenatore nel pallone di Sergio Martino, in cui uno strepitoso Lino Banfi è Oronzo Canà, vulcanico allenatore della Longobarda che deve lottare contro tutti per restare in serie A. Tormentoni, sequenze imparate a memoria e un’ultima partita contro l’Atalanta che, nel suo piccolo, è tra le migliore sequenze calcistiche del cinema italiano (grazie ad Aristoteles e al mitico commento di Nando Martellini).

italia_grosso_mondiali_2006

Ovviamente il discorso è molto diverso se si parla di biografie o documentari: la quantità di storie che nascono dal calcio è enorme e i cineasti del reale ne possono pescare a piene mani (come Vincenzo Marra in Estranei alla Massa). Il maledetto United di Tom Hooper, tra i migliori film recenti sul pallone, in cui Michael Sheen è Brian Cough, allenatore chiamato ad allenare il Leeds nei gloriosi (per la squadra) anni ’70, nonostante odi città, squadra e dirigenza, e Il profeta del gol, documentario di Sandro Ciotti su Johann Cruyiff, l’uomo che fece emergere dal nulla l’Olanda portandola in 4 anni a due finali mondiali e un terzo posto europeo, sono due esempi lampanti. Ma per un amante di storia del calcio, i film ufficiali sui mondiali sono sempre fonte di gioia, ricchi di immagini e ricordi che in questi giorni prima del mondiale tornano sulle televisioni, nonostante, a differenza delle olimpiadi non godano mai di vero spessore cinematografico: se il migliore forse è Hero, dedicato a mondiali messicani del 1986, in cui emergevano i ritratti di Hugo Sanchez e Diego Armando Maradona (che vincerà il torneo con il gol più bello di tutti i tempi e con la mano di dio), gli italiani ne hanno 3 nel cuore. G’olé, con la vittoria dell’Italia di Bearzot in Spagna nel 1982 e l’urlo di Tardelli che commuove ancora, Notti magiche, in cui sulle note di Moroder, Bennato e Nannini si rivive Italia ’90 e La grande finale, diario dell’ultimo trionfo azzurro, datato 2006 in Germania. I rigori e la testata di Zidane certo, ma è la corsa di Fabio Grosso, dopo il gol che sblocca la semifinale con la Germania a 1 minuto dai rigori (e a cui seguirà un altrettanto esaltante gol di Del Piero) a stamparsi nella mente degli italiani, cinefili o no. Nella speranza che la storia si ripeta il 13 luglio.

Comments on Facebook
Emanuele Rauco
Emanuele Rauco
Nato a Roma il 18 luglio del 1981, si appassiona di cinema dalla tenera età e comincia a scrivere recensioni dall'età di 12 anni. Comincia a collaborare con il giornalino scolastico e, dopo aver frequentato il DAMS di Roma 3, comincia a scrivere per siti internet e testate varie: redattore e poi caporedattore per il sito Cineforme, ora Cinem'art Magazine, e per la rivista Cinem'art, redattore e inviato per RadioCinema. Inoltre scrive per Four Magazine, di cui è caporedattore, e altre testate on line ed è curatore di un programma radiofonico su cinema e musica, Popcorn da Tiffany su Ryar Radio. Collabora per le riviste Il mucchio e The Cinema Show – primo mensile cinematografico per iPad – e per il quotidiano L'opinione. Alcuni suoi scritti sono stati pubblicati su saggi e raccolte critiche, tra cui la collana Bizzarro Magazine di Laboratorio Bizzarro ed è spesso ospite in trasmissioni radiofoniche e televisive come Ma che bella giornata o Square e I cinepatici di Coming Soon Television. Ha un canale di youtube in cui parla di cinema, spettacolo, cultura e comunicazione.

Comments are closed.