In autunno Di Luzio, Di Sarno e Pastore in “Ognuno quello che ha”, debutto romano

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Anteprima romana e serata unica per “Ognuno mette quello che ha” con tre protagoniste femminili: Gabriella Di Luzio, Giò Di Sarno e Sara Pastore.  In scena come autrici dei testi e registi del lavoro che ha debuttato in Umbria, poi in Campania ed ora nel Lazio, il 29 maggio scorso al Flapper di Roma (via Saluzzo). Di Luzio e Di Sarno rappresentano in scena quello che il mojito è per le movide metropolitane. Lo bevi d’un sorso e ti riscaldi.

Cosa può accadere mentre si attende per fare un provino che forse ti cambierà la vita? Sfilano le convocate, una ad una, bisogna attendere il proprio turno. La tensione è alta, si è tutte concorrenti, gli sguardi diventano di sfida, i veleni sono simpaticamente ricambiati. E, se poi ci si conosce… o si proviene dalla stessa “terra” allora il tempo è ucciso affilando le lame dei coltelli. L’altra non è migliore di me. Ciascuna svela il proprio vissuto, i drammi ed i fallimenti. Ognuna evita di sembrare per quello che realmente è. La maschera dell’arte copre un bagaglio di delusioni o sconfitte sociali.

ognuno mette quello che ha2 (1)La “vocina” della Pastore rende un bel tributo a “Memory” (composto da Andrew Lloyd). Una canzone che immobilizza sulle sedie, davvero una gran bella interpretazione. Qui è Conny da “Incoronata” che suonerebbe troppo decadentemente popolare. Con quelle sue espressioni, quella mimica di tenerezza ti convince che le gag possono arrivare perfino a soppiantare anche il canto. L’attrice, dai lunghissimi capelli, diverte molto in scena facendo da spalla al duetto delle partenopee. Si, perché sia Giò Di Sarno che Gabriella Di Luzio, sono della città del Vesuvio pur vivendo da anni a Roma. La prima è reduce dal musical “Cantanapoli” e dal noto programma tv “Millevoci” di Gianni Turco oltre che pluripremiata per la sua attività artistica. Non ultimo il premio Canova ricevuto con l’ex Ad Moretti di Trenitalia. E il mese scorso ad un’asta di beneficenza (condotta dal noto avvocato Antonella Sotira) una copia del suo ultimo cd (di prossima presentazione al pubblico) è stato battuto per ben 150 euro. Un colpo musicale che l’ha inorgoglita. Nel suo futuro, tanti progetti e scelte professionali importanti. In questo lavoro è Ruby. Una parodia nella prima parte che rende ridicole le donne sottomesse, ma lanciando pure frecciate al famoso caso di cronaca politico-gossipparo. Nel secondo momento scenico Giò veste i panni seriosi di “Assunta”. Le paillettes o lustrini o boa colorati che siano li lascia a Conny e Nancy. Fresca galeotta in libertà si gioca la carta dello spettacolo. La prova del carcere l’ha resa dura, ma continua a crederci in un futuro diverso. A luci basse narra il suo calvario. Amante per un uomo che la mantiene in caldo, la illude, la lascia, la rinvia a tempi migliori. Mente come tanti. Ma Assunta arriva fino in fondo ribaltando il femminicidio. E’ estate vuol fargli una sorpresa. Sa che lui è solo, o almeno credeva…il resto è chiuso dalle note forti di “Sognando” di don Backy. Da pelle d’oca. Il suo prossimo lavoro discografico è la prova piena di cantautrice. Il suo “terzo figlio” in termini di amore per la sua nascita. Ve la ricordate anni fa quando cantava “Maracaibo”?

Di Luzio, di felliniana memoria raggiunge una maturità artistica senza precedenti nella sua carriera, confermandosi nel panorama partenopeo tra le interpreti migliori della prosa italiana. Oltre alle scene ha calcato pure l’attività letteraria con tre libri, l’ultimo di imminente uscita dopo “Rapsodia degli amori perduti” (2012) presentato con un’altra bionda, cara al maestro di Rimini, Sandra Milo e “La morte ha bussato alla mia porta” (2010) di Graus Editore. Una bionda esplosiva, sensuale, che darebbe filo da torcere a qualsiasi attrice. Napoletana residente a Roma, è riuscita a sfidare generi diversi mantenendo ferma la propria bravura, dall’avanguardia a BrechtViviani. E’ stata diretta da Federico Fellini ne “La città delle donne” ed in “Ginger e Fred”, ma ha lavorato pure accanto a Monica Bellucci in “Malena” con il premio Oscar Giuseppe Tornatore. Soprannominata “l’ultima sciantosa” ha lavorato con tutti i grandi del teatro dell’ultimo Novecento, da Mario Scarpetta a Mario Merola ed ai fratelli Beniamino e Rosalia Maggio. In “Ognuno mette quello che ha” è Nancy Luxor, vanitosa, prorompente. La bella vita, già la vita, che inizia per necessità. E’ la signora della scena, comincia a raccontare la storia e resti fermo. Una memoria di ferro, un fiume di vocazione artistica ampiamente premiato dal pubblico. Richiesta da giornalisti e cultori del grande Fellini è sicuramente quella che meno di altre pur avendoci lavorato ha preferito vivere in silenzio quel rapporto artistico.

Dopo il Flapper romano fervono ora i contatti per allungare il calendario delle tappe in programma per far girare “Ognuno mette quello che ha” nei teatri italiani e rassegne estive. Il mio giudizio è di vederlo, per poi … giudicarlo. E’ uno spettacolo che toglie la maschera all’ipocrisia delle relazioni in rosa.

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