Il Cantico di Pietra Quarto Domani

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Il Cantico di Pietra Quarto Domani

"Åsgårdsreien" (1872) Peter Nicolai Arbo Galleria nazionale di Oslo

"Åsgårdsreien" (1872)  Peter Nicolai Arbo  Galleria nazionale di Oslo

“Åsgårdsreien” (1872)
Peter Nicolai Arbo
Galleria nazionale di Oslo

Belli questi soldati perfetti. Belli davvero. Mostri. Li puoi riempire di nanomacchine, droghe, condizionamenti artificiali. Puoi renderli mortali quando ancora belano nella culla. Puoi imbastirci duelli tra immortali da eterno sold out. Ma non puoi portarli arrivare ad un livello superiore. Quel livello, comprendi fratello? Quello del fare ciò che si deve fare, un onesto lavoro di civica ristrutturazione. Non una pioggia perfetta, man. Io parlo di una voragine in grande stile. Parlo della nascita di montagne. Non della fioritura di smielati fiori alla candeggina. Non di alzare il livello della mediocrità. Parlo di evoluzione, evoluzione alla vecchia maniera, vecchio mio.

Vedi amico, io non sono uno di quegli eroi tutto urlo e mosse speciali. Tipo flash, il nemico si spezza in due, e la mia ombra su sfondo rosso in lontananza. Io sono più come una legge naturale, che ha tutta la calma necessaria per compiere il proprio corso. Io non ti strabilierò, non farò coreografie per appagare il tuo gusto estetico marziale. Io non sono un fulmine. Io lavoro più come l’acqua, comprendi man?

Sono lento. La mia abilità sta nell’incassare, e mantenere lo sguardo fisso sulla preda.

Che questa sia tutto, niente…tu.

Non ti accorgi di me

e non sai quanta pena mi fai.

 

Udì rullanti e madrigali incorniciare una cavalcata profumata di gesta, e sentì l’intenzione che giustifica l’epica e il disonore, udì i cori dei miti e del mondo intrecciarsi su onde di potenza dietro gli zoccoli e il vento dell’inevitabile, contrario, domato. Udì una forza nuova corrodergli le paure, salendo ignorante lungo le vene fino ad annebbiargli la testa. I muscoli della mente si gonfiarono, e tutto gli parve così semplici e alla portata, un’ancestrale bdimensionalità da comandare urlando un canto eterno di rabbia e maestosità.

 

Basta così. Vedi come ci sentiamo, o facciamo in modo di sentirci?

E…bellissimo…

Sì, è fragrante come ambrosia e gresco come la rugiada d’un mattino di gloria.

Lo so.

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Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi
Enrico Gandolfi generalmente esperisce in forma sfusa ma, quando osa concentrarsi, scrive, pontifica, analizza. Oggetto dei suoi voli radicati arte, videogiochi, cultura e dis-società, egemonie, ludus e non eventuali. E’ persino dottore di ricerca in Sociologia, giusto per dare un inquadramento serio e serioso al suo profilo e per giustificare la sua tendenza a scarnificare l’anima collettiva. Il resto della storia, comunque, è anche affar vostro.

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