Incompresa | Recensione del film di Asia Argento

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Incompresa | Recensione del film di Asia Argento

Il film di Argento stona spesso, nonostante le buone intenzioni

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Forse il fatto che non ci sia stata la consueta conferenza stampa con l’anteprima rende la consapevolezza dell’atteso flop cinematografico del nuovo lavoro di Asia Argento. E’ tra le attrici più brave nel borsino internazionale, ma dietro la macchina da presa trasforma il set in un lettino su cui raccontare le proprie ossessioni. Ma il papà Dario ha già smentito, “è tutta fiction”, come a dire non pensiate che sia stata quella l’infanzia di mia figlia. Se pure fosse mi aspettavo molto peggio. Il finale potrebbe smentirlo ma pure dare ragione al grande papà di Profondo Rosso. Vero o falso, questo però importa molto poco. Sì, avete capito bene. Non mi interessa e nemmeno a voi ne sono sicura, di sapere se la trama è una storia inventata o vera. Ci interessa la rappresentazione della storia, che annoia profondamente nonostante sia interpretata da due bravissime bambine. Aria ha 9 anni, ha il volto di Giulia Salerno (si prevede un futuro da star) e personifica la psicopatologia depressoide-distruttiva dell’adulto che guardandosi indietro si giustifica dicendo: “bè lo capite chi ero un tempo e cosa ho vissuto?” Il salto della conferenza stampa è stato indicativo: niente domande, si finirebbe sul personale. Nel cast due riuscite odiosissime interpretazioni portate agli estremi: Gabriel Garko e Charlotte Gainsbourg.

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Incompresa è stato presentato al Festival di Cannes nella sezione Un Certain Regard e arriverà nelle sale italiane il 5 giugno con Good Films. Simpatico il cameo di Anna Lou Castoldi, qui Donatina, viso tenero, dolce, è la figlia avuta dalla regista con Morgan. Originale la comparsa di Max Gazzè che distrae per qualche minuto con leggerezza. Mentre un grandissimo Gianmarco Tognazzi fa la sua bella parte, è lui il futuro del cinema italiano, il migliore interprete a teatro e sul set. Sempre più bravo ma da solo non può lanciare la ciambella di salvataggio al narrato argentiano. Ma a chi è rivolto il film? Per i bambini è assolutamente proibitivo, per gli adulti è l’aberrante fotografia di un’infanzia a cui si è dato l’ergastolo nel proprio Super-Io. Avete presente Noi i ragazzi dello Zoo di Berlino? Ecco, in versione carbonara romana. Asia, non si può usare la pellicola come il lettino dello psicologo. Al botteghino non pagheranno per ascoltarti. Il passaparola non perdona.

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